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Aziende italiane pessimiste sul futuro

Secondo Grant Thornton, nel primo semestre in Italia l'ottimismo economico è diminuito del 10% rispetto alla seconda metà del 2019

31/07/2020
Per i primi sei mesi dell'anno il network di consulenza internazionale Grant Thornton indica un deciso calo dell'ottimismo da parte delle aziende italiane (-10%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con solo il 23% delle aziende ottimiste sulla ripresa. La performance italiana segue il trend di forte peggioramento su scala mondiale (-16%) che tocca il livello più basso dalla crisi dell'Eurozona del 2011-2012. Anche in Europa si inasprisce l'ottimismo che, in linea con il dato globale, diminuisce del 16% rispetto al secondo semestre dell'anno, con solo il 29% di imprese positive.
Secondo Grant Thornton, cala la fiducia delle aziende italiane sulla crescita del mercato per i prossimi 12 mesi passando dal 33% al 23%, la media globale si attesta al 43%: il 40% delle aziende italiane prevede una diminuzione dei ricavi, mentre solo il 24% si aspetta un aumento (42% nel secondo semestre 2019). A pesare maggiormente a livello globale sono gli effetti del Covid-19, con oltre il 65% delle aziende che prevedono impatti negativi sui ricavi (-9,7%) nel 2020 a causa della pandemia. L'incertezza economica globale resta alta con due terzi delle imprese che la identifica come vincolo per il business (in Italia il 68%). L’analisi di Grant Thornton afferma che solo il 21% delle aziende italiane prevede di assumere nuovo personale nel prossimo anno a causa degli effetti del Covid-19, in linea con l'Europa al 20%, mentre la media globale sale al 28%.
Secondo Gabriele Labombarda, partner & Ibc director di Bernoni Grant Thornton, “l'ottimismo aziendale ha visto un forte peggioramento su scala globale, motivato dalle deboli performance economiche degli ultimi mesi legate soprattutto agli impatti del Covid-19 sui mercati internazionali. In particolare, le conseguenze derivanti dalla diffusione della pandemia, come il crollo della domanda, gli elevati livelli di incertezza e le preoccupazioni sulla disponibilità finanziaria, impongono oggi alle aziende una riflessione e revisione delle proprie strategie aziendali relative al prossimo futuro”. Molte aziende, spiega Labombarda, “hanno saputo approfittare della forzata inattività e/o della riduzione dei volumi di lavoro conseguenti il lock-down e hanno avviato azioni volte a contrastare le difficoltà causate dalla pandemia, come, ad esempio, il ripensamento e la riorganizzazione dei processi interni e la ristrutturazione della propria posizione finanziaria, preparandola per la ripartenza".

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