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Unipol, presentato il primo bilancio integrato di gruppo

Il documento, illustrato in un evento oggi a Milano, aggrega le informazioni del bilancio tradizionale con le performance non finanziarie

15/06/2017
Unipol ha presentato oggi a Milano il suo primo bilancio integrato di gruppo. Redatto sulla base dei principi contenuti nell’International integrated reporting framework, emanato dall’Iirc (international integrated reporting council), il documento unisce, in una visione d’insieme, le informazioni contenute nel bilancio tradizionale con la rappresentazione delle performance ambientali, sociali e di governance ottenute dall’azienda, illustrando il modello di business in base all’analisi dei capitali e rappresentando i fattori, tra cui il valore reputazionale, che influiscono materialmente sulla capacità di generare valore.
Nel corso della presentazione sono intervenuti alcune importanti personalità istituzionali, accademiche e aziendali: in primis, l’amministratore delegato del gruppo Unipol, Carlo Cimbri (nella foto), assieme a Butch Bacani, programme leader United Nations environment’s principles for sustainable insurance initiative; Stefano Zambon, professore ordinario in Economia Aziendale presso l’università di Ferrara e segretario generale della Nibr; Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana; Andrea Viganò, managing director e country head di BlackRock Italia; e Franco Biscaretti di Ruffia, segretario generale dell’Aiaf.
Il modello del bilancio integrato, secondo il gruppo Unipol, implica non soltanto l’impegno nella tutela del patrimonio e redditività aziendale, ma anche della sicurezza delle persone e dei loro beni, oltre ad una vocazione per la protezione del risparmio e la promozione di uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del territorio in cui il Unipol opera.

I numeri del bilancio integrato 2016

Ecco i principali risultati evidenziati dal gruppo Unipol nel 2016: equità nella distribuzione del valore creato, con 3.830 milioni di euro ripartiti dal gruppo tra vari stakeholder (dipendenti, agenti, fornitori, pubblica amministrazione, azionisti e finanziatori); contributo alla riduzione degli effetti del cambiamento climatico, attraverso la riduzione del 4,9%, rispetto allo scorso anno, delle emissioni di Co2 per dipendente; supporto e promozione della green economy, con 105 milioni di euro di investimenti da parte del gruppo in imprese del settore; contributo alla crescita del sistema Paese, supportando lo sviluppo delle Pmi e l’incremento di consapevolezza assicurativa. Questo grazie alla creazione della copertura ai rischi catastrofali con servizi integrati di business continuity, lo sviluppo della copertura e della consulenza per il cyber-risk, il crescente ricorso alla telematica e all’Internet Of Things e, infine, l’impegno nel costruire una consapevolezza e una conoscenza allargata del mondo assicurativo con il progetto “Eos-Conoscere l’assicurazione”, declinato nelle scuole, sul web e sui social media.
“Come in tutti i piani industriali, ci siamo dati driver che non sono solo finanziari, ma sono di sostenibilità e di creazione di un valore che non è solo finanziario”, ha spiegato Cimbri nel suo intervento, sottolineando che “il mondo delle assicurazioni deve stimolare un dibattito sulla ricerca di soluzioni ai cambiamenti climatici per evitare i danni che ne derivano. Il gruppo è anche molto impegnato in un Paese ad alto rischio idro-geologico come l’Italia a fare proposte che aiutino ad aumentare la resilienza del nostro territorio. Infine, è stato posto un particolare accento sul valore reputazionale. Su questo aspetto Cimbri ha ricordato come il gruppo Unipol sia stata valutata dal Reputation Institute come prima azienda italiana per reputazione nel settore finanziario con 69 punti/100 secondo la classifica2017 Italy RepTrak (indice presso l’opinione pubblica). “Il creare ricchezza da distribuire e sostenibilità a vantaggio dell’intera comunità – ha osservato Cimbri – dipende, comunque, dalla nostra capacità di essere imprenditori: solo se sapremo continuare a creare ricchezza potremmo, di conseguenza, creare ulteriore valore per il territorio e per la comunità in cui operiamo.
 

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