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Il covid mette in crisi il credito al consumo

Dopo la crescita del 2019 (+5.9%), frenano le erogazioni di finanziamenti nel primo quadrimestre del 2020 (-27.8%), in calo i mutui di acquisto, meglio gli altri mutui trainati dalle surroghe. Per la ripresa si attende il 2021

07/07/2020
L’effetto Covid-19 si manifesta anche nel settore del credito al consumo, che ha subito una riduzione a due cifre delle erogazioni dovuta sia al forte calo, o al posticipo, di acquisti impegnativi come auto o abitazioni, sia alla concomitante sospensione dell’operatività degli istituti di credito. Nei mesi di lockdown è stato più contenuto il calo dei finanziamenti per elettrodomestici ed elettronica - beni necessari all’attività di lavoro e studio da casa - e dei pagamenti tramite carte rateali, dato il forzato ricorso all’e-commerce nel periodo di quarantena. Già in calo nel 2019, hanno segnato un ulteriore decrescita i mutui immobiliari ai privati finalizzati all’acquisto (-9,7%), mentre le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie consumatrici si stavano riprendendo nei primi due mesi di quest’anno rispetto al -9,2% del 2019. Sono invece in decisa crescita (+46,3%) gli altri mutui, in particolare le surroghe (+135,5%). 
Sono queste alcune delle evidenze che emergono dalla 48°edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, Crif e Prometeia, che segnala anche un lieve aumento del livello di rischiosità del credito al consumo a fine 2019 poi stabilizzatosi nel primo quarto del 2020. A tale proposito, nel momento di realizzazione dello studio il rischio di credito non aveva ancora evidenziato riflessi legati allo shock economico correlato al Covid-19, e il tasso di default complessivo del credito al dettaglio rimane per ora stabile all’1,6% ad aprile 2020.

In frenata il credito al consumo
Se nel corso del 2019 le erogazioni di credito al consumo erano cresciute al ritmo dell’anno precedente (+5,9% rispetto al 2018), i primi quattro mesi del 2020 hanno registrato una forte frenata delle erogazioni (-28%), che peggiora il trend in leggero calo intravisto già a fine 2019. Gli stili di consumo delle famiglie sono cambiati nella parentesi della quarantena, mostrando una forte contrazione dei consumi durevoli, in particolare per l’acquisto di autoveicoli, dei beni destinati alla casa e alla cura della persona, che si sta trasformando in un ridimensionamento dei progetti delle famiglie, condizionate dall’incertezza sul futuro e dalle preoccupazioni economiche. 
La riduzione delle erogazioni ha coinvolto tutte le forme tecniche, ma le più colpite risultano i finanziamenti finalizzati all’acquisto di veicoli (-39% circa nei primi quattro mesi del 2020). Seguono gli altri finanziamenti finalizzati (relativi a settori quali arredo, elettronica ed elettrodomestici, energie rinnovabili), che dopo aver trainato il mercato del credito al consumo nel 2019 fanno registrare un calo del -28.5%: nella categoria hanno mostrato una maggiore tenuta gli acquisti finanziati di elettrodomestici ed elettronica, e i finanziamenti destinati agli acquisti di impianti “green” e di beni per l’efficientamento energetico della casa, che hanno beneficiato anche della proroga delle agevolazioni fiscali. 
I flussi dei finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione mostrano una discesa più contenuta rispetto alle altre tipologie di prestiti (-17.2%) a causa dei tempi più lunghi di evasione delle pratiche e, in alcuni casi, anche delle tecnologie messe a disposizione dalla rete di agenti in attività finanziaria che ha così potuto seguire la clientela nei mesi del lockdown. Infine, anche le erogazioni via carte opzione e rateali mostrano nei primi quattro mesi del 2020 un calo meno pronunciato rispetto ad altri prodotti (-16.4%), come conseguenza del maggior ricorso in questo periodo ai pagamenti digitali.

Più ruolo per gli intermediari
Nella distribuzione dei prodotti di credito alle famiglie, credito al consumo e mutui immobiliari, aumenta la quota dei volumi intermediati attraverso le reti di agenti e broker rispetto a quanto erogato tramite sportelli bancari, in particolare a causa della razionalizzazione delle reti distributive delle banche. Anche il canale online si espande, per via dell’accelerazione del processo di digitalizzazione sia della domanda sia dell’offerta, ma anche per effetto dell’aumento dell’e-commerce.

Nel 2021 aumenteranno i default
Le attese dell’Osservatorio per i prossimi tre anni vedono una difficoltà generalizzata del settore nell’anno in corso, anche se con un probabile miglioramento nella seconda parte dell’anno rispetto alla prima. Il biennio 2021-22 dovrebbe invece portare ad un progressivo recupero dei consumi che sosterrà le erogazioni di prestiti relativi. Nel corso del 2020 a risentire saranno in particolare i finanziamenti per beni durevoli e le erogazioni di mutui per acquisto di abitazione, mentre la componente delle surroghe e sostituzioni continuerà a crescere nell’anno, anche se a ritmi progressivamente più modesti. 
Per quanto riguarda la rischiosità del credito alle famiglie, nel 2020 si assisterà ad un prevedibile aumento del tasso di default, contenuto grazie alle misure del governo a sostegno dei redditi e alle moratorie sul credito, una volta terminato l’effetto delle quali, la rischiosità potrebbe peggiorare nel 2021 per poi riprendersi in parallelo alla ripresa economica nel 2022.

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