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Focarelli, serve una nuova fiscalità per fare investimenti

L'Ania sostiene gli interventi del governo che sta cercando di aprire un nuovo mercato: ma sono necessarie alcune correzioni al decreto che può e deve essere migliorato in fase di conversione. Ecco nel dettaglio il nuovo fisco proposto ieri in Commissione al Senato dal direttore generale dell'associazione

03/07/2014
Se governi, banche e istituzioni finanziarie, famiglie e imprese cercano contemporaneamente di ripagare i debiti, o almeno di non aumentarli, è chiaro che il sistema economico è sottoposto a uno stress fortissimo". Da questo presupposto, e dai dati sul prosciugamento del credito alle imprese dal 2007 a oggi, è partito l'intervento del direttore generale dell'Ania, Dario Focarelli, ascoltato ieri dalle commissioni 10 e 13 riunite in Senato. Il tema è quello di cui si dibatte da tempo e che con il decreto 91/2014 (detto Competitività) ha finalmente sbloccato e dato il via libera ai finanziamenti alternativi alle imprese micro, piccole e medie. Un decreto che, come è noto, ha trovato l'approvazione dell'Ania, ma che, secondo il dg Focarelli, necessità delle correzioni.

In primis è necessario, per gli assicuratori, limitare le discrepanze tra attivi e passivi. "A questi fini - precisa Focarelli -, sarebbe oltremodo positivo incentivare i risparmiatori all'acquisto di prodotti di risparmio di lungo termine che dovrebbero avere una durata iniziale superiore ai cinque anni e la cui tassazione andrebbe ridotta al 12,5%". Ma in che modo, lasciando il gettito fiscale inalterato? La proposta dell'Ania non riguarda solo prodotti assicurativi, ma tutti i prodotti, emessi da chiunque, purché abbiano le stesse caratteristiche in termini di durata e di destinazione d'investimento.

"Nel corso del periodo minimo di detenzione (in ipotesi, quinquennale) - spiega Focarelli - la tassazione dei rendimenti opererebbe ad aliquota ordinaria (26%); una volta trascorso il periodo minimo in parola, si farebbe applicazione dell'aliquota ridotta del 12,5% per cento (la stessa prevista per le rendite finanziarie derivanti dal possesso di titoli di Stato ed equiparati)". Questo per quanto riguarda la nuova produzione: "invece per quelli assoggettati a tassazione antecedentemente competerebbe un credito d'imposta pari alla maggiore imposta medio tempore applicata (corrispondente al differenziale tra l'aliquota piena del 26% e quella ridotta del 12,5%). L'agevolazione fiscale in parola - sottolinea il dg - opererebbe, pertanto, in condizioni di invarianza di gettito per i primi cinque anni di applicazione". Questa fiscalità allineerebbe, per altro, la normativa italiana a quella degli altri principali Paesi europei.

Ci sono poi altre considerazioni, non meno importanti, riguardo le novità introdotte dal governo Renzi. Parlando di finanziamento diretto dell'economia, Focarelli non nasconde la positività dell'operazione, ma fa notare che per le compagnie, per la natura del loro business, sarebbe preferibile veicolare capitali "attraverso l'intervento di istituti specializzati (credit fund e società di cartolarizzazione) in grado di costruire un portafoglio diversificato, effettuare un'attenta valutazione del merito creditizio, compartecipare al rischio. È ipotizzabile - propone - un ruolo anche per agenzie pubbliche, ovviamente da svolgere secondo regole di mercato". Tornando al tema fiscale, l'Ania plaude all'esonero dalla ritenuta alla fonte agli interessi prodotti dalle obbligazioni e dai titoli similari non quotati e detenuti da uno o più investitori qualificati, tra i quali appunto le compagnie di assicurazione. "Grazie a tale norma, quindi, la quotazione in un mercato regolamentato non costituisce più presupposto indispensabile per beneficiare dell'esonero da ritenuta". Questa misura, inoltre, è un incentivo alle Pmi per partecipare ai private placement posti in essere tramite l'emissione di bond non quotati, tra cui anche i minibond. L'Ania si augura anche che per tutti questi strumenti sia confermata l'ammissibilità a copertura delle riserve.

Su due punti, infine, si concentrano le principali perplessità delle compagnie: la previsione che i destinatari dei finanziamenti debbano essere obbligatoriamente individuati da una banca e la non estensione del fondo di garanzia Pmi alle assicurazioni. Il primo vincolo, dice Focarelli, "potrebbe ridurre l'interesse di quelle imprese di assicurazione che intendono utilizzare strutture interne per identificare i prenditori dei finanziamenti". In nessuna giurisdizione, inoltre, è prevista questa limitazione. "È una grave dimenticanza", invece, la questione del fondo di garanzia , a cui però già ieri durante l'assemblea dell'Ania, la titolare del Mise, Federica Guidi, ha assicurato di potervi porre rimedio in sede di conversione dl decreto in legge.

"Le assicurazioni - ha comunque ribadito Focarelli - possono dare un contributo importante per favorire il passaggio a un più ampio, liquido ed efficiente sistema finanziario", grazie ai 560 miliardi di attivi a disposizione. L'industria assicurativa, complice la riduzione dei rendimenti sui titoli di Stato, "ha un interesse specifico a migliorare la redditività e ad ampliare la diversificazione dei propri asset".






  

    

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