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Congresso Sna: cambia lo statuto, ma il tema caldo è Fpa

Giovedì e venerdì scorsi, si è svolta a San Marino la due giorni del principale sindacato degli agenti. Ampio e articolato il dibattito sulla relazione dell’Esecutivo: grande coesione sul Ccnl dipendenti e sul rapporto con i gruppi aziendali, mentre preoccupa il fondo pensione

23/11/2015
È iniziato alle 16.45 di giovedì scorso, 19 novembre, con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli attacchi terroristici di venerdì 13 novembre a Parigi, la prima giornata del 48esimo congresso nazionale del Sindacato nazionale agenti, in programma all’Hotel Best Western Palace della Repubblica di San Marino. 
La due giorni di congresso ha avuto al centro la modifica dell’articolo 16 del capo VI dello statuto riguardante il riconoscimento dei gruppi agenti all’interno del sindacato. Il dibattito e l’approvazione del nuovo testo è avvenuta in sessione straordinaria con cinque voti contrari sui 300, tra presenti e deleghe. 

La modifica dello statuto ha lo scopo di allargare il perimetro associativo di Sna. Lo ha spiegato il presidente Claudio Demozzi nel corso della sua relazione morale e finanziaria: “si tratta – ha detto il numero uno di Sna – della presa d’atto di un mutato scenario, caratterizzato oggi da un numero di gruppi agenti che è superiore a quello delle compagnie e che fa sì che in alcune realtà aziendali coesistano cinque, sei o addirittura nove gruppi agenti”. 
Essenzialmente cambiano due cose: la definizione di gruppo agente, i cui membri non devono più per forza operare per lo stesso gruppo finanziario, e la soglia minima, pari al 25%, di agenti aderenti al gruppo aziendale che devono essere iscritti al sindacato. 

È FPA IL NERVO SCOPERTO 
Tuttavia il dibattito sulla modifica dello statuto è risultato marginale rispetto al tema che più sta impegnando gli agenti in questi mesi: la sorte del fondo pensione. Gran parte della relazione dell’Esecutivo nazionale è stata dedicata al percorso e alle motivazioni che hanno portato Sna a non firmare l’accordo proposto dal commissario straordinario, Ermanno Martinetto, e alla scelta di ricorrere al Presidente della Repubblica. Fpa è il vero nervo scoperto che agita da dentro il sindacato, il quale su altri punti è parso molto compatto: uno su tutti il nuovo Ccnl dei dipendenti d’agenzia.
È abbastanza chiaro come tra i presenti, 351 su 430 (10 su 26 tra i presidenti di gruppo agenti), ci sia un misto di fiducia e preoccupazione nei confronti delle decisioni dell’Esecutivo su Fpa: non è emerso nell’assise un reale fronte interno che contesti apertamente la strategia di Sna, ma sulla decisione finale di non firmare l’accordo ci sono stati alcuni distinguo. Il più convinto oppositore della linea dura a oltranza è stato l’ex presidente del fondo, Francesco Pavanello. 

LA RELAZIONE TRA CCNL, STATUTO E FONDO 
Nella prima giornata c’è stata la presentazione della relazione morale e finanziaria dell’Esecutivo nazionale. La presidenza del congresso era composta dal presidente Gaetano Vicinanza (coordinatore dell’Emilia Romagna) e dai vice presidenti Franco Staglianò (presidente provinciale di Siena) e Riccardo Bogogna (presidente provinciale di Arona). Dopo una breve introduzione sui numeri del settore assicurativo e sulla necessità per gli agenti di “agganciare le reti agenziali al flusso di nuova produzione proveniente dai cosiddetti canali alternativi”, il grosso della relazione del presidente, come detto, si è concentrato sulla modifica dello statuto e sulla questione del Fondo pensione agenti. 

