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Brexit, compagnie in ritardo

Due terzi delle società in Italia, secondo Stefano De Polis, non hanno completato il contingency plan

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Lo spettro di una hard Brexit si fa sempre più concreto. E le compagnie britanniche stanno correndo ai ripari per riuscire a salvaguardare il proprio business anche nell’eventualità di un no deal: già più di 30 società hanno aperto sussidiarie nell’Unione Europea per evitare qualsiasi tipo di rischio. Eppure, nonostante gli sforzi, tutto ciò rischia di non bastare. E pure l’Italia rischia di scontare un certo ritardo.
“Speriamo che ci possa essere un accordo che regoli il settore assicurativo e garantisca la continuità dei contratti: se a marzo non dovesse essere raggiunta alcuna intesa, ci stiamo preparando a una Brexit no deal”, ha affermato Stefano De Polis (nella foto), segretario generale dell’Ivass, alla rivista specializzata inglese InsuranceErm. In Italia si contano 126 operatori britannici, di cui 53 attivi nel settore: stando ai numeri dell’Ivass, due terzi di questi non hanno ancora completato il contigency plan per la Brexit. “Si tratta – ha aggiunto – di una procedura lunga e complessa: alcune imprese britanniche di medie e grandi dimensioni non sono pronte per marzo”. Sullo sfondo, ha ricordato De Polis, resta la possibilità di comminare multe o sanzioni: si tratterrebbe tuttavia di una soluzione difficile da attuare, visto che i destinatari sarebbero imprese straniere. “È una soluzione estrema – ha chiosato De Polis – e stiamo lavorando per evitarla”.

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