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Stato sociale, una coperta troppo corta

L’intreccio fra pubblico e privato può rappresentare lo spartiacque per le necessarie trasformazioni della società

01/02/2016
Il welfare state italiano si trova oggi in mezzo a due grandi pressioni che segnano e influenzano il grado della sua efficacia. Da un lato, la spending review e i vincoli di bilancio hanno, inevitabilmente, inciso sugli interventi a carattere sociale, provocando una contrazione della quantità e della qualità delle prestazioni. Dall’altro, le crescenti difficoltà del soggetto pubblico nel fornire una risposta puntuale sia ai nuovi rischi (precarietà lavorativa, aumento dei bisogni di cura per anziani e non autosufficienza, conciliazione vita-lavoro), sia alle nuove forme di povertà emergenti, come ad esempio quella educativa ed alimentare. Un quadro, questo, che emerge con tutta la sua evidenza dal 2° rapporto del 2015 sul Secondo Welfare in Italia redatto da Centro di ricerca e documentazione Einaudi. Da qui la necessità di volgere lo sguardo sul processo di trasformazione dello Stato sociale in Italia, guardando in particolare alle misure e alle iniziative cosiddette di secondo welfare: ossia realizzate attraverso l’uso di risorse non pubbliche provenienti da imprese, fondazioni, associazioni e altri enti del Terzo Settore. Invero, occorre preliminarmente distinguere sul piano concettuale la nozione di secondo welfare: da non intendersi come sostituto del welfare state nella sua accezione classica, ma come un complemento, un’integrazione, un ponte con il primo welfare. Vale a dire che interviene laddove il primo è lacunoso o addirittura assente. E, soprattutto, completa gli schemi e i programmi pubblici già esistenti, accrescendo così la capacità di risposta a rischi e bisogni sociali.

La leadership dell’industry assicurativa nella sanità integrativa

Allo stato attuale, analizzando la ricerca, si registra un consolidamento del secondo welfare nella sanità, soprattutto grazie alla forte espansione delle società di mutuo soccorso e delle polizze assicurative. Analizzando i dati della survey, con riferimento alle prime, in Italia risultano operative ormai più di 100 società di mutuo soccorso che si occupano di prestazioni socio-sanitarie: il numero sale a 150 se si contano anche le mutue che svolgono esclusivamente attività in campo sociale. Oggi sono circa un milione gli italiani che hanno una copertura integrativa tramite l’iscrizione a una società di mutuo soccorso. Volgendo lo sguardo alle seconde, le assicurazioni detengono una posizione di leadership nella sanità integrativa italiana. Secondo i dati Ania del 2015 sono, infatti, circa un milione e mezzo le famiglie direttamente coperte da una polizza malattia che prevede il rimborso delle spese sanitarie sostenute dall’assicurato e dai suoi familiari o l’erogazione di prestazioni mediche attraverso strutture convenzionate. A questo numero vanno aggiunti i circa tre milioni di soggetti aderenti a fondi integrativi convenzionati con una compagnia assicurativa per l’erogazione dei servizi sanitari. Da segnalare, inoltre, che esistono casse sanitarie costituite da assicuratori aperte all’adesione di aziende che intendono offrire ai propri dipendenti garanzie sanitarie integrative a quelle erogate dal sistema sanitario nazionale (Ssn). Per restare sui numeri, consultando i dati del report, nel 2014 sono stati raccolti premi assicurativi relativi al ramo malattie per circa due miliardi di euro, a cui vanno aggiunti premi per circa 70 milioni di euro, classificati nello specifico comparto del ramo vita, a copertura dei rischi di perdita della autosufficienza.

Si rafforza anche il welfare aziendale

Sul fronte delle imprese, il segnale più evidente di consolidamento è la crescita del welfare aziendale. In merito, il Rapporto Istat 2015 fornisce dati interessanti sulla contrattazione di secondo livello che, nel 2012-2013, ha coinvolto nelle sue varie forme (aziendale, interaziendale, territoriale) il 21,7% delle imprese italiane, che sale al 31,3% se si considera anche la contrattazione individuale. Complessivamente, si rileva nella ricerca, questo nuovo tipo di contrattazione ha consentito ai lavoratori interessati di percepire incrementi del 15% rispetto al salario medio nazionale (del 19% nelle imprese che erogano premi di risultato). Per quanto riguarda i servizi offerti dal welfare aziendale, si è rilevata un’espansione verso l’ambito della famiglia e delle politiche di conciliazione vita-lavoro. Se previdenza e sanità costituiscono ormai le basi di ogni piano di welfare strutturato, la novità è rappresentata dall’introduzione di misure di sostegno al reddito familiare e, soprattutto, di flessibilità oraria per garantire più tempo ai lavoratori con figli. Con riferimento alle imprese manifatturiere, dei servizi e del commercio, sempre l’Istat fornisce una mappatura delle pratiche di welfare aziendale e corporate social responsibility. Nel 2014 in cima alla graduatoria si trovano le iniziative sulla sicurezza e l’igiene dei luoghi di lavoro. Al secondo posto si collocano le attività di formazione professionale e di aggiornamento per i dipendenti. Seguono, rispettivamente al quart’ultimo e penultimo posto per frequenza, tutte le misure che hanno l’obiettivo di flessibilizzare l’orario e favorire la conciliazione fra i tempi di vita e di lavoro, oltre a quelle che garantiscono un’offerta di servizi di prossimità come asili nido, assistenza sociale, ricreazione e sostegno. Le misure di flessibilizzazione dell’orario si rivelano particolarmente diffuse nel comparto dei servizi (dove più del 50% delle imprese interpellate afferma di aver adottato misure di questo tipo, contro il 24,2% del commercio e il 36,2% della manifattura), che è anche il più attivo per quanto riguarda i servizi di prossimità (il 30,7% delle imprese di servizi afferma di aver messo in campo almeno una di queste azioni, contro il 17,6% delle imprese manifatturiere e appena il 4,2% di quelle attive nel commercio). A titolo esemplificativo, i dati dell’Ocsel, l’osservatorio sulla contrattazione di secondo livello della Cisl, mostrano poi che tra il 2012 e il 2013 gli accordi che trattano di asili nido e scuole d’infanzia sono cresciuti significativamente, passando dall’8 al 33%, così come le misure di sostegno al reddito: dal carrello della spesa (8%) ai rimborsi per spese scolastiche (17%), a una serie di altri servizi tra cui sono ricompresi cure termali, centri estivi e ricreativi, servizi alla persona, visite mediche gratuite e rimborsate (33%).

Sinergia fra primo e secondo welfare

Ad oggi in Italia l’accesso a molte prestazioni, da quelle sanitarie a quelle socio-assistenziali, dall’istruzione alla formazione e ai servizi per l’impiego, risulta spesso molto difficile per via di un’offerta troppo frammentata. Per questa ragione appare necessario realizzare una serie di riforme che, da un lato, aprano spazi e incentivino le partnership fra pubblico, privato e terzo settore e, dall’altro, facilitino lo sviluppo del welfare integrativo e assicurativo.



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