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Una famiglia sempre più vulnerabile

Il sistema di welfare attuale non è in grado di individuare prontamente i nuovi bisogni ed elaborare risposte soddisfacenti. Per renderlo più efficiente, il Forum-Ania Consumatori ha elaborato otto proposte a sostegno degli italiani

17/11/2016
Statico, focalizzato su pensioni e sanità, non adeguatamente strutturato per far fronte alle nuove esigenze socio-economiche e demografiche dell’Italia di oggi. Questa la fotografia dell’attuale sistema di welfare che comporta, per le famiglie, un crescente onere economico, in aggiunta a quello della tassazione ordinaria: l’esborso di tasca propria rappresenta, nel nostro Paese, il 18% della spesa sanitaria totale, contro il 7% di Francia e il 9% dell’Inghilterra.

L’aumento della vulnerabilità delle famiglie italiane ha indotto il Forum Ania-Consumatori a dar vita, nel 2009, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, a un Osservatorio dedicato, le cui ultime rilevazioni evidenziano un sostanziale peggioramento: dal 2010 al 2013, l’indice di vulnerabilità è aumentato del 17%.

Per rispondere a questo problema, la Fondazione ha formulato otto proposte che garantiscano trasparenza, equità, efficienza e affidabilità al sistema italiano di welfare, e stimolino maggiore attenzione verso la prevenzione dei rischi legati alla salute e verso le conseguenze dell’evoluzione demografica del nostro Paese.

PRIMO: INFORMARE
La prima proposta è quella di dare ai consumatori un’informazione trasparente e completa sulla propria situazione previdenziale (a partire dalla cosiddetta busta arancione), comprensiva delle prospettive sulle prestazioni attese, ma anche di quelle previste dallo schema obbligatorio di appartenenza (ad esempio in caso di invalidità), per consentire ai consumatori di effettuare scelte consapevoli in relazione al proprio futuro previdenziale.

In parallelo, serve una comunicazione trasparente agli utenti sui costi, e sulla qualità delle prestazioni sanitarie (incluse le liste di attesa) di cui beneficiano: oltre l’81% degli italiani è convinto che rendere noti i costi reali delle prestazioni godute migliorerebbe la trasparenza del sistema e consentirebbe ai consumatori di comparare le spese con la qualità delle prestazioni erogate, spingendo le strutture ad adeguare i propri standard di qualità e di efficienza, riducendo le disparità territoriali.

NUOVI LEA E UNA DIVERSA UNIVERSALITÀ
Va, poi, contrastato il fenomeno del razionamento dei servizi, ridefinendo con chiarezza i livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’universalità del sistema: il Censis rileva che il 41,7% delle famiglie italiane ha, al proprio interno, uno o più membri che hanno dovuto rinunciare o rinviare almeno una prestazione sanitaria.
Occorre, dunque, individuare una nuova universalità selettiva della sanità pubblica, concentrando le risorse su obiettivi e destinatari ritenuti effettivamente essenziali, sui quali è doveroso mantenere la totale garanzia del sistema pubblico, mentre per le altre fasce di popolazione o per determinate prestazioni potrebbe essere opportuno introdurre nuove forme di compartecipazione, secondo linee di riforma già adottate in altri Paesi, come la Francia e la Germania.

INCENTIVARE LE MUTUE
Molto importante è anche incentivare lo sviluppo di sistemi mutualistici di copertura sanitaria integrativa (con il fondamentale ruolo della contrattazione collettiva e delle parti sociali) sia a livello collettivo, sia per le singole famiglie, ampliando l’ambito di intervento anche alle principali voci di spesa out of pocket: secondo il Censis, gli Italiani sono costretti a pagare di tasca propria oltre 500 euro di prestazioni sanitarie.

L’utilizzo più diffuso di schemi mutualistici come i fondi sanitari, unitamente alla ridefinizione dei Lea, renderebbe la spesa dei cittadini più efficiente (agendo come gruppi di acquisto, si riducono i costi) e trasparente (si eviterebbe il fenomeno dell’evasione o elusione fiscale dichiarato dal 32,6% degli italiani).

UNA NORMATIVA ANCHE PER L’ASSISTENZA
Bisogna, poi, definire un quadro di regole chiaro e uniforme, con un testo unico delle forme sanitarie integrative (fondi e casse sanitarie, società di mutuo soccorso, polizze malattia di imprese di assicurazione), come già fatto per la previdenza complementare, al fine di creare un sistema che eviti differenze tra i soggetti che poi condizionano contenuto, qualità e confrontabilità delle coperture offerte.

LTC, TRA LE PRIOTÀ
Una questione urgente è quella della non autosufficienza, che va affrontata attraverso la diffusione di soluzioni collettive di carattere mutualistico: secondo il Censis in Italia sono circa tre milioni i non autosufficienti (di cui 180mila in residenzialità), e oltre 1,3 milioni le badanti attive, con una spesa per le famiglie di circa 10 miliardi di euro l’anno.

Un fenomeno preoccupante che vede il 78% degli italiani favorevole all’individuazione di una copertura obbligatoria contro la non autosufficienza. Qui la contrattazione collettiva e le parti sociali possono promuovere soluzioni, come il fondo unico nazionale Ltc per i dipendenti del settore assicurativo.

In parallelo, vanno sensibilizzati i cittadini sui rischi legati alla salute e alla longevità, a partire da quelli della non autosufficienza, promuovendo l’adozione di comportamenti che mirano alla prevenzione dei rischi. Serve un’azione informativa costante e organica su questi temi, con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati: solo il 14% dichiara al Censis di conoscere bene gli strumenti della previdenza complementare, rendendo urgenti iniziative di educazione e orientamento al risparmio, alla tutela dei grandi rischi, alla necessità di costruire nel lungo periodo situazioni di tutela.

PREMIARE, DEDUCENDO
Infine, serve un fisco prowelfare. Se, da un lato, infatti, si sono trasferiti i rischi sulle spalle delle famiglie, dall’altro non c’è stato un corrispondente aumento delle risorse che occorrono per gestire tali necessità. Serve una politica fiscale realmente orientata a rendere meno gravosa la spesa per il welfare, premiando fiscalmente comportamenti volti alla prevenzione, al risparmio, alla previdenza, all’assistenza e alla cura.


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