L’anno zero nella gestione sinistri cat nat
Nei giorni del 2 e 3 ottobre scorsi, a Milano, Aipai ha organizzato un convegno che ha rappresentato un prezioso momento di confronto fra mondo assicurativo, istituzioni, imprese, e le università, attorno al tema dell’obbligo per le imprese della polizza catastrofale
22/10/2025
Con l’entrata in vigore dell’obbligo di assicurazione per le medie imprese, inizia a entrare nel vivo un nuovo capitolo della gestione dei rischi cat nat in Italia. Questa storia, tuttavia, è ancora tutta da scrivere: siamo ancora agli albori, o per meglio dire, all’anno zero. Ecco perché Aipai ha sentito la necessità di promuovere un dibattito su questo tema dando voce a tutti gli attori coinvolti nella gestione dei rischi cat nat: mondo assicurativo, istituzioni, imprese, accademici. L’associazione dei periti non motor ha organizzato una due giorni di convegno, che si è svolta a Milano il 2 e 3 ottobre, dal titolo Calamità naturali in Italia: anno zero. Una sfida per il mondo assicurativo e per il Paese.
Il convegno, a cui hanno partecipato da oltre 300 persone, è stato aperto dal presidente di Aipai, Giuseppe Degradi, il quale ha ricordato come non si possa più parlare di disastri naturali come eventi straordinari, “ma come realtà con cui dobbiamo convivere e gestire con competenza. Ci siamo sempre impegnati – ha aggiunto – per diffondere una cultura della prevenzione, della gestione del danno e della ricostruzione”. Oggi, con la nuova legge “entriamo davvero in una nuova fase: un anno zero nel modo di intendere la responsabilità collettiva verso i rischi naturali”. L’obiettivo di Aipai non è solo tecnico, ma anche culturale: “la conoscenza e la formazione – ha sottolineato – sono strumenti fondamentali per affrontare il cambiamento”.
L’IMPORTANZA SOCIALE DELL’ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA
In apertura della prima giornata, un’intervista che Marco Valle, consigliere Aipai, ha fatto a Beppe Severgnini partendo dal tema della fiducia. “In Italia – ha osservato Severgnini – abbiamo un problema strutturale: tendiamo a fidarci poco delle istituzioni”. In Italia manca una cultura del rischio e l’assicurazione, in questo senso, “è una forma di civiltà”; tuttavia, ha aggiunto Severgnini, “serve una narrazione nuova” per parlare di assicurazioni “non come un costo, ma come un gesto di responsabilità collettiva”.
Riflessioni che sono state sviluppate in modo più articolato nella prima tavola rotonda della giornata, dedicata all’importanza sociale dell’assicurazione obbligatoria. Nel corso del dibattito, moderato da Marco Valle, Massimo Michaud, presidente di Cineas, ha evidenziato come questa legge sia “un punto di partenza, non di arrivo”, perché “il vero obiettivo deve essere la prevenzione”, un’attività che andrebbe incentivata, laddove “chi adotta comportamenti virtuosi deve poter avere vantaggi assicurativi”. Dal punto di vista di una compagnia mutualistica, Luigi Lana, presidente di Reale Mutua, ha affermato che l’obbligo di legge è “una grande opportunità per riaffermare un principio: non esiste solidarietà senza partecipazione”. L’assicurazione obbligatoria non è un’imposizione, ma “uno strumento di equità”, e le compagnie “devono essere pronte a gestire un rischio sistemico complesso, ma anche a comunicare meglio.
Portando la voce delle imprese, Gian Maria Martini, ad di Unigrà Spa, ha spiegato che “l’assicurazione obbligatoria è una scelta giusta, ma anche impegnativa”, ma “se tutti partecipano, i costi diventano sostenibili per tutti”. L’auspicio è che questa riforma sia l’inizio di “una collaborazione virtuosa fra pubblico e privato, non un semplice adempimento burocratico”.
Pierpaolo De Rosa, expert panel di Confindustria Giovani, ha rivelato che tra i giovani imprenditori il tema dell’assicurazione non è più visto come qualcosa di distante, tuttavia, ha aggiunto, “serve semplificazione se vogliamo che questa misura funzioni”.
È dunque importante “accompagnare le imprese nella comprensione e nell’applicazione della norma, spiegare, consigliare, formare”, ha sottolineato il presidente di Aiba, Flavio Sestilli, secondo il quale questa legge è “un passo epocale, ma non si può attuare solo per decreto: serve consapevolezza diffusa”, e il broker deve aiutare le imprese “a leggere correttamente le polizze, e a scegliere le coperture adeguate”.