La relazione ha toccato anche i punti su cui l’Esecutivo rivendica alcune vittorie. In primis, il nuovo contratto nazionale dei dipendenti di agenzia: “il nuovo Ccnl – ha annunciato Demozzi – non ha originato alcun provvedimento sanzionatorio a carico di agenti ed esiste una sola vertenza giudiziaria, intrapresa da Fisac-Cgil davanti al giudice del lavoro di Napoli, che ha tentato di mettere in dubbio la legittimità del nostro contratto e che in primo grado si è conclusa con esito a noi favorevole”. 
Il passaggio su Fpa è stato molto lungo e circostanziato. Demozzi continua a ribadire la strategia, essenzialmente legata ai pareri legali di Maurizio Paniz e Stefania Fullin, che hanno sconsigliato di sottoscrivere il piano predisposto dal commissario straordinario. “Il sindacato – dicono gli avvocati – rischierebbe di esporsi verso gli iscritti e i pensionati, iscritti e non, i quali potrebbero invocare una sua responsabilità per avere disposto illegittimamente di un loro diritto, invece intangibile”. 

Il sindacato rigetta il ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo perché costituirebbe un costo sociale troppo alto che gli agenti non possono permettersi. Demozzi ha invitato, pertanto, i singoli gruppi agenti a non contrattare con le compagnie una nuova forma di pensione integrativa, ma di restare in Fpa per difenderlo insieme al sindacato. 
L’Ania, ha aggiunto, è tenuta a rispettare gli accordi sul fondo, “fino alla stipula di nuovi eventuali accordi collettivi sulle pensioni, che dovranno necessariamente coinvolgere direttamente tutti gli interessati. E qualche singola compagnia, grande o piccola – ha sottolineato Demozzi – non creda di potersi sottrarre a tali impegni attraverso l’escamotage dell’uscita dall’Ania”. 

SE LE COMPAGNIE VOGLIONO I PIP 
È qui che Pavanello ha replicato, sostenendo il pericolo della fine imminente del fondo. “Non condivido la strategia – ha detto –, e la realtà sarà dura. Non condivido la rigida contrapposizione al piano fatta attraverso cause collettive o esplorative: costituirebbe un lasciapassare per i progetti delle compagnie che hanno interesse a stipulare singoli Pip con gli agenti. Se fra un anno saremo senza Fpa mancherà l’ultimo caposaldo della contrattazione collettiva. Una volta arrivati al commissariamento, Sna doveva presentare un piano di equilibrio alternativo”. 
Gli ha risposto indirettamente (ma anche un po’ direttamente) Francesco Libutti, componente dell’Esecutivo, sottolineando che la proposta della trasformazione di Fpa in un Pip ha come sottostante la volontà delle compagnie di portare la previdenza degli agenti internamente e se il destino del fondo sarà comunque quello di finire nelle casse delle imprese, “bisogna lottare fino alla fine e le cause legali saranno opportune”. 

IL RISCHIO FRATTURA GENERAZIONALE 
Il dibattito su Fpa e sulla relazione ha avuto grande spazio anche nella seconda giornata di congresso, dopo il voto di approvazione sul cambio dello statuto e gli interventi di Pierpaolo Marano, esperto e docente di tematiche assicurative e dell’avvocato Annarosa Molinari che ha approfondito il tema della concorrenza sleale e della proprietà dei dati. 
La sezione provinciale di Padova ha presentato una mozione sul rischio che la strategia di Sna porti a una “frattura generazionale”: un eventuale blocco dei versamenti squilibrerà ancora di più il fondo a livello prospettico. È stata anche avanzata la proposta di “un referendum nazionale per poter scegliere il futuro del Fondo pensione agenti”, senza tuttavia che se ne specificassero le modalità. 

Con posizioni più nette è intervenuta Giorgia Pellegrini, dichiarando che quanto spiegato da Pavanello “rappresenta la posizione tecnica della provinciale di Roma”, e rispedendo al mittente le accuse di essere in qualche modo vicino alle posizioni di Anapa o delle compagnie. “È giusto alzare molto il tiro in un negoziato – ha chiosato – ma a un certo punto bisognava trattare”. 
Roberto Soldati, invece, delegato provinciale di Brescia, ha difeso l’operato generale dell’Esecutivo nazionale, perché “la strategia su Fpa non preclude alcuna altra soluzione”. 

Nella replica che ha chiuso il congresso, Demozzi ha chiesto a chi è contrario alla strategia dell’Esecutivo su Fpa di portare dei pareri legali a supporto di una nuova ipotetica soluzione. In conclusione, ha fatto i complimenti a chi “alle 18 di venerdì sera si ferma a dibattere”, sottolineando di non voler sentire “il piagnisteo di chi dice che non si discute abbastanza e poi se ne va”.

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