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Sna, Demozzi ancora presidente

Il sindacato di categoria sceglie la linea della continuità: l'intermediario di Trento, giunto alla sua quarta elezione, è stato confermato alla guida della sigla degli agenti assicurativi. La nomina è arrivata lo scorso venerdì, al termine di un congresso online in cui sono stati toccati tutti i temi caldi della professione

25/09/2020
Nessuna sorpresa, tutto è andato secondo copione: come ampiamente prevedibile (e previsto), Claudio Demozzi resta presidente dello Sna. Il sindacato nazionale degli agenti assicurativi sceglie la linea della continuità e mantiene così alla tolda di comando l'agente plurimandatario di Trento che guida l'associazione di categoria dal 2012. Per Demozzi si tratta del quarto mandato: dopo la nomina avvenuta otto anni fa, il presidente era stato infatti riconfermato già nel 2014 e nel 2017. Il nuovo esecutivo resterà in carica per i prossimi tre anni.
La conferma di Demozzi è arrivata venerdì 25 settembre, al termine del 53esimo congresso nazionale del sindacato. Alla presenza di 401 aventi diritto su un totale di 444 che hanno consentito di raggiungere un tasso di partecipazione superiore al 90%, l'elezione della lista di Demozzi, l'unica presentata, si è risolta in una sorta di plebiscito: 363 voti favorevoli e 22 schede bianche, per un livello di consenso che si attesta poco sopra la soglia del 90%. Il nuovo esecutivo, oltre al già citato Demozzi nella carica di presidente, risulta così composto: Elena Dragoni (vice presidente vicario), Sergio Sterbini (vice presidente), Marcello Bazzano, Battistina Ferraro, Fabio Antonio Luca Occhiuto, Paolo Bullegas, Maurizio Ragni, Angela Occhipinti, Gaetano Vicinanza, Emiliano Ortelli e Sandro Pini.

AGENTI NELLA PANDEMIA
Il congresso è stato celebrato con un inedito format online per questioni di sicurezza legate alla pandemia di coronavirus. “Pochi amano quanto me il contatto personale con i militanti, con gli iscritti”, aveva scritto Demozzi agli associati, rispondendo a una serie di richieste arrivate dalla categoria. “Purtroppo però, i pareri legali e il buon senso ci hanno indotti alla convocazione del congresso nell'unica modalità che oggi è consentita, che è quella a distanza”, aveva proseguito il presidente, sottolineando che alla base della decisione c'era “la salute di centinaia di iscritti e dei rispettivi familiari”, nonché la “pesante responsabilità in capo a chi organizza la manifestazione in caso di contagio o di mancato rispetto delle rigide norme di sicurezza anti Covid-19”.
Il coronavirus, com'è inevitabile, ha dominato anche larghi tratti della relazione letta da Demozzi in apertura del congresso. “Nei primi sei mesi del 2020 la crisi ha determinato la più profonda caduta del Pil mai registrata in Italia e in Europa”, ha osservato il presidente. Le proiezioni parlano per l'Italia di un rallentamento dell'attività economica del 10,7% nel 2020, a cui dovrebbe seguire un rimbalzo del 6,6% nel 2021. Bene, ma non abbastanza per compensare le perdite che saranno registrate nel corso di quest'anno dalla gran parte dei settori produttivi. Inclusi, ovviamente, anche gli intermediari assicurativi.

L'IMMOBILISMO DELLE COMPAGNIE
Di fronte a questo scenario, a detta di Demozzi, le compagnie assicurative avrebbero fatto poco e nulla a favore degli agenti. “Il sindacato ha denunciato l’immobilismo delle imprese, su questo fronte, ai gruppi agenti, all’Ania, all’Ivass, al ministero dello Sviluppo economico”, ha affermato. “Salvo rarissime eccezioni – ha proseguito – la risposta delle imprese è stata inaccettabile: sono stati erogati contributi simbolici, sono state effettuate operazioni di cassa travestite da contributi come il pagamento del rappel anticipato di uno o due mesi, la sospensione (solo sospensione, non abbuono) delle rate di rivalsa per sei mesi od un anno, la proroga di qualche giorno delle scadenze per la rimessa dei premi, l’aumento delle provvigioni sui nuovi affari”.
Demozzi, a tal proposito, ha citato la proposta di Sna di un contributo di almeno 30mila euro per agenzia. La somma, moltiplicata per un totale di circa 13mila agenzie, fa un totale di 390 milioni di euro. Ossia, ha proseguito, un impatto ridottissimo sui conti economici delle compagnie, con l'utile da 10,6 miliardi di euro registrato dal mercato nel 2019 “che si sarebbe ridotto a 10,3 miliardi”.

