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Aziende alla prova dei rischi, i primi miglioramenti

Si è svolto ieri, 10 giugno, a Milano, il convegno organizzato sul tema da Insurance Connect. Presenti circa 230 partecipanti tra assicuratori, intermediari, periti, imprenditori e professionisti delle società di ripristino

10/06/2015
È un quadro estremamente variegato e complesso quello emerso nella giornata di ieri, al convegno Aziende, dai rischi alla sicurezza della polizza, organizzato a Milano da Insurance Connect, editore di questo quotidiano. Il rapporto tra imprenditoria italiana e mercato assicurativo, una relazione che passa prima di tutto attraverso la cultura del rischio, appare molto diverso caso per caso, settore per settore. Questa complessità è emersa con plastica chiarezza negli interventi e durante i dibattiti che hanno visto protagonisti assicuratori, risk manager, intermediari, periti, imprenditori, consulenti e professionisti delle società di ripristino. La giornata, coordinata da Maria Rosa Alaggio, direttore di questa e delle altre testate di Insurance Connect, è stata un appuntamento molto partecipato (circa 230 i presenti in sala), segno non solo dell’importanza del tema ma anche di un rinnovato interesse da parte del mondo industriale verso quello della gestione del rischio. Alcune cose sono effettivamente cambiate in pochissimo tempo: il mercato assicurativo sta profondamente mutando l’approccio verso i clienti e l’ambiente competitivo si sta facendo più vivace. Grazie al contributo del consorzio universitario Cineas, sono emersi dati di grande cambiamento del rapporto tra aziende e rischi (anticipati per altro nell’edizione di ieri di questo giornale): per il 74% delle medie aziende italiane il risk management è (finalmente) visto come un’opportunità, in passato era percepito come un costo. Tuttavia, le strutture di risk management sono poche nelle medie aziende: quindi mancano le competenze. Il 78% sostiene però che investirà nei prossimi tre anni nella gestione dei rischi, perché è convinto che gli porterà un aumento degli utili. È in grado, oggi, il settore assicurativo di seguire l’evoluzione dei rischi delle imprese? Il contratto assicurativo nella sua schematicità, e spesso oscurità, è lo strumento più adatto per accompagnare l’azienda nelle sue evoluzioni?

UN APPROCCIO CASO PER CASO 
Nella giornata di ieri si sono affrontate queste e altre sfide.
A partire dalla prima tavola rotonda, che ha visto il confronto tra i broker (Carlo Marietti Andreani, presidente di Aiba, Luigi Viganotti, presidente di Acb), i risk manager (Paolo Rubini, vice presidente di Anra) e gli studi del consorzio universitario Cineas (Adolfo Bertani, presidente). Oggi, secondo le analisi di Cineas, è necessario avere un approccio sempre più segmentato per comparti e tipicità dei rischi. L’agroalimentare, per esempio, è quello più attento, anche più del farmaceutico e del chimico. Tra i settori, poi, è necessario fare una distinzione tra grandi aziende e Pmi e capire che la loro interazione all’interno del mercato è fonte di nuovi rischi. Anra ha ricordato che le grandi aziende, che pure hanno una gestione del rischio di eccellenza, devono fare i conti con il rischio di committenza: cioè devono assumersi i rischi della propria supply chain fatta di medie, piccole o anche micro aziende. Le aziende devono imparare a conoscere i rischi, adottare misure di prevenzione e far evolvere il proprio rapporto con il mondo assicurativo. Per fare questo, l’apporto del broker è decisivo. Al momento, l’obiettivo principale sembra essere quello di una stabilizzazione del reddito dell’imprenditore: se da un lato, gli intermediari lamentano il persistere della crisi (il pagamento dei premi non quasi mai puntuale) dall’altro è innegabile che si cominci a parlare di “opportunità” nella gestione del rischio. Ma, paradossalmente, le imprese sembrano sempre più sensibili ai rischi non tradizionali (cyber risk, reputational risk, ma anche Rc professionale) e meno su quelli tradizionali. La cosa rappresenta un’ambiguità del mercato che il broker e l’assicuratore faticano talvolta a seguire. 

