Attacco cyber a un intermediario: l’importanza di una difesa organizzata
La gestione del rischio informatico non può essere un mero adempimento normativo. Il valore degli agenti e dei consulenti assicurativi risiede nella capacità di proteggere non solo le persone fisiche ma anche la ricchezza immateriale, fatta di dati, reputazione e business continuity
17/12/2025
In un panorama digitale sempre più esposto ai rischi informatici, un recente episodio di cui mi sono occupato ha ribadito quanto sia cruciale, oggi, disporre di una strategia di cyber security ben strutturata. Per sintesi desidero riportare i punti in quanto caso esplicativo. Protagonista della vicenda è un intermediario assicurativo plurimandatario colpito da un attacco informatico che ha messo seriamente alla prova la resilienza dell’intera organizzazione. Tutto è iniziato con una violazione silenziosa.
Gli aggressori sono riusciti a infiltrarsi nei sistemi aziendali, sottraendo una parte dei dati gestiti dall’intermediario. Un’operazione chirurgica, condotta con tecniche sempre più diffuse nel cybercrime. Poco dopo, la fase finale: il ransomware. Le macchine si bloccano, i sistemi vanno in tilt, l’operatività si ferma. Per molti questo sarebbe stato il punto di non ritorno. Il collega, chiamato a rispondere del trattamento dei dati, ha attivato immediatamente le procedure previste dal Gdpr. Da una parte ha notificato l’incidente alle compagnie mandanti, titolari dei dati trattati per loro conto. Dall’altra ha informato il Garante della privacy, come previsto per chi gestisce dati personali propri.
IL BACKUP IMMUTABILE CHE HA SALVATO LA SOCIETÀ
A fare la differenza è stato un dettaglio tutt’altro che marginale: il collega disponeva di un backup cloud immutabile. Una tecnologia che impedisce ai criminali di alterare o cancellare le copie di sicurezza. Grazie a questa misura, i sistemi sono stati ripristinati e l’attività è potuta riprendere senza cedere al ricatto del ransomware.
Parallelamente è partita un’accurata indagine forense. Gli esperti hanno analizzato la rete, ricostruito i movimenti degli attaccanti e verificato quali dati fossero effettivamente finiti nelle mani dei cyber criminali. Informazioni fondamentali per integrare la denuncia al Garante e fornire alle compagnie mandanti una rendicontazione precisa dell’accaduto. Un lavoro lungo, complesso e costoso, che però ha permesso di chiudere il cerchio con chiarezza.
LA CORRETTEZZA DELLA GESTIONE
Il caso si è concluso con un esito che può essere considerato positivo: il Garante ha archiviato il procedimento; le compagnie mandanti hanno riconosciuto la correttezza della gestione; l’azienda ha potuto riprendere la propria attività in sicurezza. Restano le spese cospicue sostenute per il ripristino, le analisi forensi e il rafforzamento delle difese informatiche. Ma l’incidente è stato circoscritto. Cosa sarebbe accaduto senza un piano di sicurezza?
Se la vicenda avesse avuto un protagonista meno preparato, l’epilogo sarebbe stato ben diverso.
La mancata gestione dell’incidente avrebbe potuto comportare:
- notifiche a tutti i clienti coinvolti, con un danno reputazionale enorme e potenzialmente irreversibile;
- pesanti sanzioni da parte del Garante, soprattutto in caso di misure di sicurezza insufficienti o comunicazioni tardive;
- pene interdittive, come la limitazione del trattamento dei dati o il blocco di alcune attività operative;
- gravi ripercussioni nei rapporti con le compagnie mandanti, che avrebbero potuto rivedere i mandati o imporre controlli stringenti.
Un effetto domino capace di compromettere la sopravvivenza stessa dell’azienda del collega.
CYBER SECURITY: INSIDIE E OPPORTUNITÀ
L’incidente appena descritto è propedeutico a fare delle profonde riflessioni. Tra le nuove sfide, quella della sicurezza digitale e della protezione delle informazioni assumerà un ruolo sempre più centrale. Viviamo in un contesto in cui il dato è ormai il principale patrimonio di ogni impresa, ma anche una delle sue vulnerabilità più esposte.
L’intensificarsi degli attacchi informatici, la crescente digitalizzazione dei processi e la diffusione di strumenti di intelligenza artificiale rendono indispensabile un salto di consapevolezza e di competenza da parte di tutto il sistema assicurativo.
Il rischio cyber, secondo un rapporto del Swiss Re Institute del 2024, rappresenterà una delle aree a più alto potenziale di sviluppo, ma anche con il più grande protection gap: a livello globale, le perdite economiche generate da attacchi informatici superano i 900 miliardi di dollari l’anno, mentre le coperture assicurative ne compensano meno del 15%.
In Italia, il Rapporto Clusit 2024 sulla sicurezza Ict evidenzia un aumento del 40% degli attacchi informatici gravi rispetto all’anno precedente, con un impatto economico stimato in oltre 12 miliardi di euro.
PARTNER DI RESILIENZA PER IMPRESE E FAMIGLIE
Nonostante ciò, il tasso di penetrazione delle polizze cyber rimane ancora limitato: meno del 10% delle Pmi italiane dispone di una copertura dedicata. Questo divario di protezione potrà essere colmato solo se gli intermediari assicurativi sapranno evolvere da distributori di prodotti a consulenti di sicurezza integrata. L’intermediario del futuro dovrà saper leggere i rischi digitali dei propri clienti, proporre soluzioni di prevenzione, integrare servizi di monitoraggio e risposta, e supportare il cliente nella costruzione di un piano di continuità operativa e disaster recovery. Il concetto di disaster recovery dovrà essere reinterpretato in chiave più ampia: non solo come ripristino tecnico dei sistemi informatici, ma come processo strategico di resilienza aziendale, che comprenda la gestione dei dati, la gestione della crisi, il mantenimento delle funzioni essenziali e la tutela della reputazione. Gli intermediari potranno diventare veri partner di resilienza per imprese e famiglie.
UN PROTECTION GAP CULTURALE
In questa prospettiva, protezione dei dati e protezione economica diventeranno due facce della stessa medaglia. La fiducia che il cliente riporrà nel proprio intermediario dipenderà sempre più dalla sua capacità di custodire le informazioni, di garantire la trasparenza nel trattamento e di assicurare la continuità dei servizi anche nelle situazioni di crisi attraverso un ecosistema di coperture assicurative che uniscano assicurazione, gestione della crisi e assistenza nella ricostruzione delle informazioni.
Secondo l’ultimo Eurobarometro, oltre il 60% dei cittadini europei dichiara di non sapere in che modo le aziende trattino i propri dati personali, e solo un quarto ritiene che questi siano adeguatamente protetti. Queste evidenze mostrano come la cultura della sicurezza informatica rappresenti oggi un protection gap a livello culturale, prima ancora che economico. Gli intermediari che sapranno farsi portavoce di questa cultura, promuovendo l’educazione digitale, la prevenzione dei rischi e la corretta gestione delle informazioni, rafforzeranno non solo la fiducia dei clienti, ma anche il ruolo sociale dell’assicurazione.
In definitiva, la gestione del rischio cyber e la tutela dei dati non dovranno essere viste come un mero adempimento tecnico o normativo, ma come un nuovo campo di consulenza qualificata, nel quale il valore dell’intermediario risiederà nella capacità di proteggere ciò che oggi è più prezioso: l’informazione, la reputazione e la continuità.
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