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Gli impatti sugli investimenti delle imprese di assicurazione

Solo in Italia sono 500 i miliardi di euro impegnati dalle compagnie

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L'entrata in vigore di Solvency II, presumibilmente a partire dal 1 gennaio 2014, determinerà notevoli impatti sul mercato assicurativo. Tra questi, di estremo rilievo, sarà l'impatto sul portafoglio di investimenti detenuti dalle compagnie. Come noto, le imprese di assicurazione investono sui mercati finanziari i premi assicurativi. Si tratta, solo in Italia, di una somma superiore ai 500 miliardi di euro, circa un quarto del nostro Pil. Solvency I prevede alcuni principi generali (la sicurezza, la redditività e la liquidità degli investimenti) e alcuni specifici vincoli che comunque lasciano all'impresa di assicurazione ampi spazi di manovra. Solvency II conferma i principi generali e, pur non rinforzando i vincoli agli investimenti, introduce il ben più pervasivo principio più rischio - più capitale". Come mostrato nella recente survey dell'Economist Intelligent Unit "The effect of Solvency II on Asset Allocation and Investment Strategy", ci si attende una riallocazione degli investimenti dalle attività maggiormente rischiose (azioni e titoli obbligazionari con basso rating e elevato spread) a quelle maggiormente sicure (titoli obbligazionari e governativi ad elevato rating e basso spread). E' attesa, in particolare, una notevole riduzione della quota investita in titoli azionari. Semplificando un poco, Solvency II prevede che per ogni 100 euro investiti in azioni, si debbano detenere circa 40 euro di mezzi propri per fronteggiarne i rischi. Tenuto conto che nel 2010 l'investimento in azioni delle imprese di assicurazione italiane era di circa 57 miliardi di euro, solo per far fronte al rischio di oscillazione dei prezzi azionari sarebbero necessari circa 22 miliardi di euro di mezzi propri, cioè circa il 45% dei mezzi propri di cui le imprese di assicurazione italiane effettivamente disponevano nel 2010 (50 miliardi di euro circa). L'unica via che hanno le imprese di assicurazione per ridurre il requisito patrimoniale derivante dall'investimento azionario è dunque quello di ridurre il proprio investimento in azioni (a meno di non si preferisca chiedere soldi ai propri azionisti).

PUNTARE SUL BUSINESS ASSICURATIVO

Il principio "più rischi - più capitale" è comunque condivisibile. Inoltre - tenuto conto che l'assunzione di rischi finanziari può essere penalizzante in termini di requisiti patrimoniali, soprattutto nell'attuale contesto storico di elevata volatilità dei mercati finanziari - le imprese di assicurazione potrebbero essere portate ad occuparsi meno di finanza e più di assicurazioni. Non si può però trascurare la preoccupazione circa l'impatto negativo che una simile riallocazione potrebbe determinare sui mercati azionari europei. Altrettante preoccupazioni vi sono poi con riferimento al possibile effetto pro-ciclico che i nuovi requisiti patrimoniali possono determinare sui mercati azionari. Nei periodi di discesa dei corsi azionari, i mezzi propri si riducono per effetto delle perdite sugli investimenti azionari e ciò può incentivare le compagnie a vendere azioni per ridurre l'esposizione al rischio con ulteriori spinte ribassiste sui mercati.
L'individuazione di adeguate regole per garantire una ordinata transizione verso Solvency II e per evitare effetti pro-ciclici sui mercati finanziari sono tra fra le questioni ancora aperte sulle quali le autorità europee sono chiamate proprio in questi mesi a fornire risposte convincenti. 

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