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Ania, illegittima l'interpretazione dell'Isvap sulla scatola nera

Le compagnie sono pronte al ricorso alla Corte di giustizia europea contro la lettera dell'autorità di vigilanza che sancisce l'obbligatorietà di fornire polizze Rc auto abbinate all'installazione della black box

Ania, illegittima l'interpretazione dell'Isvap sulla scatola nera hp_stnd_img
L'interpretazione dell'Isvap produrrà effetti particolarmente negativi" per le imprese e per gli assicurati. Questa è la posizione dell'Ania nei confronti delle disposizioni dell'autorità del settore assicurativo, che ieri, con una lettera al mercato, ha sancito l'obbligo per le compagnie di presentare polizze abbinate alla scatola nera.

L'Ania parla di forzatura dell'Isvap, poiché "la legge in realtà - si legge nella nota dell'associazione - offre la facoltà all'assicurato, ma non impone alcun obbligo alle imprese che restano libere di offrire questa tipologia di polizze. Se lo fanno e se l'assicurato acconsente, le imprese debbono accordare sconti significativi rispetto alla tariffa base, sostenendo i costi di gestione di tali strumenti".

Le compagnie ricordano che il legislatore non ha imposto nessun obbligo. Questo è chiaro nella lettera della legge, in cui si parla di "assicurato che acconsenta all'installazione" e non si accenna in alcun modo a ciò che le imprese debbano fare. Imporre obblighi di questo tipo, secondo l'Ania, sarebbe come contrastare "i principi della normativa comunitaria che sancisce il rispetto della libertà tariffaria".

L'Isvap ha anche sancito il pagamento, nell'anno successivo, di un premio inferiore a quello saldato nell'annualità precedente, in virtù della norma che prevede nei contratti Rc auto con formula bonus/malus la riduzione automatica del premio in assenza di sinistri

L'Ania contesta fortemente anche questa posizione perché "introduce una soluzione, di cui non vi è traccia nella norma, secondo la quale dopo il primo anno a premio ridotto l'impresa può indicare che nell'anno ancora successivo il premio potrebbe variare in relazione al mutato aumento del fabbisogno tariffario. In pratica, le imprese potrebbero procedere, per la stragrande maggioranza degli assicurati che non causano sinistri, a variazioni tariffarie ogni due anni". L'Isvap, sostiene l'Ania, non considera il principio di mutualità, secondo il quale l'aumento dei costi dei risarcimenti determina un necessario adeguamento della tariffa per l'anno successivo distribuito tra tutti gli assicurati.

Le due interpretazioni avrebbero quindi un "risultato paradossale", perché determinerebbero un aumento dei costi per le imprese, che si riverberebbe poi sugli assicurati. L'Ania ritiene quindi "illegittime le interpretazioni formulate dall'Isvap", nonché "foriere di un impatto molto negativo per il mercato e per milioni di italiani".

Le compagnie infine, qualora il Governo resterà sordo alle loro richieste, valuteranno il ricorso a contenziosi in Italia e, "ove necessario, alla Corte di Giustizia europea".

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