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Processo d’appello per Paolo Ligresti

L’ex consigliere di Fonsai era stato assolto in primo grado

05/02/2018
Quando la stretta della magistratura ha iniziato a mettere nel mirino tutta la sua famiglia, Gioacchino Paolo Ligresti si era rifugiato in Svizzera, tutelato dal suo passaporto elvetico. Rientrato in Italia, aveva poi affrontato il processo per le accuse di falso in bilancio e aggiotaggio nella gestione di Fondiaria Sai, compagnia in cui il figlio di Salvatore Ligresti era consigliere. La sua posizione era stata stralciata dal processo principale di Torino e trasferita a Milano per competenza territoriale. Il processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato, si è concluso nel dicembre 2015 con l’assoluzione decisa dal gup del tribunale di Milano, Andrea Ghinetti, perché “il fatto non sussiste”. La procura generale di Milano, la Consob e il Movimento consumatori (che riunisce 900 ex azionisti della compagnia) hanno impugnato l’assoluzione. Stando a quanto appreso da fonti legali citate dall’agenzia Radiocor, venerdì scorso, in udienza in Corte d'appello, la procura generale ha chiesto di rinnovare una parte dell'istruttoria dibattimentale per sentire alcuni testi che erano stati sentiti nel processo torinese sulle stesse vicende e le cui dichiarazioni non erano presenti nel fascicolo del giudice.
Inoltre, è stata fatta richiesta di acquisire nuovi atti, considerando che il processo a Paolo Ligresti, Fulvio Gismondi e Pier Giorgio Bedogni (rispettivamente ex attuario della compagnia  ed ex dirigente addetto alla predisposizione dei documenti contabili, anch'essi assolti in primo grado) è in abbreviato e la decisione si basa appunto sugli atti. È stata presentata invece rinuncia alla richiesta di una consulenza (ctu) sul superamento della soglia di punibilità per il falso in bilancio. Il procedimento è stato aggiornato al 20 febbraio prossimo, quando la corte deciderà se procedere ad assumere le prove richieste da procura generale e Consob (che ha chiesto di sentire due funzionari non sentiti nel processo di Torino) o se proseguire la discussione sull'appello.
Il procedimento a carico di Paolo Ligresti, Gismondi e Bedogni fa parte di una più ampia indagine aperta dalla procura di Torino e condotta dal pm Marco Gianoglio. Per gli inquirenti, nel corso della passata gestione di Fondiaria-Sa (prima dell'operazione con il gruppo Unipol che ha portato alla nascita di UnipolSai), gli ex amministratori avrebbero falsificato il bilancio del 2010 nella parte che riguarda la riserva sinistri, sottostimandola, e provocando un danno complessivo agli azionisti di circa 250 milioni di euro. Le posizioni di Paolo Ligresti, Gismondi e Bedogni furono mandate a Milano per competenza territoriale dal Gup di Torino Paola Boemio, che ha anche assolto nel processo con rito abbreviato, con la formula “per non avere commesso il fatto”, i tre ex sindaci della compagnia assicurativa Benito Giovanni Marino, Marco Spadacino e Antonio D'Ambrosio, accusati di concorso in falso in bilancio. Diversa sorte processuale è toccata ad altri indagati e imputati. L’11 ottobre 2016 il tribunale di Torino ha condannato per le accuse di falso in bilancio e manipolazione del mercato Salvatore Ligresti, ex patron del gruppo assicurativo, a sei anni di reclusione e al pagamento di una multa di 1,2 milione di euro, Jonella Ligresti, ex presidente di Fonsai, a cinque anni e otto mesi e a una multa di 1 milione di euro, e Fausto Marchionni, ex amministratore delegato di Fonsai, a cinque anni e tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 700mila euro. Inoltre, lo stesso tribunale ha condannato il revisore Riccardo Ottaviani a due anni e sei mesi per l'accusa di falso in bilancio. Erano stati assolti invece Antonio Talarico, ex vice presidente di Fonsai, e l'ex revisore Ambrogio Virgilio. Giulia Ligresti, altra figlia di Salvatore Ligresti, era stata la prima a uscire dal procedimento attraverso un patteggiamento. E ha patteggiato anche l’ex amministratore delegato Emanuele Erbetta, successore di Marchionni, una pena di tre anni con una multa di circa 200mila euro. Mentre per il processo principale torinese si è in attesa della fissazione dell'appello, per quanto riguarda Erbetta, la Cassazione ha rinviato al giugno prossimo l'udienza per rendere definitivo il patteggiamento.

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