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Rischio politico ed economia globale: una miscela esplosiva

Nella Conferenza Rischio Paese 2019 Coface pubblica un'analisi della minaccia rappresentata a livello globale dalla concomitanza di tensioni sociali in molti Paesi e rallentamento della crescita economica. I due fattori associati possono aumentare il livello di criticità

07/02/2019
Il rallentamento dell’economia globale incontra il rischio Paese, e il risultato è una situazione di latente criticità per le imprese che operano in ogni parte del mondo. Così come già altre analisi pubblicate di recente che puntano a prevedere i trend per il 2019, anche Coface, la compagnia specializzata nell’assicurazione dei crediti e nel risk management, mette in evidenza nella sua Conferenza Rischio Paese 2019 la minaccia per la crescita globale rappresentata dal combinato di due tendenze negative. Il quadro disegnato parte dalla conferma di un rallentamento della crescita mondiale alla fine del 2018 dovuto all’elevata volatilità dei prezzi delle materie prime e ai vincoli commerciali che si proietta su tutto il 2019, in cui Coface prevede una crescita globale al 3% dopo che nel 2017 e 2018 si era attestata sul 3,2%. A differenza delle precedenti crisi, sarà in questo caso l’Europa a indebolirsi prima degli Stati Uniti. Il risultato di questa frenata generalizzata dell’economia sarà un incremento nelle insolvenze delle imprese in 20 dei 26 Paesi europei analizzati, con un +1,2% nell’area euro e un +6,5% previsto nell’Europa centrale. 

LA VULNERABILITÀ DELLE ECONOMIE EMERGENTI 
Elemento molto influente in questo panorama di rallentamento economico è il ruolo del rischio politico, che si manifesta come fattore critico in Europa nell’anno in corso, in particolare per le potenziali conseguenze degli esiti elettorali in Grecia e le possibili elezioni anticipate in Italia, Spagna e Germania: non è indifferente al rischio politico complessivo l’impatto che potranno avere i partiti antieuropeisti nelle prossime elezioni europee di maggio 2019. Per misurare la serietà della situazione, Julien Marcilly, capo economista di Coface, fa notare che è la prima volta dalla crisi del debito sovrano del 2011-2012 che le imprese si trovano a fare i conti contemporaneamente con l’ostacolo del rallentamento della congiuntura e una situazione generalizzata di rischio politico. Secondo lo studio di Coface, la situazione che si va delineando può aumentare la vulnerabilità delle economie emergenti. Il rallentamento della crescita, prevista per il 2019 a 1,6% nell’area euro e a 2,3% negli Stati Uniti, determina un impatto potenziale di due tipi verso i mercati emergenti: da un lato emerge il rischio contagio tramite i flussi commerciali (anch’essi in calo), in contrapposizione però si riduce la probabilità di rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed negli Usa, abbassando così il rischio di movimenti di capitali in uscita dai mercati emergenti.

SI DELINEA UN'IDENTITÀ AFRICANA   
Un focus particolare è stato dedicato da Coface alla Regione africana, che presenta un’evoluzione sia nella crescita della sensibilità politica sia nello sviluppo economico. Coface nota come in Africa il rischio politico sempre latente possa emergere anche come conseguenza di un più fitto confronto tra i cittadini, favorito da un tasso di accesso a internet che si è triplicato dal 2010, oltre che una serie di appuntamenti elettorali in Paesi importanti quali Nigeria, Sudafrica e Algeria. Nell’insieme, il documento uscito dalla Conferenza Rischio Paese 2019 registra prospettive favorevoli per Paesi come il Mozambico, che ha riserve di valuta in aumento e una crescita che supera il 3%, e il Ruanda con un contesto imprenditoriale in continuo miglioramento, anche sotto l’impulso di riforme (classificazione A4). Sempre in Africa, Coface migliora la valutazione di alcune economie dipendenti dal petrolio, per esempio l’Angola.  Restando nel settore dell’oro nero, migliora inoltre la valutazione dell’economia di Paesi come il Canada, l’Azerbaijan e Trinidad & Tobago.

LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO SETTORIALE 
Il documento di Coface fornisce una valutazione dei 13 settori produttivi principali su scala mondiale attraverso l’analisi di cinque indicatori finanziari (fatturato, redditività, tasso di indebitamento netto, flussi di cassa e sinistrosità), suddividendoli per sei macro Regioni. Non è rosea la situazione dell’Europa Occidentale dove l’unico settore a rischio basso è quello farmaceutico, mentre tessile, carta e metalli sono classificati a rischio elevato. Le migliori previsioni per settore sono conquistate dall’area del Nord America, che vede collocati a rischio basso trasporti, energia, farmaceutica e chimica, e a rischio molto elevato il solo settore tessile. Tra le sei Regioni del mondo considerate da Coface come base geografica di valutazione, emerge a rischio complessivamente maggiore l’area Medio Oriente e Turchia, dove sono collocati a rischio molto elevato i settori dei metalli e le costruzioni, mentre sette sono i settori a rischio elevato, tra cui quello dell’energia, strategico Per i paesi della zona.  Il settore produttivo che dovrebbe maggiormente risentire della situazione è quello automobilistico, che dopo un ciclo di crescita di otto anni manifesta ora segni di rallentamento su cui incidono una serie di concomitanze nuove o giunte a compimento come la forte concorrenza, l’esigenza di effettuare nuovi investimenti, collegati anche all’adeguamento ai nuovi standard ambientali antinquinamento, un mercato cinese che si avvicina alla maturità oltre che le politiche crescenti di protezionismo e un progressivo cambiamento dello stile di vita dei consumatori.


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