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Cimbri, diventare grandi per investire all'estero

Secondo l'amministratore delegato di Unipol, reduce dall'odissea Fonsai, l'unico modo per crescere e svilupparsi è attraverso aggregazioni e acquisizioni

01/10/2012
La parola d'ordine è consolidare. Il mercato italiano si muove solo in questa direzione. E non solo in questi ultimi tempi di crisi industriali, mareggiate finanziarie e spread vari che si impennano e ricadono a ogni cambio di vento. Da sempre il capitalismo italiano è stato più incline a salvare l'esistente e crescere aggregando, mettendo in comune debiti e utili: poco spazio per nuovi player, un po' più per quelli stranieri.
Anche il mercato assicurativo non sfugge a questa regola e la storia di Aurora, Winterthur, Fondiaria e Sai ne sono gli esempi più significativi. Tutti accolti", più la Milano Assicurazioni, sotto una stessa bandiera: Unipol.

"Non è più possibile pensare di crescere per vie naturali, con autofinanziamenti o creando start-up". E' proprio l'ad di Bologna, Carlo Cimbri, a disegnare il paradigma per la crescita delle grandi compagnie: l'unica opportunità per competere è consolidare, acquisendo via via le occasioni del mercato. "Solo attraverso le aggregazioni - continua Cimbri - si potrà crescere, sviluppare economie di scala, sinergie e conquistare quote di mercato".

Gli scenari attuali non sembrano quindi lasciare spazio a nuove iniziative: è escluso, secondo Cimbri, l'avvento di nuovi attori sulla scena. "Il mercato oggi - spiega - non dà il tempo di sviluppare. Le condizioni cambiano a tempi troppo rapidi e non permettono più di studiare nuove iniziative". L'epoca in cui fioccavano compagnie dirette ogni settimana è passata. Ora se una compagnia volesse dotarsi di una diretta "andrebbe a comprarsela", dice senza mezzi termini il numero uno di Unipol.

Cimbri parla come un leone del settore, fiero della propria lontananza dal "salotto buono" del capitalismo italiano e dei propri azionisti: le cooperative. Ora però con l'acquisizione di Premafin, e il conseguente controllo di FonSai e Milano, le cose sono cambiate, almeno momentaneamente. Mediobanca, reduce dall'accumulo dell'inoptato di Unipol, è al momento secondo azionista di Bologna al 5,6%. Il futuro dirà se il gioco sarà utile a tutti gli interessati alle sorti di Unipol, dagli azionisti agli agenti fino ovviamente ai clienti.

Intanto Unipol-Sai sarà il secondo gruppo italiano per raccolta premi. L'arma ideale in mano a Cimbri per conquistare terreno anche fuori dall'Italia. "Aggregare, consolidare attraverso acquisizioni - ribadisce - permette non solo di andare all'estero, cercare altri mercati, ma fa bene a tutto il settore industriale italiano". Ma questo non significa rinunciare per forza all'innovazione: "Sviluppare nuove idee - sottolinea Cimbri - è possibile solo se si ha una certa dimensione. Sperimentare significa anche poter sbagliare e ricominciare da capo: solo attraverso una massa finanziaria importante si può pensare di utilizzare concretamente le nuove tecnologie che la rivoluzione digitale sta offrendo". Le compagnie non possono più accettare di operare in "nicchie di mercato" e accontentarsi degli investimenti di sistema. "In questi ultimi anni - conclude Cimbri - è venuta meno persino l'inviolabilità dei titoli di Stato. Occorrerà disporre di un capitale sempre maggiore: più patrimonio per fronteggiare rischi in continua crescita".

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