Insurance Trade

Ius variandi e tacito rinnovo: il patto assicurativo è in crisi?

Il risultato dell’introduzione di queste due clausole è un contratto sempre meno vincolante e sempre più esposto a dinamiche di breve periodo. Alla base di tutto, ricorda Mario Cipriano, presidente di Uea, devono rimanere i principi di fiducia, mutualità, sussidiarietà e complementarietà, che consolidano una responsabilità condivisa

Ius variandi e tacito rinnovo: il patto assicurativo è in crisi?
Negli ultimi anni, il settore assicurativo ha vissuto un’evoluzione profonda, segnata dall’introduzione di nuove clausole contrattuali che stanno ridefinendo il rapporto tra compagnia e cliente. Tra queste, assumono un ruolo centrale due elementi distinti, ma strettamente connessi: l’abolizione della clausola di tacito rinnovo e l’introduzione dello ius variandi. Due strumenti che, letti insieme, delineano un cambiamento strutturale nella natura stessa del contratto assicurativo. Tradizionalmente, la clausola di tacito rinnovo rappresentava una garanzia di continuità. Il contratto si rinnovava automaticamente, salvo disdetta, assicurando al cliente una protezione stabile nel tempo. Questo meccanismo non era solo una comodità operativa, ma incarnava un principio fondamentale: la permanenza del rischio in capo all’assicuratore e la conseguente stabilità del rapporto fiduciario. L’abolizione del tacito rinnovo ha interrotto questa continuità, introducendo una logica di rinnovo esplicito che, pur rafforzando la libertà contrattuale, espone il cliente a un rischio concreto: quello della mancata copertura. In assenza di un’azione consapevole e tempestiva, la protezione assicurativa può venire meno, con conseguenze potenzialmente gravi. 

Una l'estensione dell'altra

Parallelamente, si è diffusa la clausola dello ius variandi, che attribuisce alla compagnia la facoltà di modificare unilateralmente premio e condizioni di assicurazione. Il cliente si trova così di fronte a una scelta binaria: accettare la nuova proposta oppure rinunciare alla copertura e rivolgersi ad altri assicuratori per rinegoziare, nella stragrande maggioranza dei casi in pejus, la propria copertura assicurativa. In apparenza, si tratta di una semplice opzione contrattuale; nella sostanza, essa incide profondamente sull’equilibrio del rapporto. Le due clausole, seppur distinte, sono legate da una relazione evolutiva: la deroga al tacito rinnovo rappresenta l’estensione naturale dello ius variandi. Se quest’ultimo consente alla compagnia di modificare le condizioni economiche, l’assenza di rinnovo automatico completa il quadro, liberando entrambe le parti dai rispettivi obblighi contrattuali alla scadenza. Il risultato è un contratto sempre meno vincolante e sempre più esposto a dinamiche di breve periodo. 

Quali valori, alla base del patto

Questa trasformazione solleva interrogativi rilevanti sul piano sistemico. Il contratto assicurativo non è un semplice scambio commerciale, ma si fonda su un equilibrio delicato tra rischio, protezione e fiducia. Il ruolo dell’intermediario è dunque quello di affiancare il cliente nella ricerca delle coperture più adatte, assicurando che tale patto di fiducia sia solido e duraturo. Un patto che non può essere messo in discussione, pena il venir meno della stessa funzione sociale dell’assicurazione. Alla base di tutto devono permanere i principi di fiducia, mutualità, sussidiarietà e complementarietà: valori che hanno sorretto nei secoli la crescita e la resilienza del settore, consolidando una responsabilità condivisa verso sé stessi e verso le generazioni future. E dunque fiducia: Eureka!, avrebbe detto Archimede. . La fiducia è la vera ricetta del successo del sistema assicurativo.
 
Se viene meno la fiducia

Ma cosa significa, concretamente, fiducia in questo contesto? Significa sapere che, se dovesse accadere l’imprevisto, si può contare su una protezione reale, su una risorsa in grado di sostenere la stabilità economica e familiare. È questa la protezione che gli intermediari sentono come responsabilità autentica: essere presenti, attenti, puntuali, fino a rincorrere il cliente per evitare un’interruzione di tutela. Eppure, proprio le nuove clausole rischiano di incrinare questo equilibrio. Se la compagnia può aumentare il premio a proprio giudizio e il contratto non si rinnova automaticamente, il rischio è che, nel momento in cui la tariffa diventa più elevata, la copertura venga meno o diventi economicamente insostenibile. In altre parole, si attenua l’assunzione piena del rischio da parte dell’assicuratore, elemento essenziale del contratto. Perché, se viene meno questo patto di fiducia, crolla l’intero edificio dell’assicurazione. L’alea, il rischio che l’assicurato trasferisce all’assicuratore, è parte essenziale e ineliminabile dell’attività..


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli correlati

I più visti