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Generali alla vigilia di una storica assemblea

Domani si sfidano la lista del cda e quella di Caltagirone. Per il momento la cordata di Donnet sembra favorita. Ecco quali sono gli equilibri in campo e cosa potrebbe succedere

Generali alla vigilia di una storica assemblea hp_wide_img
Si fa sempre più vibrante l’attesa per l’assemblea di Generali, che si terrà domani. Si confrontano la lista del cda uscente, che candida Andrea Sironi alla presidenza e Philippe Donnet come ceo, e quella del secondo azionista Francesco Gaetano Caltagirone, che propone Claudio Costamagna presidente e Luciano Cirinà ceo.

Nei giorni scorsi è arrivato l'appoggio anche nei proxy advisor (Iss, Glass Lewis, Frontis), che hanno espresso all’unanimità il proprio sostegno alla lista del cda.

CHI STA CON DONNET

Tra i fondi che si sono dichiarati pronti a votare Donnet figurano Union Investments, Calpers (il principale fondo pensione Usa), Sba Florida, British Columbia Investment, Cpp Investment Board, la texana Ers, e il fondo sovrano della Norvegia (Norges Bank). A dimostrare verso quale direzione sta soffiando il vento, giovedì scorso è anche arrivato l’endorsement dell’autorevole Financial Times, giornale di riferimento delle élite finanziarie anglosassoni, che nella sua lex column ha consigliato di votare la lista del cda.

Ecco perché, sottolineano gli analisti, sarà il voto, ma soprattutto la stessa partecipazione dei fondi a tale voto, a determinare il vincitore. In altre parole, più è alta l’affluenza e più probabilità di vittoria avrà la lista di Donnet. Il termine ultimo per depositare le deleghe per il voto è scaduto oggi alle ore 12. E l’affluenza è stata altissima: il  71%.

In prima fila nell’appoggiare la lista del cda c’è, lo ricordiamo, Mediobanca, principale azionista con una quota del 12,84%, cui si aggiunge un ulteriore 4,43% preso in prestito, e la famiglia De Agostini, con l’1,44%.

CHI STA CON CALTAGIRONE

Sul fronte opposto c’è la lista presentata da Caltagirone, che ha il 9,95% del capitale (ma nei giorni scorsi è emerso che una quota del 4,79% sarebbe soggetta a vincolo di pegno). I suoi principali alleati Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt avrebbero rispettivamente l’8% e l’1,7%. Inoltre è ormai ufficiale l’appoggio alla lista Caltagirone da parte della famiglia Benetton, che possiede una quota di poco inferiore al 4%.

IL NUOVO BOARD:  QUANTO MEMBRI ALLA MAGGIORANZA E QUANTI ALL'OPPOSIZIONE

Secondo le stime che vengono diffuse in queste ore, la lista del cda dovrebbe attestarsi intorno al 40% dei voti, mentre quella di Caltagirone intorno al 30%; Assogestioni, più defilata, sarebbe accreditata di una quota tra l’1 e il 3% (la soglia di sbarramento è al 5%).

Il board di Generali, a 13 membri, potrebbe vedere 9 o 10 poltrone per la lista di maggioranza e 3 o 4 per quelle di minoranza. Comunque sia la fisionomia del nuovo cda, sarà un consiglio spaccato e che parte già ai ferri corti.

BENETTON, UN POSSIBILE RUOLO DA MEDIATORI

Ma proprio i Benetton potrebbero avere un ruolo di primo piano nel nuovo cda . La famiglia di Ponzano Veneto, infatti, pur avendo deciso di schierarsi con l’ingegnere romano, è anche vicina a Mediobanca (advisor di Edizione nelle operazioni su Atlantia e nella possibile fusione tra Autogrill e Dufry), e per questo potrebbe avere un ruolo da mediatore nel riportare il dialogo tra i soci in cda, dopo gli ultimi mesi incandescenti in cui c’è stata una vera e propria guerra aperta, sia a mezzo stampa, sia con ripetuto il ricorso alle Autorità di vigilanza da parte di entrambi i contendenti.

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