IL BUSINESS ALL’ESTERO E I RISCHI LEGALI 
Molto complessa è anche la materia legale che sottende a ogni rischio assicurativo, come sottolineato da Bruno Giuffrè, country managing partner dello studio legale internazionale Dla Piper, nel corso di un intervento incentrato sul rapporto tra imprese e internazionalizzazione, e sulle strategie per gestire le diversità tra sistemi giuridici. Inadeguatezza del contratto, invalidità delle clausole, cattivo allineamento della volontà delle parti rispetto a quanto effettivamente scritto negli accordi, ma anche incertezza della normativa nazionale e internazionale, rischio di conformità in uno specifico regime giuridico: queste sono solo alcune delle criticità che un’azienda che vuole internazionalizzarsi deve affrontare insieme ai suoi legali. L’ambiente regolamentare in un Paese straniero è costituito da leggi che il più delle volte l’imprenditore non conosce, cui si aggiungono le consuetudini della giurisprudenza di quello Stato: è necessario comprendere a pieno il quadro di certezza o incertezza dell’ordinamento giuridico per non avere brutte sorprese. Dall’esperienza di Dla Piper è emerso che persino i grandi gruppi, che dovrebbero essere strutturati per affrontare rischi legali di questo tipo, quando sono colpiti da un sinistro spesso si scoprono disorganizzati.

IL RUOLO GUIDA DEL BROKER
Un interessante contributo al dibattito nel rapporto tra grandi player e mondo assicurativo è stato dato da Francesco Ferri, procuratore dell’Autodromo di Monza e vice presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria. Come si può immaginare, la gestione di un’importante struttura come l’autodromo è estremamente complessa: è necessario garantire la sicurezza dei piloti, ma anche coprirsi da furti e incendi. E poi c’è tutta la parte che riguarda gli amministratori. Ferri, nell’ultimo anno, insieme al suo broker, ha messo in discussione coperture che erano vecchie e costose, ha eseguito un’analisi delle gare più rischiose che si svolgono nel circuito e ha ridiscusso le polizze D&O. Per le questioni più complesse, il broker ha operato un confronto su tutto il mercato, mentre per quelle più semplici, il mandato era quello di risparmiare. In definitiva, Ferri conferma un rapporto positivo con il settore assicurativo e un risparmio di costi sulle coperture intorno al 20%. Essenziale è stata la relazione continuativa con il proprio broker. Parlando invece come capo dei giovani di Confindustria, Ferri ha sottolineato come con le Pmi si stia facendo un percorso per scindere il patrimonio personale da quello dell’azienda: anche per gestire i delicati passaggi generazionali. Fino a poco tempo fa, il rischio patrimonio personale non era sentito, anche se era altissimo perché il patrimonio aziendale coinvolgeva quello personale. Ora esistono strumenti assicurativi in grado di scindere le due cose. Al centro, però, deve esserci l’intermediario, come hanno confermato anche Arnaldo Bergamasco, presidente di Brokers Italiani e Anna Fasoli, consigliere di Uea. Agente e broker devono giocare un ruolo strategico nel saper essere promotori di cultura assicurativa presso le piccole e medie imprese. 

COSA FARE E QUANDO FARLO 
Assicuratori e società di ripristino, sono intervenuti nel corso della giornata per illustrare case history e soluzioni attraverso cui il mercato può vincere le sfide. Tra questi Vittorio Scala, country manager dei Lloyd’s in Italia; Antonella Vona di Coface, che ha parlato delle soluzione per il rischio di credito commerciale, Giovanni Faglia del Pool Inquinamento, che ha affrontato il tema della gestione del rischio ambientale, mentre Maurizio Ghilosso, ad di Dual Italia, ha illustrato i vantaggi di una polizza per i rischi informatici. L’aspetto degli interventi di ripristino è stato affrontato da Stefano Sala, ad del gruppo per e da Filippo Emanuelli, ad di Belfor Italia, che hanno discusso di disaster recovery e loss prevention.

IL RUOLO DEL CONTRATTO ASSICURATIVO
Tutti i temi della giornata sono stati ripresi nella tavola rotonda finale, molto vivace e partecipata. Pur nelle (sensibili) differenze di opinioni tra i partecipanti, è emersa l’esigenza comune di migliorare e valorizzare il contratto assicurativo per quanto riguarda tutta la filiera della gestione del rischio. Il confronto ha visto protagonisti Angela Rebecchi, head of sales & market management di Allianz global corporate and specialty, Marco Rossi head of sales and marketing di Das, Stefano Tasso direttore di Affiliated Fm, Benoît Michel Verbrigghe, Gi product director di Aviva, Massimiliano Zamperion, head of sales di Aig Italia, Natale Castagna, managing director dell’azienda Novatex Italia, Francesco Cincotti, perito e presidente di Aipai, e Paolo Lionetti, vice presidente di Anra e risk manager di Autostrade per l’Italia. Resta evidente un gap nella comprensione della polizza, che le compagnie e gli intermediari possono in parte colmare con workshop dedicati agli imprenditori. Ma dall’altra parte, le aziende devono avere la volontà di capire di cosa davvero hanno bisogno. Conoscere i rischi, adottare misure di prevenzione e far evolvere la relazione tra le aziende e il mondo delle polizze sono le sfide principali per realizzare quel famoso salto di qualità che il nostro Paese aspetta da tempo.

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