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Cattolica tra battaglie legali e controproposte

Ieri i soci dissidenti riuniti nel coordinamento Casa Cattolica hanno presentato alla stampa una serie di proposte alternative alla trasformazione in Spa

24/07/2020
Prosegue la battaglia legale in Cattolica tra il management e i soci dissidenti. Questa mattina la compagnia ha comunicato di aver ricevuto notifica della richiesta al Tribunale delle Imprese di Venezia per annullare la delibera dell’assemblea del 27 giugno scorso (quella che apre il cammino all’aumento di capitale e all’ingresso di Generali). Tale richiesta, precisa Cattolica in una nota, è stata fatta “da parte di 34 soci (pari allo 0,18% del totale dei soci al 13/07/2020), i quali dichiarano un possesso di complessive n. 54.418 azioni (pari allo 0,03% del totale delle azioni)”. Il giudice designato dal Tribunale, Lina Tosi, ha convocato le parti per l’udienza fissata il 17 agosto 2020.
“La società – spiega Cattolica – ha immediatamente sottoposto l’atto ai propri difensori, professori Mario Cera, Matteo Rescigno e Matteo De Poli, per le opportune difese, ritenendo del tutto infondate e temerarie le richieste dei soci attori, che peraltro rappresentano una quota assai poco rilevante in termini sia di azioni che rispetto alla ampia base sociale”.
Cattolica, inoltre, coglie l’occasione per precisare che “la delibera impugnata da detti soci è stata autorizzata dall’Ivass e regolarmente iscritta nel registro delle imprese”.

Il piano industriale "ombra"

Intanto proseguono le iniziative di Casa Cattolica, il coordinamento di associazioni che riunisce i soci che si oppongono alla trasformazione della compagnia in società per azioni. Ieri è stato presentato un progetto battezzato Cattolica 1896: il piano industriale stand alone 2020-2024 del gruppo Cattolica, per la cui attuazione, spiegano i promotori, “sono state presentate alla comunità finanziaria tre concrete proposte di partnership, alcune delle quali già molto concrete”.
Un progetto presentato “dopo attento esame e valutazione”, e “in modo aperto e trasparente, a tutti i soci, al mercato e ai possibili nuovi partner”, e che sarebbe “pronto per l’esecuzione laddove l’imminente assemblea dei soci del 31 luglio p.v. dovesse non approvare le proposte dell’attuale consiglio di amministrazione”.
Il progetto Cattolica 1896, elaborato “sulla base di informazioni pubbliche e considerazioni prospettiche”, e messo a punto da “un nutrito gruppo di soci, professionisti e possibili partner di buona volontà”, ha come mission quella “di affermare Cattolica quale unica vera public company assicurativa quotata italiana, preservando e facendo leva sui suoi valori fondativi sedimentati e affinati in oltre 130 anni di storia, e costruendo un moderno e autonomo player assicurativo omnicanale, multispecialistico ed effettivamente customer-centrico”.

Cosa propone Casa Cattolica

Il progetto propone un piano industriale e fissa alcuni possibili target al 2024, da centrare attraverso un “programma di rilancio e trasformazione articolato su otto diversi driver di azione, ciascuno dei quali declinato in un set di iniziative concrete di pronta attuabilità”. Tra le azioni proposte ci sono lo "sviluppo profittevole del business danni" con target di raccolta premi a 2,3 miliardi, raccolta vita a 4,1 miliardi (tenendo presente la non auspicata perdita dell'accordo con Ubi Banca), raccolta premi complessiva basata su un mix favorevole, sostanzialmente stabile a 6,4 miliardi, combined ratio dei rami danni al 90%, utile netto a oltre 165 milioni, solvency ratio superiore a 180%, ipotesi di Dividend payout ratio al 60%. 
Quanto agli interventi di patrimonializzazione, il progetto di Casa Cattolica, in alternativa all’accordo con Generali, ipotizza proposte di partnership, “anche possibili combinazioni miste”, che coinvolgerebbero, tra gli altri, Vittoria Assicurazioni, Fondazione Cariverona, oltre all'intervento preminente, nel capitale della cooperativa, "di anchor investors di lungo termine di Verona e della regione del Garda, affiancati da un rilevante bouquet di partner industriali multispecialistici"; in quest'ultimo progetto sarebbero coinvolti “tutti i soci di Ubi, la Banca del territorio lombardo, non allineati con il progetto di fusione di Banca Intesa”,



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