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Imprese, la frequenza dei mancati pagamenti cresce del 25%

Peggiorano anche gli indicatori dell’export, ma i primi segnali di ripresa sono attesi per l’inizio del 2013

30/10/2012
Il consueto report trimestrale di Euler Hermes sull'andamento dei pagamenti delle imprese italiane segnala al termine dei primi nove mesi del 2012 una significativa crescita della frequenza, l'indicatore del numero dei mancati pagamenti, mentre la severità, ovvero l'analisi degli importi medi, resta invariata.
Le ragioni di questo trend negativo sono imputabili, spiega Andrea Misticoni, direttore centrale di Euler Hermes Italia - ad una serie di fattori come il forte rallentamento dei consumi privati, la stretta finanziaria in essere e la relativa crisi di liquidità" che stanno alimentando sul mercato interno la crescita dei debiti non onorati tra le imprese.

Anche sul fronte export, che aveva fatto registrare un buon andamento lo scorso anno e ancora nei primi mesi di quello in corso, si rilevano segnali di deterioramento per entrambi gli indici (frequenza + 5% e severità + 9%).
Tra i settori più colpiti troviamo l'agroalimentare, sia a causa dell'inefficienza della catena distributiva sia per l'aumento dei costi per le imprese agricole, mentre nella filiera della pelle soffre in particolare il segmento delle calzature e il comparto delle costruzioni - in assenza di investimenti pubblici nelle infrastrutture - si conferma uno di quelli con le performance peggiori.

Questi gli aspetti negativi, ma alcuni segnali di miglioramento per il mondo imprenditoriale "potrebbero cominciare ad intravedersi già agli inizi del 2013 - sottolinea Misticoni - anche se i principali indicatori economici del paese torneranno ad essere positivi solo a partire dal 2014". Per dare nuovo slancio all'economia e far fronte all'esigenza di liquidità delle imprese, secondo Misticoni, oltre agli interventi governativi, "bisognerà attuare e verificare l'impatto della Direttiva Europea sui termini di pagamento che diventerà obbligatoria da marzo del prossimo anno e smobilizzare quanto prima gli oltre 90 miliardi di crediti vantati dalle imprese che lavorano a stretto contatto con gli enti pubblici".

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