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Welfare, un sistema troppo generoso per essere sostenibile

La spesa assistenziale a carico della fiscalità, secondo l'ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, ha sfondato nel 2022 la soglia dei 157 miliardi di euro

Welfare, un sistema troppo generoso per essere sostenibile
Un sistema di welfare estremamente generoso. Forse troppo per poter essere sostenibile nel lungo periodo. L'ultima edizione de Il bilancio del sistema previdenziale italiano, realizzato dal centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali e presentato oggi presso la sala stampa della Camera dei Deputati, fotografa un sistema di prestazioni sociali che nel 2022 ha incrementato la spesa per pensioni, sanità e assistenza del 6,2% su base annua, portandola a sfiorare quota 560 miliardi di euro.

A preoccupare è soprattutto l'andamento della spesa assistenziale a carico della fiscalità generale, cresciuta del 126% negli ultimi dieci anni e capace di sfondare nel 2022 la soglia dei 157 miliardi di euro. “Il tutto mentre il debito pubblico si avvicina pericolosamente ai 3mila miliardi e, secondo i dati Istat,  il numero di persone in povertà continua a salire: quelle in povertà assoluta erano 2,1 milioni nel 2008 e sono diventate 5,6 milioni nel 2021”, ha commentato Alberto Brambilla (nella foto), presidente di Itinerari Previdenziali. 

Il pilastro previdenziale appare invece decisamente più solido, almeno nel breve periodo. Il rapporto fra attivi e pensionati, seppur ancora lontano da quel 1,5 che garantirebbe una certa stabilità a medio e lungo termine, è cresciuto nel corso del 2022 e si è attestato a quota 1,44. Le uscite pensionistiche sono ammontate a 247 miliardi di euro, a fronte di contributi per circa 225 miliardi di euro. Il rapporto sottolinea tuttavia che, depurata dalla spesa per l'assistenza e dalle imposte sulle pensioni, la cifra si ferma a un ben più contenuto 165 miliardi di euro, evidenziando un avanzo di quasi 50 miliardi di euro fra entrate e uscite complessive e un'incidenza sul Pil dell'8,64%.

“Il sistema è sostenibile e lo sarà anche tra 10-15 anni, nel 2035/40, quando la maggior parte dei baby boomer nati dal dopoguerra al 1980, in termini previdenziali assai significative data la loro numerosità, si saranno pensionate”, ha osservato Brambilla. “Perché si mantenga questo sottile equilibrio – ha proseguito – sarà però indispensabile intervenire in maniera stabile e duratura”, ponendo in particolare attenzione su elementi come l'età di pensionamento, l'invecchiamento attivo dei lavoratori, le politiche attive del lavoro e la prevenzione.

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