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Investitori istituzionali, patrimonio a 917 miliardi di euro

Il settore vanta risorse superiori al 50% del Pil, frutto di una crescita costante negli ultimi 13 anni

08/09/2020
Il patrimonio delle casse privatizzate, delle fondazioni di origine bancaria e degli investitori istituzionali che operano nel settore del welfare contrattuale (fondi pensione negoziali, preesistenti e forme di assistenza sanitaria integrativa) ammontava alla fine del 2019 a 260,68 miliardi di euro, quasi il doppio (+82,5%) rispetto ai 142,85 miliardi di euro del 2007. Numeri che diventano ancora più alti se si prendono in considerazione anche le risorse del cosiddetto “welfare privato” (assicurazioni vita di ramo I, IV e VI, fondi aperti e Pip): in questo caso, il patrimonio complessivo arriva a 917,36 miliardi di euro, pari al 51,3% del Pil.
I numeri del rapporto Investitori istituzionali italiani: italiani, risorse e gestori per l’anno 2019, presentato questa mattina a Milano da Itinerari Previdenziali, fotografa un settore in fase di consolidamento: nonostante le ricorrenti crisi finanziari degli ultimi anni, il settore degli investitori istituzionali risulta infatti in piena crescita. Il 2019, secondo la ricerca, è stato poi un anno particolarmente positivo: tutti gli investitori hanno realizzato ottime performance e recuperato i risultati negativi registrati nel 2018. I Pip investiti in unit linked hanno messo a segno i rendimenti migliori (+12,2%), seguiti da fondi aperti (+8,3%), fondi negoziali (+7,2%), fondazioni di origine bancaria (+6,5%) e fondi preesistenti (+5,6%): la crescita di inflazione, tfr e media quinquennale del Pil, i cosiddetti “rendimenti obiettivo”, si è invece fermata rispettivamente all’1%, all’1,5% e all’1,9%. 
Difficile che nel 2020 del coronavirus si possano replicare i risultati dell’anno precedente. E ciò, come ha spiegato Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche, sta portando a “un lento processo di variazione dell’asset allocation e delle tipologie di gestione, sempre più ad alto valore aggiunto”. È in quest’ottica che si spiega la crescita degli investimenti in fondi alternativi e in real asset, con la contestuale diminuzione degli impieghi, seppur in alcuni casi ancora preponderanti, in titoli di Stato e, più in generale, in titoli a reddito fisso.
La ricerca di rendimenti si intreccia infine con una migliore gestione dei rischi anche attraverso l’adozione di politiche socialmente responsabili: stando all’indagine condotta da Itinerari Previdenziali, circa la metà degli investitori adotta già politiche di investimento sostenibile e l’88% del campione intende includere o incrementare strategie che tengano conto dei fattori Esg. La scelta appare dettata principalmente da desiderio di contribuire allo sviluppo sostenibile (88%), ma anche dalla volontà di gestire meglio i rischi finanziari (81%) e di ottenere rendimenti migliori (35%).

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