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Cattolica, la battaglia va in tribunale

I soci dissidenti hanno impugnato la delibera dell’assemblea del 27 giugno scorso e hanno chiesto un intervento urgente alla Consob prima della prossima assise, il 31 luglio

Cattolica, la battaglia va in tribunale
La nuova battaglia sulla governance di Cattolica, a pochi giorni dal 31 luglio, data fissata per la prossima assemblea per la trasformazione in Spa, prosegue sempre più accesa.
Ieri in serata Cattolica ha annunciato che “in relazione a false comunicazioni che circolano in questi giorni e altresì a iniziative di vario genere che vengono annunciate e perseguite”, la compagnia “ha ritenuto opportuno e doveroso” segnalare alla Consob e all’autorità giudiziaria, cioè la Procura della Repubblica di Milano, “fatti e circostanze inerenti la corretta informazione dei soci e del pubblico. Tutto ciò – conclude la nota – al fine di un corretto svolgimento dell’assemblea e della regolarità delle quotazioni del titolo sul mercato”.
Per quanto riguarda le “false comunicazioni che circolano”, il riferimento potrebbe essere, tra le altre cose, ad alcune voci su un presunto accordo privato tra il presidente Paolo Bedoni e Generali, rumor già smentito da Cattolica. Ma sono le “iniziative di vario genere” che hanno portato lo scontro in tribunale. Il riferimento è all’azione legale promossa dai coordinatori di Casa Cattolica, la rete delle associazioni nata in opposizione all’arrivo di Generali quale partner strategico del gruppo veronese nonché azionista di peso con il 24,4% del capitale. I soci dissidenti hanno notificato alla compagnia l’impugnazione della delibera dell’assemblea del 27 giugno scorso (quella che ha dato il via libera all’aumento di capitale da 500 milioni e al conseguente ingresso di Generali subordinato alla trasformazione in Spa) che a loro dire sarebbe viziata da “numerose irregolarità”: i coordinatori di Casa Cattolica hanno pertanto avviato un’iniziativa legale presso il Tribunale delle Imprese di Venezia per chiederne l’invalidazione.
In una nota, i sottoscrittori dell’esposto Maurizio Zumerle, presidente di Apaca (Associazione piccoli azionisti di Cattolica), Paola Boscaini, presidente del patto del sindacato Le Api e Germano Zanini, presidente Associazione Verona Network, hanno annunciato di aver anche chiesto alla Consob “di intervenire con urgenza” anche alla luce dell’imminenza di “un’altra assemblea straordinaria strettamente connessa alla precedente” per la trasformazione in Spa, cioè quella del 31 luglio. I soci dissidenti hanno evidenziato in particolare due dei “diversi motivi” che, a loro dire, legittimerebbero l’annullamento dell’assemblea. In primo luogo “l’impossibilità a votare” in quanto “solo una parte dei 18mila soci ha ricevuto nei termini previsti dallo Statuto la documentazione per poter esprimere la delega con istruzioni di voto al rappresentante designato”; l’altro motivo riguarda “la distorsione della volontà dei soci”, poiché anche la parte dei soci che ha partecipato al voto “mai avrebbe votato un aumento di capitale, se fosse stata al corrente che lo stesso sarebbe stato riservato a un nuovo azionista industriale sconosciuto ai soci stessi, esterno alla compagnia (e quindi non socio), che in 15 giorni di trattativa impone in pieno periodo Covid la trasformazione della società in Spa entro il 31 luglio 2020 e che con soli 300 milioni di euro, di fatto, si assicura il controllo e il futuro della società che al 31.12.2019 ha un patrimonio netto consolidato di 2.351.011.000 euro”.


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