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Solvency II, l'Ivass rigetta l'ipotesi di eccesso di delega

Nell'audizione in commissione Finanze della Camera, Salvatore Rossi ha espresso apprezzamento per lo schema di decreto legge che recepisce la direttiva europea, ma ha anche chiesto più poteri e liquidità per la vigilanza

Solvency II, l'Ivass rigetta l'ipotesi di eccesso di delega hp_wide_img
L’Ivass apprezza il testo del decreto legislativo licenziato dal Consiglio dei ministri che recepisce le indicazioni del legislatore comunitario in ambito Solvency II, “traducendole coerentemente – ha sottolineato l’Autorità – con il nostro ordinamento amministrativo, in un insieme articolato di poteri specifici”. Nell’audizione di ieri, martedì 24 marzo, alla commissione Finanze della Camera, il presidente di Ivass, Salvatore Rossi, non ha commentato solo il decreto, ma ha anche squadernato, con la sua consueta schiettezza e chiarezza argomentativa, lo scenario completamente nuovo che attende il mercato assicurativo italiano tra qualche mese. L’Ivass ha dato suggerimenti per migliorare alcuni stralci del testo, ha fatto esplicite richieste di ampliamento del proprio organico, per acquisire nuove competenze utili ai compiti che l’attendono, e ha chiesto di modificare la cosiddetta legge sul risparmio del 2005, che causerebbe il disallineamento italiano rispetto al mercato continentale. A questo proposito è necessario subito sottolineare come Rossi abbia convintamente rigettato l’ipotesi, formulata da Ania, di un eccesso di delega data all’Autorità di vigilanza, definendola “manifestamente infondata”. 

LE RESPONSABILITÀ DEI SUPERVISORI NAZIONALI 
L’arrivo di Solvency II sarà davvero una rivoluzione, tanto che Rossi ha richiamato più volte “l’importanza delle determinazioni che il Parlamento sta per assumere”. Il nuovo regime, come noto, richiederà standard di governance più robusti, che saranno tra i principali pilastri per la solvibilità: questa necessaria trasparenza è “un formidabile cambiamento rispetto all’attuale regime Solvency I, vecchio di trent’anni”.  Per raggiungere un elevato grado di armonizzazione continentale, la direttiva, ha ricordato Ivass, contiene pochissima libertà di scelta per gli Stati membri. Tuttavia sono stati definiti sei standard tecnici e 702 linee guida, la cui interrelazione produce un quadro di notevole complessità, anche “dipeso dalle pressioni di molte imprese europee, di vari Paesi, che durante il negoziato hanno insistito perché le formule di calcolo dei requisiti riconoscessero le peculiarità dell’una e dell’altra”. Un atteggiamento (l’Ivass non lo dice in questa circostanza) tenuto soprattutto dai mercati anglosassoni e del Nord Europa. Benché quindi, Solvency II sia un quadro regolamentare europeo armonizzato, l’applicazione resta in capo ai supervisori nazionali. Ecco perché, l’Ivass ha necessità di mantenere i poteri attuali o, magari, di ampliarli e acquisirne di nuovi. Alcune modifiche del decreto proposte dall’Autorità e alcune altre richieste di Rossi vanno proprio in questa direzione.   

NON C’È ECCESSO DI DELEGA 
Per quanto riguarda i nuovi poteri di controllo e indirizzo dell’Ivass, Rossi ha rigettato la tesi di un eccesso di delega, perché i “poteri aggiuntivi rispetto alle previsioni vigenti – ha spiegato –, ad esempio quelli sulla distribuzione degli utili, sono attribuiti all’Ivass accogliendo recenti raccomandazioni rivolte all’Italia dal Fondo monetario internazionale”. Solvency II prevede per le Autorità facoltà d’intervento di grande ampiezza e profondità proprio per controbilanciare il fatto che “il nuovo regime regolamentare consentirà alle imprese e agli esponenti aziendali valutazioni molto più complesse e discrezionali della propria situazione”. L’Ivass ha inoltre sottolineato la necessità di far leva “sul ruolo dell’Eiopa nella verifica comparata dei metodi di validazione, al fine di non compromettere il livellamento del campo di gioco in Europa”, sulla scorta di quanto già fatto nel sistema bancario. Rossi, in questo senso, ha chiesto che si rafforzi l’opera di integrazione della vigilanza bancaria e assicurativa, quella che portò proprio alla nascita di Ivass nel 2012. 

