Il peso delle patologie croniche sulla spesa out of pocket
In Italia più di un malato su tre costretto a tagliare le spese per curarsi: lo rileva l’ultimo Osservatorio Sanità di UniSalute
Per sostenere i costi legati al trattamento delle malattie croniche, sempre più italiani si trovano costretti a tagliare le spese. È ciò che rileva l’ultimo Osservatorio Sanità promosso da UniSalute e realizzato da Nomisma, secondo cui negli ultimi 12 mesi il 37% delle persone affette da questo tipo di patologie ha rinunciato a vacanze, cene fuori o acquisti importanti.
Nel 40% dei casi l’esigenza di tagliare le spese in favore della cura e del monitoraggio delle malattie croniche è dovuta alla necessità di effettuare regolarmente delle visite specialistiche. Essendo molto spesso non rimandabili, tali cure, a cui si legano esami specifici e l’acquisto di farmaci relativi, arrivano ad avere un’incidenza molto significativa sul budget: più di un terzo di coloro che devono sottoporsi a controlli e cure (il 38%) si è rivolto almeno in parte alla sanità privata per visite e prestazioni relative.
Non tutti i malati cronici però dispongono delle risorse necessarie per garantirsi controlli e cure adeguate. Il 13% del campione ha infatti dichiarato di aver ridotto il numero delle visite negli ultimi 12 mesi, soprattutto a causa degli elevati costi delle prestazioni (40%). In molti (46% di chi ha svolto meno esami) si sono anche lamentati degli elevati tempi d’attesa, altro fattore disincentivante.
Tra le cronicità più diffuse figurano l’ipertensione arteriosa, di cui il 44% del campione afferma di soffrirne in prima persona o di avere un familiare stretto che ne è affetto, l’osteoporosi e l’artrosi (32%), il diabete (28%) e le malattie cardiovascolari (27%). Queste e altre tra le patologie croniche più diffuse sono diagnosticate in genere dopo i 40 anni: ciò è vero nell’88% dei casi per osteoporosi e artrosi, nel 76% per ipertensione e malattie del cuore e nel 72% per il diabete.
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