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Progetti per l'assicurazione utile

05/04/2019
Incertezze e paure producono esigenze legate al welfare e al bisogno di sicurezza contro i rischi della quotidianità. Si moltiplicano su questo presupposto i vari report sulla fragilità sociale, le analisi e gli approfondimenti da parte di società di ricerca, consulenti o compagnie di assicurazioni che contribuiscono progressivamente a delineare una fotografia di famiglie e imprese in affanno, alla ricerca di risposte capaci di fornire fiducia e protezione. 
In tempi in cui si dibatte di Quota 100, reddito di cittadinanza e carenze della sanità pubblica a fronte dell’invecchiamento della popolazione, il confronto sulla necessità di costruire un nuovo sistema di welfare si fa sempre più acceso e attuale. 
Lo scenario che ne emerge ci presenta costantemente una nuova realtà, fatta di esigenze dirompenti della popolazione, verso cui il settore assicurativo è chiamato a fornire soluzioni e a trasformare la conoscenza del problema in capacità di essere protagonista, e anzi artefice, di un nuovo sistema sociale.
Ma il ruolo che l’assicurazione potrà ricoprire non si limita alla proposizione della polizza. È tempo infatti di superare il concetto di “contratto assicurativo” a cui finora poteva essere abbinata una componente di servizio “ancillare”, che spesso veniva acquistata anche senza la necessaria consapevolezza da parte dell’assicurato.  
Questa prospettiva, nelle intenzioni delle compagnie, si sta rovesciando per  focalizzarsi su una più ampia offerta da costruire attraverso le partnership con una serie di interlocutori, dal terzo settore alle associazioni di categoria, e riuscire a proporre, oltre alla polizza, anche un sistema di servizi (di assistenza in primis), tesi al supporto dell’individuo, della famiglia e del lavoratore. 
Ecco allora che, con questa visione, proprio il bisogno di welfare potrà condurre allo sviluppo dell’industria del welfare, come ha anche evidenziato una recente ricerca presentata a Roma da Mbs Consulting. 
La relazione tra bisogno e sviluppo dell’offerta non è circoscritta però solo al welfare ma, idealmente, può estendersi a tutti i rischi per il cittadino e il mondo imprenditoriale. E lascia ipotizzare innumerevoli ecosistemi e possibilità di partnership. 
Orientarsi in questa complessità significa tener conto di un’evidenza contenuta nell’undicesimo Rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza, realizzato da Demos &Pi e Fondazione Unipolis. Dall’analisi emerge quanto nei vari Paesi analizzati vi sia un ampio consenso al principio di “flexsecurity”: un concetto che, dal nostro punto di vista, introduce la riflessione sul confine tra le opportunità contenute nel termine flessibilità, e giustamente percepite dal cittadino, e i rischi dell’assuefazione alla precarietà, purtroppo applicabile a diverse “aree di esposizione” che le incertezze provocano nel nostro vivere quotidiano. 
Aiutare a tracciare la distinzione tra flessibilità e precarietà diventa così una delle leve basilari con cui muoversi negli ecosistemi in divenire, con l’obiettivo di evidenziare  esigenze latenti e dimostrare la componente di utilità anche in tutti i progetti che oggi  rientrano nell’ampio perimetro definito come “innovazione”. 
Sull’utilità e il reale bisogno, sia per il consumatore sia per il business del settore assicurativo, si potranno allora concepire altrettanti ecosistemi e altrettante collaborazioni in grado di aumentare il livello di consapevolezza, sicurezza e protezione in tutte le aree, o quasi, che i vari studi descrivono come fonte di preoccupazione per cittadini e aziende.

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