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Le aziende e il rischio, tra minacce nuove, emergenti e tradizionali

Il convegno sul tema, organizzato da Insurance Connect, è stato un confronto tra aziende, compagnie, intermediari e istituzioni. Tra analisi di rischi reali e percepiti, l’obiettivo all’orizzonte è quello di mettere a sistema la cultura, l’informazione e la formazione

18/06/2014
Un approccio ancora poco maturo e, se non fosse pericoloso, si potrebbe dire quasi ingenuo. È questo il quadro dell'attenzione che la maggior parte delle aziende italiane presta ai rischi di ogni tipo: nuovi, emergenti e tradizionali. Certo, esistono le eccellenze, ovvero le grandi aziende, multinazionali, colossi dell'energia, delle infrastrutture, del manifatturiero, ma che rappresentano appena lo 0,1% di tutto il tessuto industriale italiano. Il resto, come si sa, sono piccolissime aziende, oppure Pmi. Cosa fare per salvaguardare un patrimonio che per l'economia italiana è semplicemente inestimabile? La risposta affidarsi alla buona sorte" non vale. Catastrofi naturali, interruzione di attività e perdita di dati sensibili non si evitano con la fortuna: serve un piano strutturato di gestione dei rischi aziendali, che contempli anche polizze assicurative adeguate. E, soprattutto, serve una valanga inarrestabile di cultura, informazione e formazione. Il convegno organizzato il 17 giugno a Milano da Insurance Connect, intitolato Le aziende e il rischio - Minacce emergenti e soluzioni possibili ha cercato di analizzare proprio questi fattori, offrendo spunti, squadernando problemi e facendo confrontare tra loro i componenti di quello che dovrebbe essere un sistema, in cui però non passa la comunicazione. L'evento, patrocinato da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Asseprim, Ania, Anra, Cineas e Ugari, ha quindi messo al centro l'approccio delle aziende all'evoluzione dei rischi.

STRUTTURARE IL TRATTAMENTO DEI RISCHI 
È stata proprio la prima tavola rotonda, moderata come tutti gli altri momenti del convegno da Maria Rosa Alaggio, direttore delle testate di Insurance Connect, a evidenziare gli aspetti che concorrono a far evolvere il pericolo e cosa rende oggi i rischi più complessi e difficili da affrontare. Dal punto di vista dei risk manager è emerso come, oggi più che mai, sia richiesta una strutturata analisi di impatto dei danni, un approccio coordinato e razionale, che però si scontra con l'attuale situazione: il 90% delle aziende piccole non ha un risk manager, poco meglio per le medie (82%). È urgente, quindi, esaltare la sensibilità sui rischi più strutturati non sempre assicurabili: rischi di processo, compliance, comunicazione, reputation. A tutto questo, secondo Cineas, si somma la necessità di avere una visione globale dei rischi, anche perché le micro aziende sono impegnate su scenari internazionali. Gli imprenditori dovrebbero avere un approccio proattivo, e capire che una buona pianificazione del rischio rende debitori più affidabili: è anche così che si combatte il rischio di credito che terrorizza le nostre Pmi. 

IL BROKER, ULTIMO ANELLO DELLA CATENA 
In questo contesto bisogna capire quale sia la capacità dei broker di incontrare le esigenze delle aziende. Le Pmi restano ai margini, con un'inconsapevolezza ancora troppo forte, che fa pensare a una debolezza degli intermediari nell'avvicinare questo segmento di clientela: certo la crisi incide, ma forse non è determinante.
Oggi, conferma Aiba, tranne alcune lodevoli eccezioni, il broker interviene solo all'ultimo anello della catena, cioè negli aspetti assicurativi. Ma questa catena è cortissima: la Pmi non si pone il problema del rischio, al massimo si assicura, non fa prevenzione e programmazione. Il ricorso all'assicurazione è spesso gestito male o in modo insufficiente, ma d'altra parte il broker lamenta la difficoltà di trovare la polizza giusta sul mercato: c'è troppa standardizzazione nell'offerta. Tuttavia ci sono alcune leve che fanno destare l'attenzione, secondo Asseprim: il rischio compliance (legge 231 sulla responsabilità amministrativa, la privacy); le continuità del servizio, la riservatezza dei dati e il rischio reputazionale. Su questi punti il mercato assicurativo dovrebbe essere più attivo e promuovere il rischio. Ma anche dare degli strumenti. 

