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I riassicuratori preferiscono i modelli interni

Il Reinsurance advisory board di Insurance Europe, in uno studio, elenca tutti i vantaggi nel loro utilizzo per il calcolo dei requisiti patrimoniali di solvibilità: possono misurare i fattori di rischio più opportunamente, e comprenderne le relazioni che non possono concretizzarsi contemporaneamente, misurando più accuratamente l’esposizione della singola impresa

04/02/2016
Con la piena operatività di Solvency II, in che modo i riassicuratori possono tenere sotto controllo il proprio profilo di rischio e provvedere a una efficace gestione dei rischi? Secondo un report realizzato dal Rab (Reinsurance advisory board), il comitato consultivo di riassicurazione di Insurance Europe (Federazione europea delle assicurazioni e riassicurazioni) la migliore strategia consiste nell’utilizzo di modelli interni per il calcolo dei requisiti patrimoniali di solvibilità regolamentare. Ciò andrebbe, da un lato, ad assicurare un solido risk management, dall’altro aumenterebbe la trasparenza del profilo di rischio dei riassicuratori. Inoltre, secondo il documento, intitolato “Modelli interni: la prospettiva della riassicurazione”, l’impiego dei modelli interni andrebbe anche a rendere più proficuo il dialogo tra le Autorità di vigilanza e le imprese di riassicurazione.
Che cos’è il comitato consultivo di riassicurazione
Il Rab è un organo di rappresentanza specialistica dell’industria europea della riassicurazione. A comporlo sono gli amministratori delegati delle sette maggiori compagnie di riassicurazione europee: Gen Re, Hannover Re, Lloys's, Munich Re, PartnerRe, Scor e Swiss Re, mentre il segretariato è in capo a Insurance Europe.
Attraverso i suoi componenti, il Rab rappresenta circa il 60% del totale dei premi di riassicurazione in tutto il mondo. L’obiettivo è quello di promuovere, da un lato un ambiente di mercato stabile, innovativo e competitivo, dall’altro un quadro normativo che faciliti il trasferimento dei rischi a livello globale attraverso la riassicurazione o altri strumenti alternativi.
Perché utilizzare i modelli interni
Secondo il report, le formule e gli approcci normativi “sono in molti casi inadeguati per i riassicuratori globali”, e meno adatti a fronteggiare un panorama di rischi sempre più complessi e in continua evoluzione”.
D’altro canto, sostengono i riassicuratori, i modelli interni possono misurare i fattori di rischio più opportunamente basandosi sulla rispettiva esposizione. Possono essere in grado di comprendere le relazioni tra rischi che non possono concretizzarsi contemporaneamente, ad esempio per via della diversificazione geografica. Dunque, sottolineano i riassicuratori, “l’adozione dei modelli interni riflette più accuratamente il profilo di rischio di un’impresa”.

Un aiuto anche per le Autorità di vigilanza
Secondo Inga Beale, amministratore delegato di Lloyd’s di Londra e presidente del Rab, i “riassicuratori europei non hanno alcun dubbio sul fatto che i modelli interni rappresentino una parte integrante dei moderni regimi di solvibilità basati sul rischio, come Solvency II. Forniscono benefici – osserva Beale – non solo per le imprese regolamentate, ma anche per le autorità che si occupano della loro vigilanza”. Per questo il Rab ha deciso di stilare uno studio elaborato di questi benefici, attraverso questo report che, secondo l’ad dei Lloyd’s, “permetterà di avviare un dialogo costruttivo con le Autorità di vigilanza sull’importante ruolo giocato dai modelli interni, e sui rischi connessi alle iniziative normative che ne limitano l’utilizzo”.
Più stabilità finanziaria
Il report affronta anche il tema delle critiche che sono state rivolte, su questo tema, da parte delle Autorità di vigilanza, insistendo sui vantaggi che si otterrebbero attraverso l’utilizzo di modelli interni ai fini prudenziali, ma anche il perché, per molti riassicuratori, i modelli interni rimangono la base più adeguata per confrontare i profili di rischio delle diverse imprese.
L’obiettivo del position paper dei riassicuratori è, infatti, soprattutto quello di sollecitare le Autorità di vigilanza a non mettere a repentaglio “i significativi progressi compiuti nella gestione del rischio nel settore assicurativo” rendendo obbligatorio l’utilizzo di formule standard, oppure aggiungendo altri requisiti di vigilanza ai modelli esistenti.
“La diversità degli approcci al modello interno – osserva Inga Beale – in un contesto in cui tutti gli assicuratori e i riassicuratori sono obbligati a utilizzare un modello standard, aumenta anche la stabilità finanziaria”.
Al passo con i mutamenti del panorama di rischio
Come tutte le misure di gestione del rischio, anche questi modelli devono essere adattati per riflettere il nuovo panorama di minacce che nel tempo emergono in tutto il mondo. Tuttavia, sottolinea in conclusione il report, “essi sono uno strumento molto più flessibile a questo scopo rispetto agli approcci standard”, in quanto questi ultimi “riflettono spesso compromessi politici a livello di mercato e pertanto può essere più difficile da aggiornare”, e per questo il Rab “incoraggia Eiopa e le Autorità di vigilanza nazionali a mantenere un dialogo sulle esperienze nei mercati nazionali di approvazione dei modelli interni”.



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