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Processo Fonsai, i vertici agirono "con finalità mistificatorie"

Il Tribunale di Torino ha depositato le motivazioni della sentenza che ha condannato, tra gli altri, Salvatore Ligresti e sua figlia Jonella

11/04/2017
Salvatore Ligresti era “a piena conoscenza” dei problemi connessi alla carenza delle riserve di Fondiaria Sai. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Torino, l’11 ottobre 2016, ha condannato l’ingegnere a sei anni di carcere. I giudici hanno messo in rilievo il “ruolo egemonico e padronale” di Ligresti nella compagnia: nonostante fosse solo presidente onorario e azionista di riferimento, era “l’abituale referente e ispiratore dell’attività degli amministratori di diritto”.
Il tribunale ha condannato anche Jonella Ligresti, figlia di Salvatore: per lei una pena di cinque anni e otto mesi, mentre all’ex amministratore delegato, Fausto Marchionni, sono stati inflitti anni e 3 mesi; infine, per l’ex revisore Riccardo Ottaviani, due anni e sei mesi. Erano stati assolti l’ex vicepresidente Antonio Talarico e l’ex revisore Ambrogio Virgilio. La procura contestava le false comunicazioni sociali e l’aggiotaggio per la sottovalutazione di una voce del bilancio, la riserva sinistri, per circa 600 milioni.
La “falsa immagine” di Fondiaria Sai fu costruita non solo per “non pregiudicare le trattative in corso con un altro gruppo imprenditoriale”, ma anche per  “il mantenimento degli esorbitanti benefici economici sino ad allora goduti dalla famiglia” Ligresti. Era stato il pm Marco Gianoglio, nel costruire il capo d’accusa, a spiegare che la sottovalutazione della riserva sinistri, e le successive falsità nelle comunicazioni ai soci avvenute nel 2011, servivano a evitare la “diluizione della partecipazione di Premafin” nel gruppo Fondiaria Sai, e quindi di Salvatore e Jonella Ligresti, in conseguenza di un aumento di capitale superiore a quello inizialmente accordato con Unicredit. “Le criticità negli accantonamenti a riserva – si legge nella sentenza - erano ben note e il problema fu affrontato con finalità  mistificatorie”.

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