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Solvency II, la riforma secondo Ania

In un position paper, tutte le idee dell'associazione per un mercato assicurativo più capace di spingere lo sviluppo

Solvency II, la riforma secondo Ania hp_wide_img
La revisione di Solvency II, in primis, dovrebbe perseguire la riduzione dei requisiti e dei vincoli che possono ostacolare gli investimenti a lungo termine: questo obiettivo può essere raggiunto con interventi mirati che dovrebbero portare a una migliore calibrazione del rischio reale degli assicuratori. Questa la tesi di Ania, presentata a un recente convegno sulla riforma di Solvency II in fase di discussione. Secondo Ania, Solvency II è certamente il quadro prudenziale più sofisticato al mondo, ma è anche il più conservativo, con la conseguenza di creare costi e barriere, spesso inutili, che hanno un impatto significativo sulla capacità degli assicuratori di effettuare investimenti a lungo termine nell’economia reale e di offrire prodotti con lunghe scadenze. 

Dal punto di vista del mercato italiano, il primo punto è migliorare il volatility adjustment per mitigare la volatilità del mercato, così da riflettere meglio gli spread al di sopra del tasso risk-free. Per farlo occorre, mantenere l'attuale metodologia di estrapolazione, evitando complessità aggiuntive o, in alternativa, introdurre una nuova metodologia attraverso un meccanismo di phase-in semplice e automatico.   

Occorrerebbe, poi, un trattamento patrimoniale delle attività che istituisca la categoria dell'attivo patrimoniale a lungo termine; e ammettere tassi di interesse negativi nel calcolo del requisito patrimoniale con un floor appropriato.
Infine, ciò che si chiede da tempo: un quadro di proporzionalità che funzioni nella pratica, per evitare costi inutili che alla fine dovrebbero essere sostenuti dagli assicurati.

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