GESTIONE DEL RISCHIO, UNA QUESTIONE EUROPEA
La successiva sessione di confronto è stata dedicata alla gestione del rischio cat nat a livello europeo. Klaas Brand, presidente della Fuedi (federazione europea delle associazioni peritali) ha ricordato ogni paese affronti la questione dei danni cat nat in modo diverso, ma la direzione è comune: “costruire resilienza attraverso prevenzione, assicurazione e cooperazione istituzionale”. L’Italia, con la nuova legge, “si sta muovendo nella giusta direzione”, ma la vera sfida non sarà solo tecnica, ma organizzativa e culturale. Fuedi lavora proprio su questo: “creare un livello europeo di competenze e formazione per i periti ed esperti di sinistri”.
La riflessione è poi proseguita con Mauro Tamagnone e Marco Frattoloni, soci Aipai, sulle best practice europee che dovremmo riuscire ad adottare nel nostro paese. Dal confronto è emerso come l’Italia abbia competenze eccellenti, ma spesso manca un sistema organizzato che le valorizzi. La nuova legge potrà essere l’occasione per creare questa rete, ma servirà anche investire in digitalizzazione e formazione continua, perché il lavoro dei periti, sta cambiando profondamente.
IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI
La sessione conclusiva della prima giornata di lavori è partita con i messaggi inviati ad Aipai da Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento Protezione Civile, e Nicola Testa, presidente di Colap.
Nella successiva tavola rotonda dedicata al ruolo delle istituzioni, Alberto De Gaetano, delegato Cineas per le relazioni istituzionali, ha sottolineato la necessità di “una governance condivisa” affinché l’obbligo di assicurazione sulle cat nat funzioni. È dunque importante “promuovere la formazione delle competenze”. Per il presidente della Consap, Sestino Giacomoni, occorre “essere consapevoli che stiamo costruendo un modello nuovo, che potrà funzionare solo se basato sulla fiducia reciproca”.
La nuova legge, ha commentato Roberto Giarola, consigliere del Commissario straordinario alla ricostruzione in Emilia-Romagna, “consentirà di ridurre la pressione sulla finanza pubblica, di velocizzare i risarcimenti e di rendere più prevedibili le risposte. È un modo per passare da una logica emergenziale a una logica di preparazione e prevenzione”. Dal punto di vista degli assicuratori, il nuovo obbligo “dovrà andare di pari passo con una campagna di educazione e comunicazione chiara, per spiegare alle imprese che assicurarsi non è una tassa, ma una scelta di responsabilità”, ha evidenziato il co-dg dell’Ania, Umberto Guidoni, secondo cui in questo percorso, “il ruolo dei periti e dei professionisti tecnici è essenziale”.
LA GESTIONE FINANZIARIA DEI RISCHI CAT NAT
La seconda giornata di lavori si è aperta con due interessanti interventi di carattere tecnico-scientifico. Il primo a cura di Alberto Monti, professore alla Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia, nonché consulente dell’Ocse, si è concentrato sulla gestione finanziaria dei rischi cat nat. Monti ha ricordato come il mercato assicurativo non offra solo risorse finanziarie, ma capacità tecnica e operativa. “La stessa Protezione Civile nel 2012 – ha ricordato – ammise di non avere strumenti o personale per valutare in modo strutturato migliaia di danni dopo un evento catastrofale”, da qui l’importanza dei fornitori di servizi assicurativi, come periti e loss adjuster. Tutto questo richiede nuove forme di partenariato pubblico-privato.
In molti paesi (Spagna, Francia, Usa, Giappone, Australia) il settore assicurativo è integrato nella gestione nazionale del rischio. “l principio chiave è che trasferimento e riduzione del rischio devono andare insieme”. Monti si è soffermato in particolare sui sistemi di Francia e Spagna, che “si fondano su un principio di solidarietà attraverso la mutualizzazione del rischio”. In Italia mancano ancora chiarezza sugli obiettivi di policy, premi differenziati per rischio reale e incentivi concreti alla prevenzione, ma abbiamo finalmente una base normativa per la gestione finanziaria dei rischi catastrofali. “È un inizio: tutto ciò va migliorato, integrato e collegato a una visione sistemica che includa prevenzione, riduzione del rischio e partnership pubblico-privato”.
L’ESPERIENZA VIRTUOSA DELLA SPAGNA
Il successivo intervento ha analizzato da vicino uno degli esempi virtuosi citati da Monti, quello del Consorcio de Compensación de Seguros, la compagnia assicurativa pubblica spagnola. A illustrarlo è stato Francisco Espejo, esperto internazionale di loss adjusting, e rappresentante della Fuedi.
“Quello che abbiamo in Spagna – ha spiegato – è una soluzione del mercato assicurativo, non del bilancio dello Stato”, ed è questa la prima grande differenza tra Spagna e Italia. Oggi il Consorcio funziona “come una sorta di coltellino svizzero del sistema assicurativo” che, oltre a gestire la copertura dei rischi straordinari, è responsabile anche della liquidazione delle compagnie insolventi, e fornisce informazioni e consulenza al mercato.
