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Coface vede tanti fronti di pressione per il Regno Unito

Oltre alle difficoltà dell’economia, il paese si trova a fare i conti con le dimissioni della prime minister scozzese, Nicola Sturgeon, ma spera di chiudere a breve con l’Ue il Protocollo dell'Irlanda del Nord

Coface vede tanti fronti di pressione per il Regno Unito
Il Regno Unito affronta alcuni disordini politici e una situazione economica difficile: Coface stima un calo del Pil nel Paese pari all'1% nel 2023. In questo contesto, le recenti (e inaspettate) dimissioni della prime minister scozzese Nicola Sturgeon vanno ad aggiungersi alle controversie affrontate dal primo ministro britannico sul futuro del Protocollo dell'Irlanda del Nord, l'accordo commerciale che garantisce all'Irlanda del Nord la presenza nel mercato unico dell'Unione Europea.

Le tensioni sul Protocollo dell'Irlanda del Nord, ricorda Coface in un’analisi, avevano portato alle elezioni parlamentari nell'Irlanda del Nord a maggio 2022 dopo le dimissioni in segno di protesta dell'allora primo ministro Paul Givan, del Democratic Unionist Party (Dup). Le elezioni hanno fatto sì che lo Sinn Féin, partito di sinistra che sostiene l'unificazione del Paese, sia diventato il più grande partito dell'Irlanda del Nord. Successivamente, il Dup ha boicottato l'Assemblea, disabilitando l'autogoverno dell'Irlanda del Nord.

Rishi Sunak, primo ministro britannico, ha inserito la risoluzione del Protocollo dell'Irlanda del Nord in cima alle priorità del governo, come evidenziato nel recente viaggio in Irlanda del Nord.

In Scozia, come accennato, Nicola Sturgeon (dello Scottish National Party, Snp) si è dimessa, dopo aver subito notevoli pressioni politiche negli ultimi mesi, in particolare dopo che la Corte Suprema britannica ha stabilito che un referendum sull'indipendenza scozzese è al di fuori dei poteri del parlamento scozzese, avrebbe quindi bisogno di un accordo con il Parlamento del Regno Unito. Tale pressione, e altre difficoltà politiche, l'hanno portata a dimettersi. A marzo 2023 si terrà un'elezione interna per eleggere il suo successore.

Queste pressioni potrebbero favorire l'unità del Regno

Sebbene si sia osservata una crescita del nazionalismo (indipendenza della Scozia e unificazione dell'Irlanda) dopo la Brexit, i sondaggi dicono che la Scozia rimane divisa sulla questione, e l'Irlanda del Nord è ancora favorevole a rimanere nel Regno Unito. In assenza di una maggioranza netta, i referendum restano improbabili nel breve periodo. Gli eventi recenti potrebbero spostare gli equilibri e indebolire le tendenze nazionaliste: una modifica del Protocollo dell'Irlanda del Nord potrebbe essere più accettabile per entrambi gli schieramenti politici in Irlanda del Nord. L'arrivo di un nuovo leader del Snp potrebbe sbloccare questa situazione di stallo. Gli attuali favoriti, Kate Forbes e Humza Yousaf, hanno una posizione moderata sull’indipendenza e non sembrano sostenere l'idea di un referendum de facto.

Ursula von der Leyen e Rishi Sunak hanno discusso del Protocollo lo scorso 27 febbraio, e secondo le previsioni potrebbe essere risolto prima del 7 aprile, Venerdì Santo, in modo rapido e simbolico. Tra pochi mesi, il Regno Unito potrebbe quindi ritrovarsi più unito di quanto non fosse un anno fa, non senza rischi e concessioni da tutte le parti (Dup, conservatori euroscettici e il nuovo leader Snp) per alleggerire le tensioni politiche a lungo termine.

Secondo Ernesto De Martinis, ceo di Coface in Italia e head of strategy della regione Mediterraneo & Africa, “in una situazione economica già di per sé difficile per il Regno Unito, per cui si stima già un calo del Pil intorno all'1% nel 2023, le dimissioni di un primo ministro pro-indipendenza come Nicola Sturgeon, in Scozia, aumentano ulteriormente il grado di complessità. Nonostante la crescita del nazionalismo nel Regno Unito non accenni ad arrestarsi, le previsioni sembrano suggerire una risoluzione piuttosto rapida del Protocollo dell'Irlanda del Nord. Se così fosse, certamente il Paese si troverebbe ad essere più unito di quanto sia stato negli ultimi anni, ma non vanno sottovalutati i rischi economici connessi a una situazione politica ancora in divenire”.

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