UN INVITO ALL'UNITÀ
Davanti a queste difficoltà, che si sommano alle tante questioni aperte per la categoria, Demozzi ha invitato tutti i colleghi all'unità. “Siamo tutti militanti sindacali, dunque partigiani: tra gli iscritti vige un patto di solidarietà e reciproca assistenza”, ha affermato. “Se al termine di questo congresso nazionale avrò ricevuto nuovamente la vostra fiducia – ha aggiunto – avremo dimostrato che il sindacato dei diritti è più forte dell’odio. Che in questo sindacato non c’è spazio per le faide, né per le correnti, né per le tifoserie contrapposte. I nostri veri avversari sono molti, ma non sono i colleghi”.
L'unità della categoria, ha fatto capire Demozzi, sarà fondamentale nella gestione dei temi più caldi della professione. A cominciare dal rinnovo dell'Accordo Nazionale Agenti, il cosiddetto Ana 2003, su cui è stato recentemente aperto un tavolo di confronto con i rappresentanti delle compagnie assicurative: sull'argomento i partecipanti hanno all'unisono invitato il nuovo esecutivo a proseguire lungo la strada intrapresa per ridefinire i dettagli di un accordo siglato ben 17 anni orsono, praticamente un'era geologica fa visti i tempi che corrono. Altro argomento di discussione, sollevato da Massimo Pegoraro, presidente della sezione provinciale di Sna a Padova, è stato poi il Provvedimento n. 97 emanato dall'Ivass lo scorso 4 agosto. Nello specifico, i partecipanti hanno chiesto uno sforzo maggiore per rivedere la norma che introduce l'obbligo di comunicazione alle rispettive mandanti degli accordi di collaborazione siglati fra intermediari. Il sindacato si è detto pronto a valutare ogni possibile strumento per richiedere un'abrogazione della disposizione, non escludendo anche un possibile ricorso al tribunale amministrativo.

LA VITA NEL SINDACATO
La discussione si è poi chiaramente soffermata anche sulla vita sindacale di Sna. Alcuni partecipanti, per esempio, hanno richiesto chiarimenti sulla gestione dell'ente bilaterale Ebisep e sul fondo sanitario integrativo Assicurmed. Altri si sono soffermati sull'entità delle quote di iscrizione e dei contributi sindacali, con la presentazione di due mozioni opposte: Pisana Liberati, presidente della sezione provinciale di Sna a Fermo, ne chiedeva la diminuzione per tentare di venire incontro ai colleghi colpiti dall'emergenza coronavirus, mentre Graziano Bisagni, presidente della sezione provinciale di Sna a Parma, auspicava un aumento dei contributi per effettuare investimenti in risorse umane che potessero potenziare i servizi di tutela e formazione per gli iscritti.
Tutti elementi che denotano l'inevitabile dibattito che non può non generarsi all'interno di un sindacato. Sempre però in un'ottica di confronto rispettoso e di condivisione dei medesimi obiettivi. “Non è la mia squadra da tutelare, ma l’unità di intenti, la coesione politica, la linearità sindacale, l’attenzione gestionale che io e la mia squadra abbiamo dimostrato essere possibili”, ha detto Demozzi nelle battute finali della sua relazione. “Vi esorto – ha concluso – a fare in modo che nessuno riesca più a rallentare questo treno in corsa. Vi sprono a evitare che il nostro sindacato possa rivivere la confusione delle lotte intestine, palesi o meno, la debolezza delle correnti e le infauste conseguenze della mala gestio”.

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