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Il sindacato è di tutti gli iscritti

15/06/2012
E' un momento particolarmente difficile per gli intermediari assicurativi e le ragioni si possono ricercare in vari ambiti. Dalla redditività in caduta libera, inversamente proporzionale alle spese gestionali che crescono quasi quotidianamente, alla mancanza di vera concorrenza che sarebbe viceversa utilissima all'intero comparto, ad una produttività scarsa, a nuove regole che incombono sull'intera categoria agenziale. A tutto ciò si aggiunga la più grossa crisi economica del dopoguerra, che sta investendo l'intero pianeta. Nell'alveo di questa realtà incombente, desideriamo, come già anticipato, far conoscere il pensiero di alcuni presidenti di Gruppo che rappresentano il vero trait d'union" tra iscritti e Direzioni di Imprese, con compiti e ruoli sempre più delicati
e difficili.
Senza tralasciare lo scenario quasi giornaliero di reale intransigenza che intercorre tra alcuni Gruppi Aziendali e i vertici dello Sna. Proseguiamo la nostra indagine con Francesco Saporito, presidente della Associazione Agenti Unipol, anche lui in attesa della possibile incorporazione di FonSai che, ove andasse in porto, fatto probabile, coinvolgerebbe ben 5100 agenzie.

Quale futuro si aspetta dalla possibile fusione con FonSai? Ha già ipotizzato le possibili conseguenze? 
E' prematuro, al momento, esprimere giudizi o formulare valutazioni in ordine all'operazione FonSai; occorre prima attendere le decisioni che saranno assunte dagli organismi a ciò deputati. Per quanto noto, non credo che il nuovo Gruppo manterrà dimensioni pari alla somma dei due conglomerati assicurativi e bancari. Certo è che si tratta di una situazione molto complessa, e la mia attenzione è rivolta prevalentemente ai colleghi e dipendenti del gruppo FonSai. In ogni caso, auspico che l'operazione si concluda con una scelta di carattere industriale che delinei una strategia chiara e convincente. Ridisegnare il futuro di un'azienda in modo responsabile significa, a mio avviso, ricercare soluzioni condivise con le persone che si identificano nell'azienda stessa.

Redditività in calo per oltre il 22% e spese gestionali in costante aumento. Lei è stato il fautore dei sistemi provvisionali variabili, sottoscrivendo un contratto integrativo e attirandosi non poche critiche. Ci può illustrare i primi risultati di questo nuovo sistema?
Non credo sia corretto parlare in modo così generico di redditività: le agenzie sono tante, organizzate secondo modelli differenti e operano su territori profondamente diversi. Condivido, invece, l'affermazione che le spese riferite alla gestione siano aumentate; dividerei tuttavia le responsabilità tra il legislatore e l'Isvap da una parte e le compagnie dall'altra.
Quanto ai primi, non vi è dubbio che informare il cliente in modo corretto e trasparente sia giusto. Il paradosso è rappresentato dal fatto che le regole introdotte si sono rivelate, in taluni casi, inutili per rispondere ai principi sanciti. Per non parlare degli aspetti sanzionatori, che considero iniqui e vessatori. In merito alla variabilità provvigionale, mi permetto di ricordare che l'Associazione Agenti Unipol sottoscrive accordi con queste caratteristiche da oltre vent'anni: non è da ieri che abbiamo definito con l'impresa una relazione economica basata su un modello diverso rispetto al mercato, e voglio inoltre ricordare che le provvigioni sono una delle condizioni che regolano il rapporto tra agenti e impresa, non l'unica. Il nostro rapporto interno si basa sul confronto e sull'ascolto di tutti gli attori in campo: prestiamo molta attenzione a che siano sostenuti gli investimenti in innovazione di prodotto e in efficienza della gestione, nella liquidazione dei sinistri e nelle politiche commerciali. Certo, non sempre ci si riesce, e in questo il Patto Unipol è una garanzia. Un nuovo patto con il quale vengono fissate le regole per tutti coloro che l'hanno sottoscritto, compresa l'impresa.
Siamo contenti di poter affermare che sul piano economico gli accordi hanno rispettato quanto programmato, garantendo i risultati attesi a chi ha lavorato in qualità; nei pochi casi in cui, per fatti esterni e non riconducibili all'attività d'intermediazione, i risultati non hanno potuto rispondere alle attese del lavoro dei colleghi, sono entrate in vigore le clausole di tutela che abbiamo istituito. Alla luce dei dati in nostro possesso, possiamo tranquillamente affermare che per il 2011 gli obiettivi dell'agenzia Italia, intendendola quale risultato di tutte le agenzie aderenti alla nostra Associazione, sono stati superati con soddisfazione e le prospettive per il 2012 sono anche migliori.

