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Le sfide e le opportunità aperte dal Covid-19

Il World Economic Forum ha fornito un proprio outlook sui rischi legati alla pandemia che aggiornasse il Global Risks Report di inizio anno. Le conseguenze della crisi si sentiranno per i prossimi 18 mesi, ma gli esperti lanciano un appello a cogliere l’occasione di cambiare in meglio

21/05/2020
La pandemia causata dal coronavirus ci ha costretti, come società globale, a metterci davanti allo specchio e a fare i conti con le nostre debolezze nascoste e i nostri difetti mai corretti. I difetti della società globalizzata con cui facevamo i conti prima di fine febbraio sono stati solo temporaneamente messi da parte dagli eventi immediati e drammatici della pandemia, ma ora rischiano di riemergere in un contesto che è cambiato con una nuova forza e conseguenze ancora meno prevedibili. Cambiamenti climatici e impatto ambientale, rischi tecnologici, migrazioni, produttività globale in calo, guerre commerciali, tensioni politiche e sociali, rischiano di venire amplificate da un contesto di crisi sanitaria ed economica che riguarda praticamente tutto il pianeta.
Per sondare questi aspetti in prospettiva futura, il Global Risks Advisory Board del World Economic Forum, con la collaborazione di Marsh & McLennan e Zurich Insurance Group, ha sondato l’opinione di quasi 350 risk manager, a cui è stato chiesto di valutare le prospettive per i prossimi 18 mesi e di classificare le loro maggiori preoccupazioni in termini di probabilità e conseguenze per il pianeta e per le attività economiche. Le conclusioni dell’indagine, pubblicate nel Covid-19 Risks Outlook: A Preliminary Mapping and Its Implications, evidenziano che una recessione mondiale prolungata, l’elevata disoccupazione, un’altra epidemia e il protezionismo sono le principali preoccupazioni delle aziende già nel breve termine, in un momento in cui sono impegnate a ripartire e, in parallelo, a fare i conti con le necessarie revisioni di modelli di business e strategie di approvvigionamento. 
L’invito che esce dal report riguarda la necessità che, in un simile contesto, i governanti dei diversi paesi inizino a collaborare per mitigare una possibile escalation delle criticità emergenti, andando oltre la gestione dell’impatto immediato della pandemia e cogliendo invece l’occasione della crisi per ricostruire sistemi economici più sostenibili, resilienti e inclusivi.

I risk manager preoccupati per il contesto globale
Le preoccupazioni che emergono dai 350 risk manager interrogati rispetto alle conseguenze del Covid-19 sulla propria impresa riguardano soprattutto una prolungata recessione dell’economia globale (63% dei rispondenti), il 52% è preoccupato per un’impennata dei fallimenti aziendali, il 50% teme un aumento degli attacchi informatici e delle perdite di dati dovuti ai cambiamenti nei modelli di lavoro, un altro 50% inserisce nelle proprie risposte l’incapacità delle industrie o dei settori in determinati paesi di recuperare adeguatamente. Seguono tra le risposte più scelte l’interruzione prolungata delle supply chain globali (48%), un inasprimento del blocco degli spostamenti transfrontalieri di persone e merci (43%) e il manifestarsi di un nuovo focolaio globale di Covid-19 o di un’altra pandemia (35%). Pensando al contesto globale, i risk manager si mostrano preoccupati da eventualità che possono in ogni caso impattare sul business: ai rischi già elencati si aggiungono la possibilità di una crescita dei livelli di disoccupazione strutturale, soprattutto tra i giovani (49%) e un indebolimento delle strutture fiscali nelle principali economie (45%). 
Come da abitudine per le analisi fornite dal Wef, sono state raccolte le opinioni anche di personalità del mondo scientifico e intellettuale rispetto alle opportunità che potrebbero derivare da questo momento di effettiva disruption per migliorare le condizioni di difficoltà di cui il mondo era consapevole già prima del coronavirus. 

Non sospendere il percorso verso la sostenibilità
Priorità economiche e bilanci statali sotto stress rischiano di creare uno stallo nel percorso verso la sostenibilità ambientale che era stato intrapreso, tanto che il 18% degli intervistati ravvisa un rischio di sospensione degli investimenti nelle politiche sul clima. Le analisi sull’inquinamento svolte in questi ultimi due mesi hanno mostrato un calo delle emissioni inquinanti concomitanti con le misure di lockdown e i blocchi produttivi, ma è evidente che la ripresa delle attività potrebbe ristabilire il livello precedente. Per lo studio del Wef è necessario non perdere le tendenze emerse pre-Covid e nello stesso tempo considerare come far proseguire le scelte fatte in questi mesi, rispetto a nuove pratiche lavorative e di trasporto, che potrebbero consolidare una svolta verso un minore impatto ambientale. Al contrario, il rischio è che lo sforzo per il recupero economico abbia come vittima proprio i criteri di sostenibilità. L’emergenza potrebbe far regredire il percorso fatto fino ad oggi, destinando gli investimenti previsti ad altre priorità e riducendo gli impegni presi rispetto al climate change.

Il potenziale negativo delle preoccupazioni sociali 
Il 40% degli intervistati ha manifestato la preoccupazione per una nuova ondata pandemica, e il 30% la ritiene addirittura  probabile. Oltre al rischio legato alla salute delle persone e alla tenuta dei sistemi sanitari, un nuovo periodo di chiusura avrebbe conseguenze ancora più gravi, perché andrebbero a incidere su una struttura sociale già provata. Il primo tema da monitorare riguarda la disoccupazione derivante dalla crisi economica (ritenuta una preoccupazione a livello mondiale dal 43% degli intervistati), che oltre alla possibilità di spesa tocca gli aspetti del benessere individuale e del rischio di forti tensioni sociali. Ma la disoccupazione potrebbe arrivare anche da un’accelerazione nei percorsi di automazione delle imprese, che il 25% degli intervistati ritiene altamente probabile come soluzione aziendale nella fase il rilancio.
Un terzo degli intervistati si aspetta a medio termine anche il tracollo di qualche economia in via di sviluppo, con importanti impatti umanitari, ma sono evidenziati anche i rischi relativi alla riduzione delle libertà personali, al benessere individuale, alle prospettive educative dei giovani, e al livello di ricchezza che sarà disponibile per le generazioni che entreranno nel mercato del lavoro.

Sempre più legati alle tecnologie
Se non fossimo stati in un’era tecnologica, le conseguenze del lockdown sarebbero state ancora più gravi. In prospettiva, l’esperienza potrebbe portare con sé un nuovo slancio per tutte le forme digitali di economia e di socializzazione, ma la maggiore dipendenza aumenta anche i rischi di cybersecurity, tanto che si potrebbe aprire un nuovo confronto tra tecnologie e governance. Il tema è sentito dai partecipanti alla survey del Wef: secondo il 38% degli esperti di rischio intervistati, i nuovi modelli di lavoro aumentano le minacce di attacchi informatici e di frode su dati, mentre l’adozione repentina di tecnologie prima non utilizzate ha portato a nuovi rischi di frammentazione digitale, violazioni della privacy e digital divide.
L’opportunità, conclude lo studio, è di cogliere quest’occasione di rottura per ripartire in modo migliore, lungo le direttive di un sistema globale più sostenibile ed equilibrato verso tutti. 

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