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L’Ania chiede una riforma di ampio respiro per l’Rc auto

Ricevuta in audizione alla Camera dei deputati sul ddl Concorrenza, l’associazione plaude alla riforma del sistema Card, ma auspica interventi anche sul bonus/malus e nell’antifrode

L’Ania chiede una riforma di ampio respiro per l’Rc auto hp_wide_img
L’Ania chiede al legislatore una riforma di ampio respiro per l’Rc auto, e plaude agli interventi sul sistema di risarcimento diretto. Il punto di vista dell’associazione è stato espresso ieri in occasione dell’audizione presso la commissione Attività produttive della Camera, dove è in discussione il nuovo ddl Concorrenza. In particolare, Umberto Guidoni (nella foto), co-direttore generale dell’Ania, ha valutato positivamente la proposta di modifica del Card (art. 31), che vorrebbe porre tutte le imprese operanti in Italia (quindi anche quelle estere) sullo stesso piano nella gestione dei sinistri Rca in regime di risarcimento diretto. “Riteniamo tuttavia fondamentale – ha però annotato Guidoni – prevedere un differimento dell’entrata in vigore della norma, almeno al 1° gennaio 2023”.

Infondati i timori per l’Rc moto, dice Ania

Guidoni ha escluso che l’estensione del sistema Card possa tradursi in un aumento dei prezzi per le polizze Rc moto, molte delle quali sono sottoscritte con imprese estere. Passando in rassegna i dati di Ivass, Consap e della stessa Ania, relativi ai sinistri negli ultimi 12 anni, Guidoni ha detto che “per la totalità del mercato e/o per una compagnia con un mix di veicoli in linea con la media di mercato, non ci dovrebbero essere vantaggi o svantaggi tecnici nell'applicazione del sistema Card”. A differenza di quanto avviene in altri Paesi europei, quali Francia e Spagna che hanno adottato in diverse forme il risarcimento diretto in Rca, ha detto Guidoni, oggi in Italia l’importo del sinistro Card, non può essere conosciuto dall’impresa mandante, la quale deve pagare all’impresa mandataria il cosiddetto forfait, ossia una somma fissata ex ante da un apposito Comitato all’inizio di ogni anno, che corrisponde al costo medio dei sinistri Card liquidati in precedenza.

Le linee di intervento proposte dall’associazione

Oltre al sistema Card, l’Ania ha proposto anche linee di intervento “per incidere sui fattori che possono determinare ulteriori riduzioni dei prezzi”, invocando, come accennato all’inizio, “ulteriori interventi strutturali da parte del legislatore per una riforma di ampio respiro”. In particolare, l’associazione ha indicato tre fattori di possibile miglioramento. Il primo riguarda l’attività antifrode che, ha detto Guidoni, “dovrebbe riguardare anche la fase assuntiva dei rischi, dato che da ricerche dell’Ania l’incidenza frodi sul totale delle denunce in Italia è circa al 10% rispetto al 4% in media dei principali. Il secondo punto riguarda l’attività di contrasto all’evasione assicurativa, “in quanto nel nostro Paese si stima che il 6% dei veicoli siano non assicurati (circa 2,6 milioni, ndr), contro una media fra il 3-4% dei principali paesi Ue”. Infine, l’Ania chiede una “profonda revisione” del sistema bonus/malus, “vista la sua inefficacia sia in termini di calmieramento dei termini, sia in termini di svolgimento della propria funzione educativa basata su un sistema di incentivi (bonus) e penalizzazioni (malus)”.

Approvare in fretta le tabelle sulle macrolesioni

Secondo l’Ania, l’obiettivo prioritario del legislatore “dovrebbe essere quello di realizzare una riforma del sistema Rc auto in senso più moderno, in grado di fare tesoro dell’esperienza e delle criticità osservate nel sistema attuale, anche al fine di abbassare i prezzi per gli assicurati e ridurre il peso della variabile territoriale nel costo delle polizze”.

L’auspicio finale, ha concluso Guidoni, è “che sia presto approvato il decreto contenente le Tabelle sulle macrolesioni, per la cui emanazione è stata anche recentemente rinnovata la delega ai Ministeri dello Sviluppo economico (per i valori economici) e della Salute (per la determinazione del valore delle lesioni). Tale provvedimento è infatti atteso da oltre 15 anni e costituirebbe un elemento cruciale per dare certezza al computo dei risarcimenti”.

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