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Covid-19:cresce il rischio geopolitico

Il Risk Maps 2020 di Aon prevede uno stress in aumento sui mercati emergenti a causa delle tensioni economiche e sociali generate dalla pandemia

24/08/2020
Aon ha pubblicato il suo 2020 Risk Maps Report, che analizza i possibili mutamenti del panorama geopolitico come conseguenza della pandemia da coronavirus. Secondo lo studio, le misure straordinarie per la salute pubblica e la contrazione del commercio globale continueranno a esercitare una pressione significativa sulle economie e sui governi, rimodellando gli equilibri geopolitici esistenti. 
Le mappe del rischio contenute nel report, sviluppato da Aon in partnership con The Risk Advisory Group e Continuum Economics, sono state realizzate allo scopo di offrire uno strumento alle aziende nella comprensione delle proprie esposizioni al rischio in evoluzione, in particolare il rischio politico, il terrorismo e la violenza politica a livello globale.

Secondo i risultati presentati da Aon, le implicazioni socio-economiche della pandemia Covid-19 potrebbero essere profonde. A risentirne maggiormente i paesi che dipendono fortemente dal turismo o dal commercio al dettaglio, o dove si è registrato un più elevato impatto a livello sanitario: questi si troveranno ad affrontare una maggiore minaccia di disordini civili e di proteste contro i governi. Tre economie sviluppate su cinque si troveranno ad affrontare quest’anno probabili scioperi, rivolte e disordini civili, e le conseguenze della pandemia avranno l’effetto di esacerbare questi malcontenti. 
La pandemia metterà alla prova anche la resistenza della supply chain, su cui peseranno il nazionalismo economico sotto forma di espropriazione, controlli valutari, restrizioni commerciali e la delocalizzazione. Ulteriori conseguenze economiche includono discontinuità del mercato del lavoro, la preoccupazione dei consumatori che limita il livello di consumo complessivo, premi di rischio più ampi per le azioni e il debito delle imprese e restrizioni nell'emissione e nel prestito di obbligazioni societarie. 
Nel panorama complessivo, il commercio globale, il lavoro e i flussi di capitale sono fortemente messi in discussione, poiché il “nazionalismo economico” è diventato una risposta diffusa alla crisi economica. 

Equilibrio più fragile anche nei paesi sviluppati 
Per quanto riguarda i rischi di disordini civili, terrorismo e violenza politica, i risultati del report evidenziano che la stagnazione economica e la frustrazione per una serie di tendenze politiche, sociali e ambientali sono i principali fattori di disordine nelle economie tradizionalmente più stabili: tra le ragioni dei sommovimenti emergono l'ambientalismo e gli attacchi dell'estrema destra verso le imprese multinazionali, in particolare nei settori della tecnologia, delle banche e dei media. 
Secondo lo studio, nel 2020 tre paesi su cinque sono da considerarsi a rischio di qualche forma di tumulto civile, un rapporto che in generale non si discosta di molto da quello dello scorso anno, ma è cresciuta la proporzione di economie avanzate nella lista. La pandemia inasprisce le vulnerabilità sottostanti ai sistemi economici peggiorando le prospettive globali in gran parte negative per quanto riguarda il rischio di disordini.
I rischi politici riguardano in modo particolare i paesi emergenti, dove i governi ricorrono sempre più spesso a misure che regolano le transazioni di mercato. I governi dei mercati emergenti hanno risposto al crescente populismo erigendo barriere al commercio e agli investimenti: gli investitori si trovano a dover affrontare notevoli difficoltà legate all'esproprio da parte dei governi, che sta minando la certezza dei contratti ed erodendo la fiducia dei capitali. Su questi mercati, l’interferenza politica sta assumendo forme sempre più indirette, come la pressione fiscale, le restrizioni alle esportazioni, i requisiti normativi più severi, le revisioni dei contratti e un generale aumento del coinvolgimento del governo in settori specifici dell'economia. 
La velocità di ripresa dei singoli mercati emergenti dopo la pandemia Covid-19 dipenderà dalla capacità dei Paesi di controllare la crisi sanitaria, dallo stato dell'economia prima della pandemia e da come verranno gestiti gli stimoli fiscali e monetari, necessari per limitare le ricadute della pandemia sulle economie. Le previsioni sono di un calo della crescita globale dell'1,3% nel 2020, anche in presenza di un allentamento delle politiche economiche più aggressive. 

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