L'Unapass pare voglia modificare il suo status quo e investire energie in un nuovo soggetto, finalmente "serio". Così ha affermato pubblicamente il dg Angelo Migliorini. Anche lei aveva lanciato, pochi mesi fa, una proposta analoga, poi rientrata: costituire qualcosa di diverso dallo Sna. Quale la sua opinione in proposito? E' rinnovabile per lei il concetto di "cambiamento"?
Per quanto mi riguarda, non ho cambiato idea rispetto alla proposta che ho avanzato al momento della pubblicazione del Decreto Legge sulle liberalizzazioni. Quanto è accaduto conferma la necessità di avere un soggetto che rappresenti in modo adeguato, autorevole e organizzato il mondo degli agenti. Solo con la buona volontà e la disponibilità di pochi, e con le scarse risorse economiche a disposizione, non si tutelano in modo adeguato le agenzie di assicurazioni: siamo in molti eppure ci comportiamo come se non esistessimo. Abbiamo bisogno di avere professionisti al nostro servizio e non di licenziarli; dobbiamo guardare al futuro e non solo all'oggi: facendo sistema possiamo ambire a ottenere risposte adeguate dai nostri interlocutori. Il raggiungimento di una forte e organizzata integrazione tra tutti i soggetti in campo potrebbe determinare una svolta storica. Provi a pensare cosa potrebbe diventare la nostra organizzazione di rappresentanza se si riuscisse a unire i due sindacati esistenti e tutti i gruppi aziendali: potrebbe essere una risposta strutturata che amplierebbe l'autorevolezza e l'affidabilità del nostro mondo.

Esiste grande tensione tra alcuni presidenti di Gruppi Aziendali e il vertice Sna. Difficile comprenderne le ragioni: è dettata dal desiderio di ottenere un  potere "esecutivo", che lo Statuto attuale non concede? Vedrebbe di buon occhio una tregua tra le correnti interne del sindacato e si sentirebbe di essere "sponsor" della pacificazione?
Le pacificazioni si ottengono se e quando tutte le parti coinvolte fanno un passo indietro e si rendono disponibili alla pace. Questo, insieme con altri colleghi, l'abbiamo scritto prima del congresso di Milano. Si è troppo focalizzato lo scontro sul piano personale, rispetto ai temi in campo. Il risultato congressuale pur consegnando al nuovo gruppo dirigente il mandato a governare ha nei fatti sancito l'elezione di una minoranza politica: provi a contare i voti tra contrari e astenuti. E' indubbio che il nuovo gruppo dirigente del sindacato abbia usato un linguaggio non inclusivo e fortemente ancorato a una mozione congressuale che rappresenta solo una parte della nostra organizzazione. Chi governa ha molte responsabilità e tra queste sicuramente quella di rappresentare tutti; questo nei primi mesi non è avvenuto. È evidente che in un momento difficile, legato al decreto sulle liberalizzazioni, la volontà di gestire individualmente una fase straordinaria ha generato una reazione per molti versi condivisibile. Al contrario di quanto riporta il titolo di un articolo sull'ultimo numero dell'Agente di assicurazioni, "il sindacato di Demozzi", le ricordo che il sindacato è di tutti gli iscritti. Non vorrei che il nuovo corso, molto ancorato al proprio leader, dimenticasse chi deve rappresentare. Per quanto mi riguarda sono, da sempre, per la ricerca dell'unità della categoria, pur nelle diverse matrici culturali. Le ricordo che sono stato uno dei primi sostenitori dell'iniziativa che l'11 aprile scorso ha coinvolto organizzazioni sindacali e gruppi. Dobbiamo guardare avanti, costruire opportunità di confronto e di riflessione, per il bene comune. Confido che chi ha la responsabilità di governo del sindacato faccia non uno ma molti  passi avanti.

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