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Ecco il polo assicurativo di Intesa Sanpaolo

Formazione, investimenti, nuove assunzioni: il gruppo bancario fissa la corda per lanciare la scalata al ramo danni (non auto). Ieri, nel corso di un evento a Torino, sono stati presentati nei dettagli i piani di sviluppo nel segmento della protezione

21/06/2018
Dalle parole ai fatti, come era prevedibile. Intesa Sanpaolo conferma l’obiettivo del piano d’impresa 2018-2021: diventare la prima compagnia italiana nel ramo danni non auto. E ieri, nel corso di un evento a Torino, ha fornito i primi dettagli sulla strategia che intende adottare per tagliare il traguardo. Formazione, investimenti, nuove assunzioni: ecco come Intesa Sanpaolo punta a scalare il ramo danni.
“Ci rivolgeremo al cliente come garante dei suoi interessi”, ha esordito all’inizio della giornata Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo (nella foto), annuciando che il nuovo polo assicurativo di Ca’ de Sass avrà sede a Torino. “Faremo assicurazione nello stesso modo in cui abbiamo fatto banca”, ha poi aggiunto in chiusura del suo intervento. Sulla stessa linea anche Nicola Maria Fioravanti, responsabile della divisione Insurance di Intesa Sanpaolo, che ha sottolineato come “la trasformazione dell’offerta e del modello di business” sarà la chiave per rispondere alla sfida del futuro. “La propensione alla copertura assicurativa sta crescendo, ma resta comunque un gap rilevante rispetto ad altri paesi”, ha aggiunto, facendo capire che nel mercato c’è posto per tutti.

TRA PROTEZIONE E NUOVE TECNOLOGIE
Che il bisogno di protezione stia aumentando, seppur gradualmente, lo si capisce dai numeri portati da Nando Pagnoncelli. Dopo i saluti di Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte, e Chiara Appendino, sindaco di Torino, il presidente di Ipsos ha evidenziato come la percezione del rischio sia in crescita. E così pure il desiderio di coperture che, per il 53% della popolazione, possono essere tranquillamente trovate in banca.
Eppure, nonostante tutto, l’Italia resta un paese sotto-assicurato. “L’attenzione dei clienti è aumentata, però manca ancora il passaggio dal bisogno alla copertura”, ha constatato Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, nel corso della successiva tavola rotonda. A pesare, secondo Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass, sono anche le profonde trasformazioni che stanno attraversando il mondo. A cominciare da una tecnologia che crea nuove abitudini e pone nuovi rischi: “solo adesso – ha detto – le compagnie hanno iniziato ad attrezzarsi per fronteggiarli”.
Non solo rischi, tuttavia: le nuove tecnologie offrono anche nuove opportunità. E riuscire a coglierle sarà una delle chiavi per meglio rispondere alle esigenze del cliente. È quanto emerso nel corso della tavola rotonda animata da Salvatore De Rienzo, consulente di Egon Zehnder, Francesco Profumo, presidente della Compagnia di Sanpaolo, e Maurizio Montagnese, presidente dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo. Proprio l’innovazione di prodotto sarà una delle leve del gruppo nel mercato delle polizze.

OBIETTIVI ANCOR PIÙ AMBIZIOSI
I numeri presentati nel corso giornata ricalcano quelli dell’ultimo piano industriale: investimenti per 300 milioni di euro, formazione per 30.000 gestori, inserimento di 220 specialisti della protezione, 500 nuove assunzioni per la fase di post-vendita. Fioravanti ha affermato che, partendo dalla Idd, il gruppo strutturerà l’offerta sulla base dei bisogni della clientela. L’obiettivo è quello di rendersi in un partner degli assicurati, specializzato nell’offerta di soluzioni utili a superare le difficoltà di domani. Il tutto con una sempre maggior attenzione alla fase di post-vendita, considerata un tassello fondamentale per instaurare un rapporto di fiducia.
Se qualcosa è destinato a cambiare, sarà forse l’altezza dell’asticella. Lo ha fatto capire ironicamente Carlo Messina, ceo e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo: “se è vero, come dice Pagnoncelli, che l’interesse della popolazione si attesta al 53%, penso che dovremmo innalzare i nostri obiettivi”. Attualmente, ha aggiunto, “solo il 5,8% della nostra clientela bancaria si rivolge a noi per coperture assicurative: puntiamo ad arrivare al 18-20%, così da imporci fra le prime compagnie del mercato danni non auto”.

