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Tfr e bonus bebè, la sfiducia resta alta

Consumi assicurativi al palo. I dati da una ricerca di Swg per Genworth

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Il 67% dei lavoratori dipendenti del settore privato in Italia non ha intenzione di farsi accreditare il Tfr in busta paga, come consente la legge di Stabilità per il 2015. Lo riferisce una ricerca di Swg per Genworth, uno dei principali assicuratori protection al mondo. 
In generale, dallo studio condotto su un campione rappresentativo di famiglie italiane, emerge una scarsa fiducia verso le novità introdotte dal Governo (o di prossima introduzione) in tema di previdenza, rilancio dei consumi e sostegno del tenore di vita. 

Restando in tema di Tfr, il 45% di quelli che sono intenzionati a chiederlo (17% del totale), preferirà non spenderlo, in previsione di future necessità, mentre il 21% pensa di usarlo per affrontare spese correnti. Si tratta di una tendenza che va contro gli auspici del Governo e che certamente non aiuta il mercato assicurativo, perché pensare a necessità immediate penalizza le possibilità di investimento a fronte di una situazione economica ancora instabile. 

Gli italiani temono molto ulteriori tagli alla sanità ma, per varie ragioni, solo il 3% è disposto ad acquistare una polizza sanitaria, ma il 39% la stipulerebbe se solo avesse risorse per poterlo fare, mentre il 26% non la ritiene utile. A questo, si aggiunge la sfiducia verso i risultati dall'atteso bonus bebè (che accoglie solo il 20% di pareri positivi) e l'azione disincentivante dell'aumento della pressione fiscale sui rendimenti dei fondi pensione. Il 29% degli italiani preferirebbe tenere il denaro in banca, mentre solo il 14% è disposto a sottoscrivere un fondo pensione dopo l'inasprimento della tassazione.

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