Francia, la tassa sulle proteste non serve
Amrae resta critica sulla proposta che è stata avanzata dal governo
Non bastano le modifiche annunciate dal governo per risolvere le criticità sollevate dall’introduzione in Francia di quella che è stata ribattezzata “una sovrattassa sulle sommosse”: secondo Amrae, l’associazione nazionale dei risk manager, gli emendamenti alla disciplina “non sono abbastanza”.
La sigla, pur riconoscendo che le proposte di modifica rappresentano “un passo nella giusta direzione”, ha evidenziato che la misura introduce comunque un nuovo fardello “sulle spalle degli assicurati, quindi cittadini e imprese, e di conseguenza di tutto il paese”. Per questo l’associazione ha evidenziato il bisogno di adottare “un approccio completo, trasparente e proporzionato alla gestione del rischio connesso alle sommosse”, basato su prevenzione e rafforzamento di tutti gli strumenti già oggi esistenti.
La proposta iniziale, come noto, prevedeva l’introduzione, a partire dal 2027, di un’aliquota del 5% sulle polizze per i danni ai beni per finanziare un nuovo fondo nazionale di riassicurazione per le perdite causate da sommosse e rivolte sociali. La misura è stata tuttavia bloccata in sede parlamentare all’inizio del mese e sostituita da un contributo di solidarietà dell’1,5% sulle polizze danni: i fondi raccolti, stando a quanto disposto dalla nuova disciplina, andranno a finanziare un meccanismo gestito da fondo centrale di riassicurazione sostenuto da una garanzia statale.
Per Amrae, in ogni caso, si tratta comunque di una tassa che finirà per gravare sui clienti, penalizzando in maniera permanente la solidità e la competitività dell’economia francese.
Questa news è tratta dalla rubrica "Uno sguardo sul mondo" che è stata pubblicata venerdì 6 febbraio 2026 su Insurance Daily: clicca qui per scaricare il numero completo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
👥
