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L’Rc auto tra riforme, tecnologia e sostenibilità

La competizione sul prezzo rischia di portare il settore verso una spirale pericolosa, ora che il ciclo si sta invertendo. Serve un campo da gioco con regole chiare, capacità tecnica e continua attenzione al servizio. Il convegno di Insurance Connect ha fatto il punto sulla situazione di un comparto centrale per l’economia del Paese

12/11/2015
L’Rc auto resta un cantiere aperto. Difficile trovare una similitudine più abusata ma contemporaneamente più esatta per descrivere tutto quello che ruota intorno al concetto di responsabilità civile nella circolazione stradale. Guardando solo al profilo legislativo, come ha giustamente ricordato Antonia Boccadoro, segretario generale di Aiba, nel corso del convegno, ogni Governo (e in Italia, di solito, se ne alternano tanti nel corso di un’unica legislatura) mette mano alla Rc auto. Grandi riforme che spesso restano impigliate in qualche commissione, leggine per tamponare un problema contingente. O il colpo di coda di qualche sentenza che mette una toppa là dove il mercato aveva cercato di autoregolarsi, magari producendo qualche squilibrio. 

Tutto questo condiziona, in modo non sempre sano, lo sviluppo di un settore che è sempre più centrale nell’economia e nell’equilibrio di un Paese. E poi, certo, c’è il motore del cambiamento di ogni cosa, in questi anni: la tecnologia. Sono quindi riforme e tecnologia, i due poli attorno cui si è mosso il convegno di giovedì 12 novembre, organizzato da Insurance Connect, editore di questa testata, che anche quest’anno (terza edizione) ha dedicato una giornata al tema. Rc auto tra tecnologia e riforme, questo il titolo, al Palazzo delle Stelline di Milano, e moderato dal direttore di Insurance Daily, Maria Rosa Alaggio, è stato un evento altamente partecipato (oltre 300 persone) e ha costituito ancora una volta un momento di dibattito e confronto tra tutti gli attori del settore e società di servizi e di tecnologia che collaborano con le compagnie ormai lungo tutta la filiera dell’Rc auto. 

DA LIQUIDATORE A MANAGER DEI PROCESSI 
Scs Consulting ha presentato i dati riguardanti la ricerca realizzata per identificare le strategie e gli obiettivi che le direzioni sinistri stanno mettendo in campo.
In collaborazione con Insurance Connect, la società di ricerca ha proposto ai direttori sinistri delle compagnie italiane un questionario con domande mirate, che per il primo anno è stato sottoposto anche ai consumatori. I risultati hanno confermato quanto la gestione del sinistro sia davvero la cartina di tornasole della soddisfazione del cliente rispetto alla compagnia. Per il consumatore, l’assistenza è la fase che influisce di più sul giudizio. Tuttavia le compagnie stanno investendo molto anche sulla perizia pre-riparazione e sulla trasparenza verso l’assicurato, monitorando con più attenzione le carrozzerie fiduciarie e i centri cristalli, perché dai clienti sono percepiti come rappresentanti della compagnia. Il liquidatore, anche per questa ragione, sta mutando la propria funzione nella direzione del coordinatore (manager dei processi).

CON IL DDL CONCORRENZA, SOLIDITÀ PATRIMONIALE A RISCHIO 
In questo quadro, i costi stanno salendo e il combined ratio Rc auto è in peggioramento. E quindi ecco che diventano fondamentali le regole e il campo da gioco: le riforme mancate e quelle in discussione, che però secondo quasi tutti gli addetti ai lavori rischiano di peggiorare la situazione (soprattutto per quanto riguarda le tariffe) se non ci saranno correzioni. 
Si parla ovviamente del ddl Concorrenza, tema al centro del dibattito tra compagnie e Ania, nella prima tavola rotonda della giornata. Le tre principali imprese assicurative italiane, Generali, UnipolSai e Allianz al tavolo con l’Ania per dire, compattamente, che la legge, così, semplicemente non va. Il provvedimento, ora in discussione presso le commissioni del Senato, secondo l’opinione di tutti, peggiora le cose e causerà un aumento dei prezzi. Sono state stralciate tutte le norme antifrode: ricorso alle carrozzerie convenzionate, limite dei 90 giorni per la presentazione dei testimoni e della denuncia di sinistro, dati della black box con valore legale. L’Ania è pronta per un ricorso a Bruxelles. 

