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Fonsai e Unipol, le assemblee dicono sì all'aumento di capitale

Ma Sator e Palladio domani illustreranno il loro piano di rilancio

Fonsai e Unipol, le assemblee dicono sì all'aumento di capitale hp_stnd_img
L'assemblea di Fondiaria Sai ha approvato a maggioranza la proposta di aumento di capitale fino a 1,1 miliardi di euro. I fondi Palladio e Sator, che insieme detengono l'8% del capitale della compagnia, si sono astenuti, ma hanno fatto sapere che illustreranno domani pomeriggio in una conference call le linee guida del loro progetto industriale per il rilancio di Fonsai. L'astensione era stata annunciata dai rappresentanti delle due finanziarie intervenendo in assemblea straordinaria a Torino. "Di fronte a un difetto di informativa - aveva detto il rappresentante di Palladio Stefano d'Angelo - non posso che preannunciare un voto di astensione" sull'aumento di capitale. Dalla società sono arrivate "risposte chiaramente insoddisfacenti", aveva concluso. 

Hanno votato a favore della ricapitalizzazione, nel dettaglio, azionisti rappresentanti l'84,06% del capitale ordinario presente in assemblea, mentre si sono astenuti azionisti con il 15,92% del capitale. I contrari rappresentano lo 0,01%. "Sono sempre soddisfatto. Sono sempre positivo", ha risposto il presidente onorario di Fonsai Salvatore Ligresti, al termine dell'assemblea degli azionisti interpellato sul via libera all'aumento da 1,1 miliardi. 

Contemporaneamente anche l'assemblea di Unipol ha approvato l'aumento di capitale da 1,1 miliardi di euro finalizzato all'integrazione con Fonsai. Hanno votato a favore della ricapitalizzazione il 99,81% del capitale presente in assemblea, pari al 40,45% del capitale totale.

Battaglia in Fonsai 

L'assemblea di Fonsai è stata la più movimentata, caratterizzata dal botta e risposta tra i rappresentanti dei fondi e il presidente Jonella Ligresti.
La fusione di Premafin e Fondiaria-Sai, prevista nell'ambito del progetto di integrazione con Unipol, avrebbe un impatto sul solvency ratio di 16 punti percentuali, mentre dall'eventuale esercizio del diritto di recesso, l'effetto sul margine sarebbe al massimo di 5 punti. La figlia di Salvatore Ligresti, nel corso dell'assemblea, aveva risposto così ai quesiti formulati da Palladio e Sator e inviati alla compagnia qualche giorno fa.

L'aumento di capitale è funzionale al ripristino di livelli soddisfacenti del margine di solvibilità, aveva continuato il presidente. Fonsai a fine dicembre era al 78%, ben sotto il livello accettabile del 120%. Con l'aumento il margine di solvibilità in base alle quotazioni dell'8 marzo scorso sarebbe al 136,5%. Per Premafin, invece, il solvency ratio era al 62%.

La delibera dell'aumento resterà efficace anche se la fusione con Unipol non andasse in porto, aveva specificato Ligresti, mentre, si legge in un'integrazione alla relazione agli amministratori richiesta da Consob, la disponibilità manifestata da Mediobanca e altri istituti per un consorzio di garanzia è legata al progetto Unipol e al momento non esiste analoga garanzia in ottica stand alone. Ma la risposta di Fonsai è stata pronta: il cda si riserva la possibilità di rinegoziare gli accordi per l'organizzazione di un consorzio di garanzia, qualora ravvisasse criticità tali da mettere a rischio la finalizzazione del progetto Unipol.

Rispondendo invece a un preciso quesito di Palladio e Sator, Ligresti aveva rivelato che Fondiaria Sai, secondo le attuali valutazioni, stima un utile netto di 400 milioni di euro nel 2014, con un margine di solvibilità del 150%, con l'esecuzione dell'aumento di capitale e nell'ipotesi stand alone. 

