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Assicurazioni, principali sostenitrici dell'Europa

Lo studio della società Oliver Wyman con Insurance Europe conferma gli assicuratori al primo posto tra gli investitori istituzionali con 8.000 miliardi di euro di patrimoni gestiti. Ma le cose potrebbero cambiare

22/06/2013
L'Europa tra il 2013 e il 2016 avrà bisogno di spendere tra i 4.000 e i 5.000 miliardi di euro per finanziare i propri progetti di crescita e anche rispettare le nuove regole di solidità delle proprie banche, con Basilea III, e delle proprie assicurazioni, con Solvency II. Sono proprio queste ultime, tra l'altro, a essere esposte maggiormente sul vecchio continente: l'importo al 31 dicembre 2012 degli investimenti in asset del sistema assicurativo europeo è stato pari a 8.000 miliardi, confermando così le compagnie, a livello di patrimoni gestiti, i più grandi investitori istituzionali in Europa. Stessa cosa è avvenuta nel 2011, quando il comparto della gestione dei rischi aveva attività per 7.700 miliardi. 

Questi e altri dati trovano spazio in uno studio curato da Oliver Wyman, la società di consulenza e di gestione del gruppo Marsh & McClennan, in collaborazione con Insurance Europe, l'associazione continentale che raggruppa le rappresentanze nazionali delle imprese e che raccoglie il 95% dei premi gestiti in Europa. Il senso della ricerca è ribadire come, attraverso la natura dei propri investimenti, gli assicuratori possono fornire liquidità a lungo termine: le compagnie finanziano stabilmente i governi e le imprese, perché questo tipo di esposizione si sposa bene con la naturale longevità delle loro passività. Ecco perché l'assicurazione, finora, non ha fatto mai mancare liquidità a Stati e aziende.

FINANZIATORI DI GOVERNI E IMPRESE
Scorrendo alcuni dati della lunga ricerca, si può osservare quanto il modello di asset allocation dell'assicuratore comprovi l'assunto della ricerca. Nel 2011, per esempio, la ripartizione delle attività degli assicuratori (che ammontavano a 7.700 miliardi) mostra come il settore assicurativo abbia rappresentato oltre la metà di tutte le attività degli investitori istituzionali europei. Circa il 60% degli asset del settore erano titoli di Stato, oppure obbligazioni societarie, compresi i covered bond. Gli assicuratori, quindi, nel 2011 possedevano il 24% del debito pubblico europeo, 21% di tutte le obbligazioni delle aziende in Europa, il 18% delle azioni e l'11% di tutto il debito bancario della Zona Euro. 

Certo, ci sono anche le banche, ma per il loro modello di business non sono considerati investitori istituzionali. Gli istituti di credito hanno prestato patrimonio per circa 46 mila miliardi, ma il loro ruolo è diverso, anche se complementare, a quello degli assicuratori. In più le nuove regole di solidità patrimoniale costringeranno le banche a ridurre i rischi connessi con la longevità degli investimenti e la liquidità. Paradossalmente sono proprio queste nuove regole ad affossare ancora di più il ruolo degli istituti di credito, sottolinea la ricerca. Per questo la fornitura di finanziamenti a lungo termine da parte degli assicuratori diventerà sempre più importante per l'economia europea.

INVESTITORI SEMPRE
A questo punto si inserisce l'allarme lanciato da Insurance Europe e di cui si è già parlato proprio la scorsa settimana. Le nuove regole, pensiamo soprattutto a Solvency II, potrebbero proprio incrinare la fiducia nel modello di business, e quindi negli investimenti degli assicuratori. Il nostro studio - ha evidenziato Sergio Balbinot, il presidente di Insurance Europe, riferendosi allo ricerca Funding the future - conferma che gli assicuratori sono una fonte vitale e ideale di finanziamento a lungo termine, di cui l'economia europea ha un disperato bisogno". Mentre le compagnie svolgono la funzione primaria di fornitori di prodotti per il trasferimento dei rischi, beneficiano di un flusso continuo di premi e gestiscono sinistri prevedibili che permettono loro di continuare a investire quando gli altri si ritirano. 

"Il settore assicurativo - ha detto Jan-Hendrik Erasmus, partner di Oliver Wyman - prevede il finanziamento di attività da cui dipende la crescita economica europea". Pensiamo a quanto le compagnie, anche in Italia, sono esposte in progetti quali infrastrutture, mutui, sostegno del debito pubblico e investimenti più o meno corposi in piccole e grandi imprese. "Inoltre - ha continuato Jan-Hendrik Erasmus - poiché le polizze assicurative spesso sfociano in flussi di cassa prevedibili per gli assicuratori, questi hanno un vantaggio strutturale nel fornire finanziamenti a lungo termine".


UN MODELLO SOTTO STRESS
Ora però gli assicuratori europei stanno evidenziando alcune minacce reali a questo modello. "Una serie di sviluppi normativi - ha messo in guardia Balbinot - hanno il potenziale, da un lato, di creare le condizioni per un cambio di strategie di investimento del settore assicurativo, e dall'altro, di intaccare la capacità di continuare a fornire finanziamenti a lungo termine per l'economia". Oliver Wyman ha individuato sostanzialmente tre politiche che potrebbero inavvertitamente sfavorire gli investimenti a lungo termine: in primis alcuni aspetti dei requisiti di capitale nel regime Solvency II; poi la proposta di tassa sulle transazioni finanziarie e infine la riforma sul trading dei derivati.

"Una buona e coerente regolazione è importante per un settore assicurativo sano - ha concluso Balbinot - ma se i quadri normativi non tengono adeguatamente conto delle caratteristiche distintive dell'assicurazione, impatti negativi potranno colpire anche gli assicurati, e ostacolare opportunità di crescita per l'intera economia europea". Che fare quindi? Lo studio suggerisce politiche per l'Unione europea che favoriscano la stabilità delle attività in cui gli assicuratori investono, e che siano incoraggiate nuove classi di investimento sostenibili. La classe dirigente, infine, dovrebbe cercare di incoraggiare pratiche che stimolino l'abitudine al risparmio per cittadini e famiglie, così da garantire una solidità di capitale sul lungo periodo.

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