La legge così com’è potrebbe aprire una voragine, perché il livello di competitività sul prezzo è già molto alto e la solidità patrimoniale per sorreggere queste tariffe è a rischio. Le compagnie denunciano una sordità su questi argomenti da parte del legislatore e appaiono frustrate perché senza un campo da gioco adeguato, la competizione sul prezzo non basterà: la qualità di servizio porta costi difficili da sostenere e, pensando sul lungo periodo, tutto l’ambiente Rc auto cambierà. Il ddl Concorrenza sta nascendo in un contesto di contrapposizione dura, tra mondo assicurativo e legislatore, che certo non fa ben sperare per il futuro, quando la partnership pubblico-privato sarà imprescindibile per il sostegno del welfare. 

IL RISARCIMENTO È UN FATTO SOCIALE 
Da sempre legate al comparto ci sono, ovviamente, tutte le questioni sul danno alla persona. Alcune riflessioni su quello che è possibile fare, al di là delle riforme che il settore chiede da tempo (e che però tardano ad arrivare), sono state offerte dai partecipanti alla tavola rotonda dal titolo Quanto e quale risarcimento in epoca di crisi? È una domanda cogente, visto il dibattito in seno alla magistratura, ma anche nella politica, sulla sostenibilità sociale dei risarcimenti. Un tema complesso che Maurizio Hazan, managing partner dello studio legale Taurini- Hazan (e collaboratore storico delle nostre testate) ha illustrato in un’introduzione ricca di spunti e riflessioni. Come risarcire l’irrisarcibile? Il sistema è improntato alla riparazione e alla redistribuzione: le sentenze che fanno scuola dicono che bisogna richiamarsi all’articolo 2 della Costituzione e trovare “una linea di sostenibilità”. 

Non si può continuare, ha aggiunto Flavio Peccenini, professore di diritto privato e di diritto delle assicurazioni presso l’Università degli Studi di Bologna, con “la schizofrenia giurisprudenziale” di un diritto vivente che non è in grado di supplire alle mancanze del potere legislativo e che si contraddice mentre cerca di dettare un orientamento. In questo contesto, è soprattutto il consumatore a sentirsi “un birillo”, secondo la definizione di Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, e a volte si ha la sensazione che un magistrato rediga sentenze solo per acquistare visibilità: il pagamento di un danno deve poterselo permettere la società intera e non solo l’assicuratore.
Ma alcune norme sono state positive, ha ricordato Antonia Boccadoro: le leggi sulle lesioni micro permanenti, il nuovo sistema del forfait. Sono norme semplici che però hanno fatto la differenza perché su queste cose ora c’è stimolo all’efficienza e alla competizione.

L’ARCHIVIO INTEGRATO ANTIFRODE FUNZIONERÀ? 
Ai temi più legati all’operatività delle compagnie è stata dedicata la tavola rotonda conclusiva che ha messo a confronto i direttori sinistri e antifrode di Crédit Agricole Assicurazioni, Cattolica, Reale Mutua, Sara Assicurazioni e Assimoco, insieme all’Ania e a Lojack. 
Quanto varrà in futuro il servizio? Quanto si può continuare a operare utilizzando la tecnica e dando prestazioni ai consumatori? Le compagnie sono capaci si lavorare su queste due direttrici contemporaneamente? La gestione sinistri si riassume in tre punti: riduzione dei costi, aumento dell’efficienza e servizio al cliente. Questi tre cardini riassumono tutta la giornata, perché parlano di riforme, di assistenza e valorizzazione della relazione, della necessità di essere operativi sulla base di una struttura efficiente che vada a sopperire alle mancanze in altri ambiti. 

A livello operativo, per i direttori sinistri e l’Ania, la dematerializzazione è molto positiva, tuttavia alcune compagnie denunciano che i test con Ivass sull’Archivio integrato antifrode stanno dando risultati contraddittori: ma ci vorrà tempo. Gli errori di alimentazione si possono correggere in itinere e, secondo tutti i rappresentanti delle compagnie, la digitalizzazione consente di lavorare in modo centralizzato, tranne che per l’Rc auto che molti preferiscono gestire ancora capillarmente sul territorio. 

GESTIONE SINISTRI: OCCORRE DIFFERENZIARSI 
Le compagnie sentono la necessità di differenziarsi, di competere anche nei sinistri, perché altrimenti saranno fagocitate dalla competizione solo sul prezzo: e non è più possibile offrire solo la leva del prezzo. La corsa al ribasso delle tariffe sta costando troppo alle compagnie e lavorare con questa tecnica, quando il ciclo dell’Rc auto si sta invertendo, avrà impatti pericolosi. Come per ogni convegno di Insurance Connect, anche quello sull’Rc auto è stato puntellato da case history e testimonianze sul campo, da Aviva a Hdi Assicurazioni, da Msa Multi Serass a Kube Partners passando per Glassdrive, Sicurezza e Ambiente e Solera, ognuno ha presentato servizi dedicati al mondo assicurativo e best practice operative.

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