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Industria alimentare italiana e responsabilità dei prodotti

Seconda parte - Nella prima parte di questo articolo si è trattato della normativa correlata alla questione della sicurezza degli alimenti. Nella seconda parte si approfondisce il tema della difettosità di prodotto e del richiamo dello stesso secondo quanto previsto dal Codice del Consumo

22/01/2018
In base all’articolo 117 del Codice del Consumo, un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere, tenuto conto anche di una serie di fattori, che spaziano dal modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, alla sua presentazione ed alle sue caratteristiche palesi, incluse le istruzioni e le avvertenze fornite.
Altri fattori determinanti sono l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere da parte dei suoi utilizzatori o fruitori, nonché il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.
Il difetto concepito dal Codice del Consumo ai fini della Rc Prodotti implica un’insidia o un pericolo per l’utilizzatore del prodotto e/o per i terzi che si trovano in contatto con lui. La difettosità del prodotto è generalmente riconducibile a difetto di progettazione e/o fabbricazione o all’assenza o carenza di istruzioni.
In ambito alimentare, un difetto di progettazione o fabbricazione è stato riscontrato, ad esempio, nei seguenti casi:

  • scoppio di una bottiglia d’acqua minerale nella mano di un consumatore che l’aveva presa da un bancone self- service;
  • esplosione del tappo di una bottiglia di succo verificatosi in conseguenza di procedimenti fermentativi riconducibili ad un’omessa o insufficiente pastorizzazione del prodotto;
  • presenza di un insetto all’interno di una lattina di bibita.

La definizione di “prodotto sicuro”
La giurisprudenza, al fine di identificare e valutare la sussistenza del difetto, utilizza la nozione di prodotto sicuro contenuta all’art. 103 del Codice del Consumo: “È sicuro il prodotto che, in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, compresa la durata e, se del caso, la messa in servizio, l’installazione e la manutenzione, non presenti alcun rischio oppure presenti unicamente rischi minimi, compatibili con l’impiego del prodotto e considerati accettabili nell’osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone, tenendo conto dei seguenti elementi:

  • delle caratteristiche del prodotto, in particolare la sua composizione, il suo imballaggio, le modalità del suo assemblaggio e, se del caso, della sua installazione e manutenzione;
  • dell’effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia ragionevolmente prevedibile l’utilizzazione del primo con i secondi;
  • della presentazione del prodotto, della sua etichettatura, delle eventuali avvertenze e istruzioni per il suo uso e la sua eliminazione, nonché di qualsiasi altra indicazione o informazione relativa al prodotto;
  • delle categorie di consumatori che si trovano in condizione di rischio nell’utilizzazione del prodotto, in particolare dei minori e degli anziani”.

Ritiro o richiamo delle merci difettose

Il Codice del Consumo contiene anche istruzioni precise circa il monitoraggio dei prodotti da parte delle autorità competenti e i requisiti che devono essere soddisfatti perché siano messi in circolazione.
Ogni prodotto può essere commercializzato solo qualora non metta in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, sempreché sia usato correttamente.
Una volta che lo stesso è stato venduto, pertanto, il produttore è obbligato a controllarlo e a attuare tutte le misure necessarie per tutelare i consumatori, nel caso in cui si presentassero difetti di sicurezza.
Se il produttore non fosse in grado di agire in tal senso, le autorità competenti adotteranno misure per ordinare il richiamo di tutte le merci appartenenti alla medesima partita, anche se solo potenzialmente difettose.
Il richiamo verrà effettuato in seguito alla scoperta di difetti nella sicurezza della merce, indipendentemente dal fatto che essi dipendano dal prodotto stesso o da uno dei componenti con cui è stato assemblato. Anche la presenza di errori o carenze nelle istruzioni o nel manuale d’uso può essere sufficiente a innescare un richiamo. In ambito alimentare ciò si sostanzia generalmente in errori di etichettatura o nell’indicazione della data di scadenza.

Il rischio di immagine in un settore chiave
Oggi, la comparsa sulla stampa di avvisi sul ritiro di prodotti difettosi è sempre più comune. Il maggior numero dei richiami riguarda l’industria automobilistica, ma quasi tutti i settori sono ormai soggetti a questo fenomeno.
Le conseguenze per le imprese interessate sono notevoli: il ritiro di un prodotto può avere effetti devastanti, non solo dal punto di vista finanziario, ma anche e soprattutto sull’immagine del produttore. In particolare, il prodotto alimentare italiano vanta un livello qualitativo elevato e su questo basa la propria fortuna e popolarità in tutto il mondo.
Si pensi ai tanti ed accurati disciplinari di produzione Dop ed Igp e al geloso rispetto dei processi di lavorazione che ne garantiscono la qualità e genuinità. Alcuni prodotti sono ovunque e da sempre sinonimo del Made in Italy, e un colpo alla loro credibilità avrebbe effetti negativi diretti su un settore economico che vale oltre 132 miliardi di euro all’anno, oltre 30 miliardi dei quali vengono esportati.

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