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Moody's taglia i rating di Generali, Allianz Italia e Unipol

Il declassamento riflette l’esposizione diretta dei tre gruppi al debito sovrano italiano

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Il downgrade del rating sovrano del nostro paese da A3 a Baa2 del 13 luglio scorso fa intravedere in questi giorni il suo inevitabile effetto domino: l'agenzia americana Moody's ha infatti abbattuto la sua scure su 23 enti locali, fra cui 14 regioni e quattro città capoluogo; su Poste Italiane, Eni, Terna, Acea, tre istituzioni finanziarie e dieci banche, fra le quali Unicredit e Intesa Sanpaolo, e tre gruppi assicurativi italiani. Si tratta di Generali, Allianz Italia e Unipol.

Nel dettaglio la valutazione sulla solidità finanziaria di Generali scende da A1 a Baa1, sul debito senior da A2 a Baa2 con outlook negativo. Il rating di Allianz passa da A1 ad A3 sempre con prospettive negative, mentre l'outlook su Unipol, il cui rating è stato ridotto da A3 a Baa2, resta sotto revisione per un possibile downgrade.

Nonostante il rating di Generali rimanga un gradino superiore a quello sovrano italiano per effetto, si legge nella nota diffusa da Moody's, dell'ampia diversificazione e delle caratteristiche di prodotto flessibili che riducono l'impatto sul Gruppo delle tensioni sul debito", l'esposizione per tutti e tre i colossi assicurativi rimane consistente "sia in termini di investimenti in portafoglio che di profilo di business". 

Generali

A fine anno, i titoli di Stato italiani rappresentavano il 19%, pari a 46 miliardi di euro del reddito fisso in portafoglio di Generali. Un altro segno di debolezza, secondo Moody's, è rappresentato dal fatto che il 29% dei premi lordi contabilizzati sono stati realizzati dal Leone di Trieste in Italia. 

Moody però sottolinea anche l'ampia diversificazione degli investimenti di Generali e la flessibilità dei prodotti, che consente di rimanere un gradino sopra la valutazione del rischio-Paese. In particolare, oltre il 70% dei premi lordi contabilizzati nel 2011 provengono da Paesi non esposti (o minimamente esposti) al rischio sull'Italia. Inoltre un meccanismo di condivisione del rischio dei prodotti vita mitiga un po' l'esposizione al rischio di credito sovrano italiano.

Lo scenario italiano comunque non fa ben sperare l'agenzia di rating. La capacità di Generali di condividere ulteriori perdite patrimoniali con i contraenti diminuirà contestualmente alle crescenti perdite legate agli investimenti in portafoglio e alle politiche di vendita. Il business vita di Generali in Italia sarà sempre più sotto pressione a causa dell'indebolimento economico del Paese.

Unipol 

Su Unipol pesa chiaramente il capitolo Fonsai. La decisione di Moody's di mantenere sotto osservazione la compagnia per un un ulteriore downgrade è sostanzialmente motivata dall'operazione di fusione. Ad ogni modo a fine 2011, i titoli di Stato italiani rappresentavano il 47%, 7.1 miliardi di euro, del totale del portafoglio a reddito fisso di Unipol. A questo si aggiunge che il 100% dei premi lordi contabilizzati sono stati realizzati in Italia. 

Ma il problema, si diceva, è Fonsai. Moody's terrà acceso sulla solidità del capitale del nuovo gruppo, sulla qualità del portafoglio investimenti, sulla leva finanziaria, sulla qualità delle riserve sinistri di Fondiaria Sai (messe tra l'altro sotto osservazione dall'Isvap), e ovviamente sul rischio che comporta l'integrazione di diverse grandi operazioni di assicurazione. Va da sé, infine, che un ulteriore downgrade dell'Italia richiederà probabilmente una nuova penalizzazione di Unipol.


Allianz Italia 

Contraddittoria la situazione di Allianz Italia. Da un lato l'esposizione al debito sovrano italiano è imponente: circa il 60% del portafoglio a reddito fisso è rappresentato da titoli emessi a Roma, e ben il 100% dei premi lordi contabilizzati sono stati sottoscritti in Italia. Tuttavia, Moody's sostiene che la controllata di Allianz SE ha il beneficio del potenziale sostegno della casa madre. D'altra parte Allianz Italia è il secondo più grande operatore fuori della Germania, ed è costantemente uno dei maggiori contribuenti in termini di premi e risultato operativo.







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