CONSAP E IL FURTO D'IDENTITÀ 
Un'iniziativa interessante arriva direttamente da Consap, la concessionaria di servizi assicurativi pubblici, che sta mettendo a punto un sistema per fornire in tempo reale alle istituzioni finanziarie le informazioni per tutelarsi dalle conseguenze del furto di identità. Lo strumento sarà operativo dai primi mesi dell'anno prossimo e coinvolgerà banche dati operative, tra cui Inps, Inail, ministero dell'Interno, con l'intenzione di coinvolgere anche l'archivio assicurativo integrato antifrode. Si tratta di un sistema pubblico che è al servizio dei privati, con un'architettura che gira sugli elaboratori del ministero dell'Economia, con garanzia di eccellenza. 

CYBER RISK: SE C'È IL RISCHIO C'È IL MERCATO 
Ed è proprio il furto d'identità uno dei risvolti di un rischio, quello informatico, che ha impegnato il dibattito nella prima parte del pomeriggio. Il cyber risk definito come rischio emergente: ma quanto è importante? Quanto è percepito? Se ne fa un gran parlare, ma poi nei fatti il mercato non sembra affatto maturo. Eppure, i protagonisti della seconda tavola rotonda hanno tutti concordato sull'esigenza di far capire urgentemente la serietà di questo rischio, perché "connaturato alla diffusione delle tecnologie", come sottolineato dal generale della Guardia di Finanza, Umberto Rapetto, uno dei massimi esperti di cyber crime. Il rischio informatico è all'ordine del giorno e senza confini. Durante il confronto è emersa persino l'esigenza di porre l'obbligatorietà di una polizza cyber, perché i danni dal traffico di informazioni è paragonabile a quelli del traffico su strada.
Una posizione che però si scontra con la nebulosa di dati che le compagnie hanno a disposizione: quantificare l'alea e la portata del rischio informatico è ancora troppo difficile e il mercato, almeno quello italiano, non sembra ancora maturo. La proposta di una legge ad hoc che indichi il perimetro del rischio e le ricadute, potrebbe aiutare il sistema ad affrontare la minaccia, ma sembra ancora complesso trovare una sorta di zoccolo duro del rischio cyber da cui poi far discendere le specializzazioni. 

RIPENSARE INSIEME I CONTRATTI ASSICURATIVI 
In chiusura della giornata, l'ultimo dibattito ha approfondito il problema del contratto assicurativo, mettendo a confronto gli addetti ai lavori e le aziende, che hanno osservato quanto ci sia ancora molto da fare nel definire contratti che sappiano incontrare le esigenze delle singole aziende nei singoli settori. L'impressione è che, da parte del mercato, ci sia una capacità di offerta trasversale, ma che ancora non si comprendano del tutto le necessità specifiche, soprattutto per quanto riguarda le Pmi. Il rischio, prospettato dai broker, anello di quella catena corta di cui si parlava in apertura, è che si stiano sottoscrivendo grandi rischi a prezzi troppo bassi, per venire incontro ad aziende che non conoscono la reale portata del pericolo. Se da un lato si parla di sotto assicurazione, dall'altro ci si trova di fronte a polizze ridondanti che non centrano il punto. Dal punto di vista delle aziende, questa volta di quelle grandi, servono risorse che però non danno un ritorno immediato e un forte commitment da parte degli azionisti. Per superare questi incagli è necessario che le parti facciano sistema abbandonando personalismi e tentazioni corporative. 

COSA RENDE I RISCHI ATTUALI 
Tra i grandi temi affrontati nelle tavole rotonde, c'è stato anche spazio per approfondimenti specifici, curati da Coface, Dual e Belfor su rischio di credito e insolvenza, responsabilità degli amministratori e dirigenti (D&O) e il momento del sinistro: qual è la relazione tra quantità del danno provocato e le capacità di copertura della polizza? Insomma, sono stati selezionati rischi importanti per capire in che modo si stanno evolvendo, cosa vuol dire rischio nuovo, emergente e rischio tradizionale, se c'è un livello di sensibilità diversa, e se esiste, infine, una spinta, non solo legislativa, che trasforma i rischi e li rende particolarmente attuali. 

A breve saranno disponibili i video degli interventi, mentre sul numero di settembre di Insurance Review troverete il resoconto dettagliato della giornata.

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