Tutte le polizze assicurative in Spagna hanno una natura duale: una parte privata, gestita dalle compagnie, e una parte pubblica, che copre i rischi straordinari tramite il Consorcio. In Spagna non è obbligatorio assicurare una proprietà, ma se una proprietà è assicurata, la copertura dei rischi straordinari è obbligatoria. Questa estensione si applica alle polizze property, agli infortuni personali e alle business interruption.
Oggi circa l’80% delle abitazioni spagnole è assicurato, e quindi coperto dal Consorcio, contro le inondazioni. In totale, il Consorcio gestisce 144 milioni di polizze, di cui 64 milioni di polizze property, per una somma assicurata complessiva di 18 trilioni di euro.
Espejo ha citato l’evento Dana di Valencia del 2024, che ha causato perdite totali per 5 miliardi di euro: 11 mesi dopo erano chiusi e pagati il 97,5% dei sinistri. “Se la Spagna non avesse avuto questo sistema, come accade in Italia, lo Stato avrebbe dovuto coprire perdite medie di 5.000 euro per abitazione, con un impatto enorme sul bilancio pubblico”.
LE ASPETTATIVE DELLE AZIENDE, LA RISPOSTA DELLE ASSICURAZIONI
La successiva tavola rotonda ha messo al centro la voce delle imprese e dei loro consulenti, e anche quella di un’amministrazione che ha vissuto direttamente un evento catastrofale, come il Comune di Ravenna: alla discussione hanno partecipato il sindaco della città romagnola, Alessandro Barattoni, assieme ad Andrea Caramia, head of risk & analytics di Wtw, Pierpaolo De Rosa, Alessandro Lazzaro, presidente dell’Unione Agenti Axa, Gianluigi Lucietto, vice presidente di Anra, Mattia Macellari presidente di Piccola Industria Assolombarda, e Francesco Napoli, vice presidente di Confapi. Dal confronto è emerso come la polizza obbligatoria rappresenti uno stimolo per far muovere tutta la filiera (pubblico, imprese, intermediari, periti) in modo coordinato ed efficace.
Il dibattito sul ruolo delle imprese e del mercato assicurativo è stato approfondito anche nel panel successivo, che ha provato a indagare come il settore assicurativo stia interpretando la nuova normativa, e su quali reali prospettive operative e di sostenibilità possono aprirsi. Al confronto hanno partecipato Mario Martina, rettore della Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia, Simona Andreazza, responsabile property e agribusiness dell’Ania, Vittorio Corsano, vice dg di Unipol, Massimo Fedeli, direttore danni del Gruppo Helvetia Italia, Fulvio Ravasio, head of middle market tailor made di Axa Italia, e Alessio Izzo, managing director reinsurance di Howden Italia.
LA PRESENTAZIONE DEI LAVORI DI RICERCA CINEAS
Il successivo approfondimento è stato dedicato alla presentazione dei risultati delle ricerche sviluppate da Cineas nell’ambito del progetto Conoscere e gestire i rischi delle calamità naturali, due studi che esplorano da prospettive diverse la gestione assicurativa e la risposta del settore in caso di eventi estremi.
Il primo, presentato dal già citato Massimo Fedeli, si intitola Conoscere, stimare e gestire i rischi delle calamità naturali, ed è un lavoro di analisi e di proposte operative, vale a dire una piattaforma dati condivisa fra assicuratori, istituzioni e università, per rendere accessibili in tempo reale le informazioni su rischio, esposizione e perdite.
Il secondo studio, illustrato da Omar El Idrissi, head of property claims di Unipol, si è concentrato sul tema dei Rischi sistemici e risposta del settore assicurativo ai fenomeni meteoclimatici estremi. La ricerca ha cercato di individuare modelli organizzativi e finanziari che possano rendere più efficace la gestione del rischio, riducendo il tempo medio di risposta.
LA GESTIONE DEI SINISTRI
E proprio alla gestione dei sinistri è stata dedicata la tavola rotonda che ha concluso la due giorni di lavori. Al dibattito hanno preso parte Nicola Bajona, head of express claims di Zurich Italia, Piero Bera, vice presidente di Aipai, Marco Chiesa, head of no motor claims di Allianz Italia, Filippo Emanuelli, ad di Belfor Italia, Pierluigi Pellino head of motor & no motor claims di Generali Italia, ed Ellen Bertolo, head of claims di Aon Italia.
La discussione si è concentrata sulle modalità con cui il settore assicurativo sta evolvendo, e sulle priorità operative per affrontare le calamità in modo efficiente e umano. Dal confronto è emerso come la gestione del rischio e del sinistro possano diventare un terreno comune di innovazione e responsabilità. L’assicurazione non è solo uno strumento finanziario: è una forma di tutela collettiva e di civiltà.
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