PIÙ POTERI, ANCHE SE SOFT 
In linea con le nuove libertà (condizionate) concesse ai Regolatori nazionali dal legislatore europeo, Rossi ha fatto esplicita richiesta di “attribuire all’Ivass il potere di tradurre la soft-law europea nel nostro ordinamento per mezzo di suoi regolamenti”: cosa su cui, tra l’altro, sarebbe d’accordo anche l’Ania. Al momento, secondo quanto prevede il decreto del governo, anche per il recepimento delle linee guida Eiopa si dovrebbe ricorrere a un iter parlamentare. L’ipotesi è definita, senza mezzi termini, “assurda”. Si finirebbe, ha sostenuto Rossi, col non adottare nessuna linea guida: “ne conseguirebbe l’isolamento dell’ordinamento italiano nel contesto europeo, con formidabili svantaggi competitivi per le nostre imprese assicuratrici, che non potrebbero ad esempio beneficiare di quanto in ambito europeo si farà in termini di convergenza delle regole e delle pratiche di vigilanza”. 

BASTA CON LA VECCHIA LEGGE SUL RISPARMIO 
Altra modifica legislativa che amplierebbe i poteri di Ivass, e che Rossi ha richiesto, è lo stralcio della normativa del 2005 sui prodotti finanziari e assicurativi, la cosiddetta “legge sul risparmio”, che aveva esteso il regime normativo del Testo unico della finanza, quindi la competenza della Consob, ad alcuni prodotti assicurativi ad alto contenuto finanziario: polizze di ramo III e V. “È opportuno interrogarsi – ha argomentato il presidente dell’Autorità – se questa vecchia previsione normativa sia ancora valida alla luce del nuovo quadro che va delineandosi in Europa”. Ovvero l’affermazione della peculiarità del settore assicurativo riguardo ai prodotti d’investimento: basti citare il Regolamento Ue 1286/2014, che consente ai Regolatori nazionali di vietare la commercializzazione di questi prodotti, oppure le direttive Mifid2, e Imd2 sulla distribuzione di prodotti assicurativi. “Questo netto orientamento, assente dieci anni fa – ha concluso Rossi –, dovrebbe secondo me far riconsiderare lo stralcio di competenze a suo tempo previsto dalla legge sul risparmio del 2005 e riunificare la funzione di vigilanza e tutela in capo all’Ivass”.  Il rischio di questa “persistente discrepanza fra norme europee e nazionali” sono sempre quelli di mettere l’Italia “in seria difficoltà nei confronti delle istituzioni europee”, accrescendo i costi per le imprese e ingenerando confusione nei consumatori.  

CERCASI ANALISTI FINANZIARI 
Alla luce di tutte queste nuove incombenze, attuali e auspicate, Rossi ha fatto esplicita richiesta di nuovo personale. L’Ivass “ha assoluto bisogno di adeguare le proprie risorse”, ma non ha alcuna intenzione di fare “assunzioni a pioggia”: si tratterà di immettere alcune nuove “conoscenze e capacità” di analisi e ingegneria finanziaria. Rossi ritiene pertanto “indispensabile allentare i vincoli di legge alla gestione dell’Ivass”, al fine di assumere nuove figure, rispettando però “strettamente i principi di economicità della gestione, di efficienza, di razionalità”, senza alcun onere a carico dello Stato.

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