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Ripartire con supply chain più sicure

Il punto debole dell’economia globale colpita dal Coronavirus sono state le catene di approvvigionamento troppo diffuse e quindi poco controllabili in un momento di difficoltà. Già nel prossimo futuro meglio adottare soluzioni più ridotti e puntare sui servizi per rafforzare il modello di business

13/05/2020
Il Covid-19 ha avuto finora un impatto pesante sulle catene di approvvigionamento globali, e potrebbe avere strascichi nei prossimi mesi se dovesse verificarsi un trend altalenante di aperture e lockdown, anche locali, (fenomeno “dance”) in cui ogni elemento della filiera produttiva porterebbe diventare fonte incertezza per la catena a cui appartiene. Le imprese sono coscienti del rischio e, oltre a puntare su nuovi modelli in cui i fornitori siano più monitorabili, stanno cercando soluzioni di business alternative e integrabili in offerte di servizio ai clienti. 
Se ne è parlato nel corso del webinar organizzato da AnraIl futuro della supply chain, tra servitization e ricerca della resilienza”, in cui sono stati presentati i risultati dell’indagine condotta dal laboratorio Rise dell’Università di Brescia sulla preparazione delle aziende italiane ai nuovi rischi della supply chain post Coronavirus, sui settori maggiormente impattati dalle conseguenze dell’emergenza e i futuri trend e possibili soluzioni per aumentare la resilienza.

Nuove soluzioni per rafforzare il business
Per far fronte a queste difficoltà, diventerà fondamentale investire nell’analisi dei rischi di fornitura e nella robustezza e capacità di adattamento della propria supply chain. Una prassi diffusa, secondo i dati dell’indagine Rise, solo in poco più del 50% delle aziende, anche se di queste solo 1 azienda su 3 monitora più dell’80% dei propri fornitori. 
A sostegno della propria attività, l’impresa può adottare modalità di servitization, o service transformation, cioè l’evoluzione del modello di business dalla semplice vendita di prodotti all’offerta di servizi e soluzioni ai bisogni del cliente. Dai dati analizzati dal Rise, se la vendita di prodotti, sistemi ed impianti è vista in forte rallentamento dal 75% delle imprese rispondenti, l’offerta dei servizi non solo risente meno dei cicli economici (calo significativo “solo” per il 44% delle imprese intervistate), ma consente di rafforzare la relazione con i clienti e differenzia dalla concorrenza. 
Per affrontare al meglio il post – emergenza si renderà necessaria una revisione non solo degli attuali modelli di business, ma della catena di fornitura stessa. La necessità primaria, in un contesto economico incerto, è quella di garantire la supply chain continuity. Una soluzione è quella di puntare su filiere meno globali e più locali, che per questo risultano più rapide, trasparenti e prevedibili, quindi fonte di maggiore sicurezza per l’azienda.

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