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Cattolica, l’aumento non serve più

L’Ivass ha dato l’ok alla richiesta del cda di non dare seguito alla seconda tranche da 200 milioni di euro

Cattolica, l’aumento non serve più hp_wide_img
L’Ivass ha dato il suo ok a Cattolica sulla richiesta di non dare seguito alla seconda tranche di aumento di capitale da 200 milioni di euro, e che quindi non ci sarà.
Il cda della compagnia veronese ora passata al gruppo Generali, prendendo atto proprio del positivo esito dell’Opa lanciata dal Leone di Trieste “e della contestuale valorizzazione della quasi totalità delle azioni proprie precedentemente possedute da Cattolica, con conseguente ulteriore miglioramento dei margini di solvibilità della stessa Cattolica”, lo scorso 3 dicembre aveva deliberato di sottoporre alla valutazione dell’autorità di vigilanza “il venir meno della necessità di procedere all’esecuzione della II tranche dell’aumento di capitale sociale in opzione pari a 200 milioni di euro”.
L’Ivass, ieri, ha comunicato alla compagnia veronese di non ravvedere “elementi ostativi riguardo la decisione assunta da parte del cda”.

Cosa succede nel cda di Generali

Intanto nel gruppo di cui Cattolica ora fa parte, Generali, prosegue la battaglia tra i soci per l’elezione del nuovo board (prevista per fine aprile). Ieri si è tenuta una riunione del cda, nel corso della quale è stato “preso atto delle dimissioni dei consiglieri Francesco Gaetano Catagirone e Romolo Bardin”, si legge in una nota.


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