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Global risk report 2012: la vera minaccia per le economie del mondo è la disparità di reddito

La vulnerabilità del mondo a ulteriori shock economici e il rischio di sconvolgimenti sociali mineranno i progressi globali. Il World Economic Forum (Wef) getta una luce sulle ombre della globalizzazione nella settima edizione del suo report annuale

17/01/2012
Una reazione contro la crescente disuguaglianza rischia seriamente di far deragliare le conquiste, vere o presunte, della globalizzazione e rappresenta una grave minaccia per le economie di tutto il mondo. Il 2011 è stato segnato dalla nascita di movimenti inattesi, come quelli che hanno illuminato la Primavera araba o i giovani di Occupy, ma le gravi disparità di reddito e finanze pubbliche precarie saranno il rischio più pesante, secondo i relatori del Global Risks Report 2012. 

Il report, giunto alla settima edizione, viene presentato all'inizio di ogni anno e precede il World economic forum, che nel 2012 si svolgerà a Davos dal 25 al 29 gennaio. Le 60 pagine di analisi dei 50 maggiori rischi globali dipingono il quadro di un mondo sempre più incerto. Il 2011 ha visto il mercato e la globalizzazione vacillare sotto i colpi delle devastanti iniquità che hanno conquistato la scena a livello mondiale. Negli ultimi quattro decenni Davos, che riunisce politici, banchieri centrali e imprenditori, è diventato sinonimo di globalizzazione: ora è il tempo del ripensamento perché la fiducia circa la marcia progressiva del mercato sta vacillando. 

Rispetto allo scorso anno il Wef sposta l'attenzione dai rischi ambientali a quelli socioeconomici, che nei prossimi anni minacceranno la crescita globale e potranno favorire nazionalismo, populismo e protezionismo, in un momento in cui il mondo è vulnerabile agli shock del sistema finanziario, oltre che a possibili crisi e carestie. Il report evidenzia anche gli "X-Factors", ovvero preoccupazioni emergenti che non hanno ancora conseguenze note e che richiedono maggiori ricerche. Tra questi l'inverno vulcanico, il cyber neo-tribalismo e l'epigenetica.

Distopia. Questa la parola chiave del report 2012: l'approssimarsi di un mondo non-desiderabile, opposto appunto all'utopia. I 469 esperti chiamati a redigere il report ricordano che per la prima volta la generazione che verrà non beneficerà della stessa qualità di vita dell'attuale. Vi sono popolazioni in cui i giovani hanno scarse prospettive, un crescente numero di pensionati dipendono da sistemi statali fortemente indebitati, alimentando così gli squilibri fiscali, e c'è sempre maggior distanza tra ricchi e poveri. Complessivamente questi trend mettono a rischio il progresso generato dalla globalizzazione: e sono la base di un crescente risentimento mondiale.

"Questo report è un campanello d'allarme per il settore pubblico e privato. E' necessario trovare modi costruttivi di riallineare le aspettative di una comunità globale - ha commentato John Drzik, ceo di Oliver Wyman Group (Marsh&McLennan Companies) -; alle persone viene chiesto di farsi carico dei rischi che in passato venivano assunti da governi e aziende, come garantirsi una pensione e avere accesso a un sistema sanitario di qualità". 

L'interdipendenza finanziaria, che fino alla fine del ventesimo secolo era vista come la salvezza del mondo futuro, ora potrebbe trascinare nel baratro le economie sviluppate. I cambiamenti climatici, lo spreco di risorse, i rischi legati alle tecnologie emergenti rendono più vulnerabili le società, mentre le regolamentazioni e i sistemi di salvaguardia sembrano non adattarsi al mutamento globale. David Cole, chief risk officer di Swiss Re ha ricordato come si sia stati troppo zelanti nei confronti delle eruzioni vulcaniche islandesi, e superficiali verso la crisi dei mutui subprime e dell'Eurozona: "Bisogna trovare il giusto equilibrio normativo per avere una salvaguardia preventiva piuttosto che reattiva. Analogamente è importante che le normative siano sufficientemente flessibili da adattarsi in modo efficace ai cambiamenti", ha infine sottolineato il top manager.

E veniamo al "lato oscuro della connettività", come il Global Risks Report definisce i pericoli dell'interdipendenza online. Tutte le nostre vite sono interconnesse in rete, trasformate in materiale "social" che rimbalza all'impazzata tra database cinesi e server in Brasile: questo ci rende vulnerabili a individui, istituzioni e nazioni che possono scatenare cyber attacchi in forma anonima. Se da un lato infatti la Primavera araba ha disvelato una volta per tutte il ruolo storico dell'interconnessione online, dall'altro le rivolte di Londra sono state la testimonianza dell'ambiguità di quello stesso ruolo. "I governi, le società e le aziende hanno bisogno di comprendere maggiormente i rischi dell'interconnessione delle tecnologie se vogliono coglierne a pieno i benefici" ha ammonito nel suo keynote Steve Wilson, chief risk officier di Zurich general Insurance.

Il Global Risks 2012 non è un elenco di sciagure, ma, come ha concluso nella sua relazione Howard Kunreuther, professore di Decision sciences e Public policy all'Università di Wharton in Pennsylvania, "fornisce le basi per un dialogo sugli effetti negativi di una visione non lungimirante e sull'importanza di studiare strategie di lungo periodo che siano realizzabili e ben recepite".

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