Tranquillità in Unipol 

A margine dell'assemblea l'ad di Unipol Carlo Cimbri ha anche anticipato di aver proposto una modifica al piano di ristrutturazione del debito di Premafin, con l'aumento del prestito convertendo da 150 a 225 milioni. La compagnia bolognese rileverà la quota aggiuntiva, pari a 75 milioni di euro. "In questo modo - ha aggiunto Cimbri - Premafin avrà un rapporto di 175 milioni di indebitamento e 225 milioni di capitale. Auspico che le banche possano inviare a Premafin una lettera nella quale dichiarano che porteranno un parere positivo nei loro organi deliberanti di questo progetto".

Con la ricapitalizzazione da 1,1 miliardi, che verranno investiti per 400 milioni in Premafin e per 600 milioni in Unipol Assicurazioni, la compagnia bolognese disporrà "di una piccola riserva per valutare miglioramenti all'operazione". Adesso è in corso con le banche l'illustrazione della variante, che, ha precisato Cimbri "riteniamo gradita anche se non ancora discussa". La modifica è stata dunque apportata perché "ci piace aumentare la nostra partecipazione e avere una Premafin più equilibrata".

Il numero uno di Unipol, che ha gestito l'assemblea in contemporanea con quella di Fonsai, aveva detto di non temere peraltro "blocchi" o "barricate" da parte degli azionisti di minoranza della compagnia dei Ligresti, nel caso in cui si fossero schierati in assemblea contro la fusione a quattro da cui nascerà la Grande Unipol. Una volta che Unipol avrà conquistato il controllo di Premafin, procederà a definire i concambi e sottoporre la maxifusione ai cda e alle assemblee delle società coinvolte. "Qualsiasi cosa dovesse succedere nell'assemblea Fonsai - aveva precisato Cimbri - non cambia nulla perché Unipol resta azionista di controllo di Premafin e gestirà il gruppo Fonsai come un gruppo unico, come facciamo ora con Aurora. Faremo comunque sinergie, creeremo valore per azionisti Unipol e di Fonsai". 

Il riferimento alle barricate è ovviamente ad Arpe e Meneguzzo. L'ad non ritiene una minaccia la quota dell'8% raccolta da Sator e Palladio in Fonsai. "Da soli con l'8% non possono bloccare alcunché - aveva detto Cimbri - a meno che non ci siano accordi con altri azionisti, a oggi non conosciuti da Unipol e neanche dal mercato". Dopo che l'Isvap ha accertato un concerto tra i due fondi "per superare il 10% in Fonsai devono ricevere l'autorizzazione da parte dell'autorità di controllo del settore assicurativo. Se si paleseranno altri accordi vedremo".

Porta sbarrata non solo ad Arpe e ai vicentini, ma anche ai Ligresti, che le coop vogliono fuori dalla Grande Unipol. "Non è previsto alcun ruolo per la famiglia Ligresti nella compagnia che si andrà a costituire", aveva annunciato Carlo Cimbri in assemblea, facendo il punto sulla struttura di controllo. "Il nuovo gruppo - aveva continuato il top manager - manterrà nella sua catena di comando a monte l'attuale struttura, Finsoe continuerà a detenere almeno il 51% del capitale ordinario di Unipol, che a sua volta controllerà con una quota che dipenderà dai concambi e sarà superiore al 51% la nuova compagnia derivate dalla fusione tra Unipol, Premafin, Fonsai, Milano". Cimbri aveva illustrato la 'exit strategy' che la famiglia Ligresti dovrà seguire, prima "diluendosi a un valore abbondantemente inferiore alla quota di controllo in Premafin" e poi "ulteriormente nel maxi-polo per effetto della fusione. Non si può dire quanto - aveva concluso - ma certamente sarà una quota di minoranza".

Cimbri ha concluso facendo capire inoltre che la testa della Grande Unipol resterà nel territorio franco delle coop: Bologna.


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