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Demozzi: “Rinnovamento di valori, ma anche di persone”

Per qualcuno è il Renzi del mondo agenti, un ‘rottamatore’ generazionale. Claudio Demozzi, segretario provinciale Sna a Trento e candidato alla presidenza nazionale, sorride del paragone e spiega in questa intervista esclusiva i valori che animano Intermediari Uniti, e perché il prossimo congresso del sindacato sarà davvero decisivo

Demozzi: “Rinnovamento di valori, ma anche di persone” hp_stnd_img
Parlantina sciolta, da grande venditore e forse da politico. Non per niente qualcuno lo ha già accostato a Renzi, il sindaco ‘rottamatore’ di Firenze. Certamente Claudio Demozzi in comune con l’esponente del Pd ha la giovane età (almeno in rapporto alla media della categoria professionale) e la voglia di nuovo, di cambiamento di certe liturgie sindacali, “e anche di persone, diciamolo pure”. Agente plurimandatario a Trento, e presidente provinciale Sna (confermato appena prima di Natale, all’unanimità), si è dimesso nei mesi scorsi dall'esecutivo nazionale, è stato il primo a candidarsi ufficialmente alla carica di presidente del sindacato, e in vista del congresso di gennaio a Milano sta girando l’Italia in lungo e in largo, convinto che stavolta ‘o la va o la spacca’, e che davvero si è arrivati ad una svolta epocale.

Dottor Demozzi, i tempi sono maturi per un cambiamento vero secondo lei?

Ci sono tutte le condizioni, nella nostra categoria professionale e anche nel Paese, per credere alla necessità di un colpo di reni, di una svolta profonda. Del resto l’alternativa per Sna qual è? Altri anni di galleggiamento burocratico, sempre più ‘scollati’ dalla realtà? Credo che nessun collega dotato di un po’ di amore per questo mestiere straordinario che è l’assicuratore possa davvero volerlo.

Ma quando è iniziato il declino?

Guardi, io credo che la presidenza Ghironi, molto lunga e certo non immune da errori, avesse comunque conservato un merito: la sensibilità di pensare, e agire, nella direzione della protezione reciproca e della solidarietà con i colleghi in difficoltà. Valori completamente scomparsi con la gestione Metti, che ha visto un arroccamento dello Sna su posizioni di totale chiusura, di mancanza di dialogo esterno e con le istituzioni del settore che ci ha confinati in un angolo. Ora dobbiamo ripartire davvero.

Lei è il leader di una corrente di pensiero, Intermediari Uniti, che si propone di innovare profondamente regole, metodologie e obiettivi dello Sna. Che rapporti avete con altre realtà che chiedono il cambiamento, come Il Coraggio di Cambiare?

Diciamo di reciproco rispetto: è abbastanza diplomatica come risposta? Seriamente: ben venga davvero il contributo di tutti coloro che davvero vogliono guardare al futuro. Però noi siamo stati trasparenti, io mi sono fatto avanti subito. Altri mi pare stiano tergiversando, se non anche contrattando di nascosto. Il rischio è arrivare, come da tradizione, al mercanteggiamento della notte precedente al congresso. Mentre noi vogliamo trasparenza assoluta.

Lo Sna casa di cristallo, per usare una sua espressione…

E’ così: ma lo sa che in questi ultimi mesi ci sono stati iscritti costretti a ricorrere a procedure giudiziarie per aver accesso ad atti di spesa del sindacato? Ma le pare possibile? Noi vogliamo un sindacato forte e innovativo, che riporta al centro il ruolo delle sezioni provinciali, del territorio e che soprattutto si confronta con tutti gli iscritti prima di prendere decisioni importanti. In una parola: una struttura davvero democratica.