RISPARMIATORI POCO PREVIDENTI
L’Italia, com’è noto, è un paese di risparmiatori. Virtù, scaramanzia, forse paura: difficile a dire perché, fatto sta che il risparmio privato degli italiani è storicamente elevato. Numeri che fanno dell’Italia, come si dice a volte, “un Paese ricco in uno Stato povero”. E che devono essere tutelati per non disperdere quel tesoretto che, a fronte di un debito pubblico galoppante, rimane stabilmente uno dei punti di forza della nostra penisola.
Anche perché, come evidenziato da Giulio Tremonti, presidente dell’Aspen Institute Italia, il domani può far paura. L’allungamento della speranza di vita si accompagna a un progressivo arretramento del welfare state che, unito agli strascichi della recente crisi economica, rischia di avere pesanti ripercussioni sul tessuto sociale ed economico del nostro Paese. Ecco allora che diventa sempre più necessario tutelare il risparmio privato, trovando la collocazione ideale a questa ingente mole di liquidità.
Già, perché gli italiani, sebbene risparmiatori, appaiono poco previdenti. E preferiscono avere i soldi sotto il materasso in caso di imprevisto, invece di investirli in soluzioni che potrebbero consentire di superare più agevolmente questi imprevisti quando avvengono. È questa la principale evidenza emersa nel corso della tavola rotonda a cui hanno partecipato Giorgio Alleva, presidente dell’Istat, Gregorio De Felice, chief economist and head of research di Intesa Sanpaolo, Cristina Balbo, direttore regionale per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per Intesa Sanpaolo, e il già citato Nando Pagnoncelli. Il caso della salute è emblematico: tanta spesa out of pocket, pochissima quella intermediata.
 
IL NODO DELL’RC AUTO
Per quanto escluso da uno storytelling fatto per litote, il segmento dell’Rc auto resterà una linea di business di Intesa Sanpaolo: il gruppo già commercializza soluzioni per la mobilità su quattro ruote. E continuerà a farlo puntando, com’è sua caratteristica, sulla telematica. Se n’è parlato nel corso del confronto fra Alessandro Scarfò, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Assicura, Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari, e Fabio Sbianchi, ceo e fondatore di Octo Telematics. Il quadro che ne è emerso non lascia spazio a dubbi: la scatola nera è sempre più strategica per raccogliere informazioni e misurare il rischio in maniera accurata.
L’innovazione, tuttavia, non si ferma qui: si muove lungo direttrici di abitudini che cambiano rapidamente. “I giovani sono sempre meno propensi ad acquistare un’auto”, ha osservato Scarfò. Servono dunque coperture innovative, in grado di accompagnarsi ai paradigmi della nuova mobilità. “In futuro – ha aggiunto Scarfò – si potrà pensare a una soluzione che offra garanzie diverse per i differenti aspetti della mobilità, magari con garanzie temporanee che si attivano quando serve”.

ARRIVA IL CONSULENTE DEL BENESSERE
Il nuovo corso di Intesa Sanpaolo si caratterizza per una stretta collaborazione con la divisione Banca dei Territori: saranno i suoi 30.000 consulenti, distribuiti su 4.000 filiali, a gestire il rapporto con la clientela. La sfida è ardua, perché implica un passaggio da consulente finanziario a consulente dei rischi. O, per dirla con Stefano Barrese, a “consulente del benessere”. Secondo il responsabile della suddetta divisione, “l’assicurazione nasce per rimuovere l’incertezza, per guardare al futuro con maggior ottimismo”. Il consulente sarà quindi chiamato ad ascoltare le esigenze del cliente, presentando le soluzioni migliori per soddisfare i suoi bisogni. E magari facendo pure un po’ di educazione al rischio. “Il costo – ha osservato – è la scusa più semplice per non sottoscrivere un contratto. Ma una polizza non motor costa mediamente 200-400 euro all’anno: stiamo parlando di un caffè al giorno che potrebbe essere tagliato per prevenire i rischi di domani”.

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