Economia, tensioni in aumento dopo un 2025 stabile
Lo scorso anno l’economia e il commercio hanno avuto un andamento migliore di quanto i nuovi dazi Usa facessero temere. Per il 2026 invece c’è il timore di una crescita dei rischi geopolitici, finanziari e sociali
Pur in un contesto internazionale denso di tensioni geopolitiche, sociali e finanziaria, secondo Coface l’economia globale potrebbe crescere quest’anno del 2,6%, appena poco meno del +2,8% dello scorso anno. Con una crescita del commercio globale del 3,9%, il 2025 si è confermato un anno di stabilità nonostante le turbolenze, risultato da un lato di una resilienza rispetto alle incertezze che lo avevano annunciato dall’altra della capacità di adattamento delle imprese, soprattutto di quelle che operano sui mercati esteri.
Nell’anno appena iniziato i segnali parlano invece di un contesto di tensioni geopolitiche, nuovi rischi finanziari determinati da indebitamento e valutazioni degli asset, rischi macroeconomici alimentati dalle politiche statunitensi e rischi sociali e politici che possono crescere anche in Europa.
Coface prevede per gli Usa una crescita economica a +2,2% sostenuta dai consumi; in Europa la Germania sarà protagonista di un rimbalzo (+1%), la Francia è stimata a +0,9% mentre i paesi dell’Europa centrale potranno avere una crescita più marcata (Polonia +3,8% e passata da classe A4 a classe A3 di rischio paese per il credito). In Asia l’andamento non è uniforme, con la Cina in rallentamento (crescita +4,4%) e l’India che si rafforza (+6,1%).
In linea di massima, ci si attende un andamento neutro dei prezzi dell’energia, con un possibile calo del petrolio da 68 a 60 dollari al brent.
Il timore di uno shock al commercio determinato dai dazi Usa è stato ridimensionato dai fatti, con i volumi scambiati cresciuti del 3,9% e un tasso medio effettivo dei dazi calcolato a novembre ‘25 al 9,4%, contro il 36% stimato nel momento di maggiore tensione tra Stati Uniti e Cina. A beneficiare maggiormente del ridisegno delle catene del valore è stato il Vietnam, che ha visto crescere le importazioni negli Stati Uniti del 43%.
“Viviamo in un'epoca in cui la velocità del cambiamento supera ormai la capacità di anticiparlo con precisione, e in cui certezze che sembravano solide si rivelano, giorno dopo giorno, più fragili del previsto – ha commentato Xavier Durand, Ceo di Coface - Il 2026 è iniziato con una sensazione di complessità che non è passeggera ma strutturale. Eppure è inequivocabile che il commercio globale non è in ritirata ma si sta reinventando e le economie rimangono profondamente interdipendenti”.
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