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Energy, assicurare un settore sempre più green

Un workshop promosso da Lercari ha analizzato lo sviluppo di un mercato in rapida evoluzione, sempre più legato a fonti rinnovabili che portano con sé opportunità e nuovi elementi di rischio: in questo contesto, la ricerca di coperture può rivelarsi un passaggio complesso ma inevitabile

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C’è una classifica in cui l’Italia, a differenza di quello che si legge di solito, occupa una posizione di tutto prestigio. L’ha pubblicata lo scorso aprile Eurostat, sulla base di dati raccolti nel gennaio del 2018. E ci dice che l’Italia sta letteralmente bruciando le tappe nel settore delle energie rinnovabili: all’inizio dello scorso anno, secondo i numeri dell’ufficio statistico dell’Unione Europea, aveva infatti già centrato l’obiettivo di produrre almeno il 17% dell’energia da fonti rinnovabili. E aveva staccato, spesso in maniera piuttosto netta, paesi come Spagna, Francia, Germania e Paesi Bassi. Certo, le prime della classe restano lontane: in Svezia, tanto per citare il caso più eclatante, il dato si attesta al 54,5%. Eppure il risultato dell’Italia resta di tutto rispetto. E dimostra quanto il settore dell’energia stia evolvendo, portando con sé opportunità di crescita ma anche, com’è inevitabile, nuovi rischi.
Proprio su questo tema si sono confrontati esperti e operatori del settore in occasione di Energy & Utilities Business, insurance workshop promosso dal gruppo Lercari con il patrocinio di Anra e Insurance Skills Jam. Svoltosi lo scorso 30 maggio a Milano presso la Fondazione Aem, l’incontro ha consentito alla nutrita platea di gettare uno sguardo su un mercato in rapida trasformazione, costretto a confrontarsi quotidianamente con rischi che prima potevano essere trascurati. E che oggi invece vanno presidiati.

UN MERCATO IN EVOLUZIONE
Nel 2050, secondo il New Energy Outlook 2018 di Bloomberg, oltre il 50% del fabbisogno mondiale di energia sarà garantito da fonti rinnovabili. La rivoluzione verde è già cominciata. E l’Italia pare destinata a mantenere un ruolo di primo piano: stando ad alcune proiezioni, entro il 2030 il 90% del fabbisogno nazionale dovrebbe essere fornito da centrali eoliche e solari. Stime forse un po’ troppo ottimistiche, ma utili a comprendere quanto stia evolvendo velocemente un settore che, almeno fino a qualche anno fa, basava il proprio business su carbone, petrolio e gas.
La riflessione dell’incontro è partita proprio da qui. “Il mercato sta cambiando, lo si capisce già dalla terminologia sempre più diffusa nei contratti”, ha esordito Alessandro De Felice, presidente di Anra e chief risk officer di Prysmian. Liability, performance più elevate, tramonto degli incentivi: sono queste, a detta di De Felice, i principali sintomi del cambiamento che sta affrontando il settore. La chiave sta ora nel saperlo gestire per cogliere le opportunità. Magari attraverso sinergie che possono far bene al mercato. “Abbiamo concentrato nella nostra struttura professionalità che ci vengono riconosciute”, ha affermato Gian Lugi Lercari, amministratore delegato dell’omonimo gruppo peritale, portando alla platea la propria esperienza. “Lo scambio culturale e professionale attraverso tavoli di lavoro – ha aggiunto – consente di creare valore e di rispondere meglio alle esigenze della clientela”.

ATTENZIONE AI RISCHI ESTERNI
Un concetto emerso spesso nel corso dell’incontro è quello di rischio emergente. Se ne è parlato soprattutto durante la tavola rotonda, moderata da De Felice, che ha messo a confronto gli operatori del settore. Per Giuseppe Mastropieri, managing partner e ceo di Rea, “i rischi sono di natura prevalentemente esogena, come furti o conseguenze del dissesto idrogeologico con cui è costretto a confrontarsi il nostro Paese”. E possono avere effetti collaterali come la business interruption, su cui si è a lungo soffermato Saverio Ratto, ceo di Gasrule Insurance, società controllata da Snam. “Le catastrofi naturali possono avere una pesante incidenza sul business, provocando danni che possono colpire la continuità aziendale nel lungo periodo”, ha affermato.

I RISCHI DEL BUSINESS
Altri rischi, non meno gravi, arrivano tuttavia dalla stessa tipologia di business. Un settore come quello delle energie rinnovabili, per esempio, è strutturalmente soggetto agli effetti di un cambiamento climatico che non consente più di prevedere con un certo grado di accuratezza la frequenza di irraggiamento: il rischio, per chi lavora con pannelli solari, è evidente. E lo sarà soprattutto quando tramonterà definitivamente la stagione degli incentivi e il mercato, come ha osservato Silvio Caligiuri, head of treasury & billing di Axpo Italia, dovrà “confrontarsi con gli altri operatori in un regime di market parity che non dà garanzia di revenue”. Altro punto critico, indicato da Carlo Cosimi, corporate head of insurance and risk financing di Saipem, è poi quello legato alla “dismissione di vecchie piattaforme, fenomeno strettamente legato alla transizione verde che si sta imponendo come un rischio emergente”.

VERSO POLIZZE PARAMETRICHE?
I rischi, come visto, non mancano. E necessitano di coperture in grado di garantire lo sviluppo di un business che ha registrato una crescita impetuosa negli ultimi anni. Nella seconda parte dell’incontro, la parola è pertanto passata a chi opera nel mercato delle polizze, che si sono confrontati su prodotti e possibili soluzioni utili per il mercato. Una prima proposta è arrivata da Filippo Cinelli, head of customer relationship management di Generali Global Corporate & Commercial Italy, il quale ha portato alla platea la suggestione di una polizza parametrica per il settore dell’energia. “È una cosa che già si fa nel segmento dell’agricoltura – ha affermato – e potrebbe essere molto utile a coprire le perdite che possono arrivare, come emerso, dalla mancanza di precipitazioni o irraggiamento”. Sul tema è intervenuto anche Claudio Perrella, partner dello studio Ls LexJus Sinacta, affermando che la soluzione si scontra con “un tema sostanzialmente giuridico: in Italia vige il principio indennitario e, di conseguenza, un cliente non può arricchirsi a seguito di un danno che ha subito”.   

SOLUZIONI A CONFRONTO
Il tema resta complesso. E si intreccia con altre fonti di rischio strettamente legate al business dell’energia. Fabrizio Corte, membro della direzione tecnica danni, beni, patrimonio e aziende di Reale Mutua, ha per esempio analizzato le minacce connesse alle ESCo, società che effettuano servizi per migliorare l’efficienza energetica delle strutture. Stefano Pesce, enviromental major loss claims adjuster di Aig Europe, ha invece portato la sua attenzione sulle minacce legate al cambiamento climatico e, in particolare, sui danni provocati a specie e aree protette. 
Tutti contributi che hanno delineato un quadro assai complesso e ricco di incognite. In cui, come ha affermato Daniela Marucci, responsabile della linea corporate di Unipolsai, è necessario porsi in un’ottica di dialogo aperto e costruttivo con la propria controparte. “Spesso, quando ci sediamo attorno a un tavolo con un’azienda – ha osservato – ci troviamo a confrontarci con un approccio troppo tradizionale: è tempo che il mercato si apra a nuove soluzioni”.

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