Vi dovete confrontare con un mercato in contrazione: gli agenti resteranno davvero al centro del business assicurativo, dottor Demozzi?28bd3bb9-c76f-4da5-b000-24d100f53059

Devono assolutamente restarci, e ne hanno le potenzialità. Il mercato lo conosciamo: nei Danni, non cresce da 10 anni, e i canali cosiddetti innovativi hanno portato risultati modesti. Solo il Vita fa eccezione, per  Poste e bancassicurazione.  Noi agenti dobbiamo tornare a trainare il mercato, a far crescere la torta. Ma certo per riuscirci ci serve anche un rapporto nuovo con le compagnie, un dialogo vero e non il muro contro muro sia con Ania che con Isvap. E naturalmente anche prodotti e strategie che vanno messe a punto a tavolino, non si improvvisano.

Lei è un agente plurimandatario: è il futuro della categoria?

Io sono plurimandatario, ma anche figlio d’arte: e prima con mio padre eravamo monomandatari. Poi, anche analizzando il nostro contesto di provincia di confine, e con caratteristiche di particolare dinamismo, il plurimandato ci è parsa soluzione più adeguata. Ma attenzione: plurimandato non significa quante compagnie rappresenti, ma scegliere di volta in volta sul mercato le proposte con cui più ti senti in sintonia, e che credi meglio rispondano alle esigenze dei tuoi clienti. Non svicolo però dalla sua domanda: il punto secondo me non è agente mono o plurimandatario. E’ essere veri professionisti, dotati di autentica autonomia, competenza, capacità decisionale.

In tutto ciò, dal sindacato cosa è lecito aspettarsi?

Il sindacato, e Sna in particolare, deve essere sempre al fianco dei suoi iscritti, e in posizione di avanguardia e proposta. Cercare il dialogo, sempre: con gli agenti, e con le altre componenti del nostro mercato. Faccio un esempio concreto: i Gruppi Agenti. Ben sappiamo che, in questi anni, la conflittualità con gli stessi è stata elevatissima, e l’ambiguità forte. Non credo che necessariamente il presidente di un Gruppo non possa avere anche un ruolo centrale nel sindacato: ma tendenzialmente sarebbe meglio tenere separati i due profili. E se proprio ci deve essere sovrapposizione di ruolo, allora che sia almeno trasparente la posizione della persona, dentro una cornice regolamentare ampiamente condivisa dalla base della categoria. Altrimenti si arriva poi al meccanismo delle sanzioni, come successo di recente: che non credo sia un momento positivo per nessuno.

In ogni caso, la sua lista propone un ‘repulisti’ molto forte, anche generazionale…

Sì, inutile girarci attorno. Non stiamo parlando solo di valori e princìpi, ma anche di persone. Per chi da tanti anni ha ruoli centrali nel sindacato e nella categoria credo sia arrivato il momento di fare un passo indietro. Il che non significa ritirarsi dalla vita del sindacato: ma riconoscere che certe svolte, certi passaggi innovativi camminano sulle gambe degli uomini. Che non possono essere sempre quelli, ‘buoni’ per tutte le stagioni.

Facciamo un’ipotesi dottor Demozzi: lei ottiene un buon risultato, ma non vince le elezioni. Che fa? Lascia lo Sna e fonda un altro sindacato?

Io non uso assolutamente l’arma del ricatto: mi presento al Congresso con un progetto forte, e con un consenso che avverto reale e attivo, durante gli incontri che sto facendo in tutta Italia, ma anche grazie ai contatti web sul mio sito www.claudiodemozzi.it, straordinario strumento di relazione e confronto a distanza, anche se assolutamente non sostitutivo degli incontri di persona, che continuo a prediligere. Comunque no, non fonderò un nuovo sindacato, non uscirò dallo Sna. Ma certamente quando la distanza tra i vertici e la base di una organizzazione è così profonda, diventa difficile arrestare le forze centrifughe che spingono verso scelte scissioniste. Peraltro già in passato questo è successo con la nascita, anche se in tempi e con motivazioni diverse, di Csa e Unapass. E identico esempio lo troviamo dentro molti Gruppi Agenti. Le minoranze, se inascoltate, tendono a trovare altre platee da dove esprimere le proprie idee. Ma sono certo che il buon senso alla fine prevarrà e nessuno si allontanerà dalla casa comune: il Sindacato Nazionale Agenti.

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